C’era una volta e c’era anche molta Inghilterra, nel nostro recente speciale sulla rinascita del classic hard rock fra ’80 e ’90. Una rinascita che in realtà per molti di noi è stata la prima volta a contatto con le sonorità di Quireboys, Thunder e Little Angels, band che abbiamo raccontato e che – insieme ad altre della scena britannica – hanno contribuito a questo revival con le loro melodie sporche, talora ruvide, eleganti ma a modo loro, come molte delle cose isolane e con la guida a destra. E se oggi parlare di rinascita suona differente, se non altro perchè il rock ha assunto così tante forme che risulta perfino difficile stabilirne lo stato di salute, qualunque cosa provenga dal Regno Unito portando in dote parte di quello spirito e di quella consistenza appare esotico ed interessante, come dotato di una genuinità intrinseca e disordinata che vien voglia di proteggere, a prescindere. Gli Stormbringer – nome che non può non far pensare all’omonimo album dei Deep Purple – non sono certo degli sconosciuti: formata nel 2011, la band di Northampton ha già quattro album all’attivo (dal debutto di “MMXIII” a “AIIV” autopubblicato cinque anni fa) e può vantare partecipazioni a festival importanti come il Download ed il Bloodstock. L’iniziale “Energy” ha esattamente quel suono tra punk e fienile che ha reso celebre e riconoscibile questo rock, con chitarre rustiche ed un ritornello sfasciato e poi rallentato quanto basta per far partire questo viaggio nel tempo nel migliore dei modi.
La batteria è tagliente, le due chitarre esplosive, la voce di Mike Stockley adatta al punto di prendere in prestito qualcosa dai The Cult – che in una recensione del genere bisogna per forza di cose citare – e dal miglior hard melodico d’oltremanica. Merito di scelte coerenti e pragmatiche, con la produzione di Russ Russell (Napalm Death, Dimmu Borgir, At the Gates, The Wildhearts, The Exploited, New Model Army) ad assicurarsi che questo quadro compatto e potente diventi, traccia dopo traccia, un’impronta sonora capace di far riconoscere il disco al primo istante. “Transcendence”, le cui tematiche si concentrano sui conflitti interiori ed esterni che viviamo quotidianamente, convoglia la sua energia in canali diversi: “Busy Doing Nothing” è una ballad appena più atmosferica impreziosita da una ritmica scurissima (davvero puntuale e generoso il lavoro di Ashley Smith e Darren Caven-Quantrill alle sei corde, che tra i cori di “Other of 2” mi ha ricordato la firma di Slash con Myles Kennedy and The Conspirators), “Dirt and Bone” e “Cut The Vein” sono entrambe ispirate ad un grunge rivisitato che la voce di Stockley ed il basso di Barney Byron sono felicissimi di reggere interamente sulle proprie spalle, mentre “Grow” è una ventata d’aria fresca con il suo power punk di poche pretese che rivela un altro lato degli Stormbringer, quello più diretto e divertito che – posto sapientemente a metà scaletta – emerge come una lieta e rinfrescante sorpresa.
Sì, “Transcendence” sembra essere nato sotto una buona stella, perchè nell’arco delle sue dieci tracce non vi è un singolo istante nel quale il disco smarrisca la sua identità, il suo senso, la sua consistenza grigia così inglese ed al tempo stesso moderna, vibrante, fastidiosa ed energica. La scaletta offre un’idea tutta sua di varietà, con brani diversi tra loro (“All Along” è forse l’episodio con le ritmiche più heavy ma “Whole Along” quella con l’assolo più riuscito) ma tutti contraddistinti da una visione chiara, attenta alle melodie, capace negli arrangiamenti e poco incline alle distrazioni. Disponibile su CD a sole dieci sterline, il quinto disco del quintetto di Northampton è un’inaspettata perla contemporanea, che descrive le difficoltà del presente con una formula collaudata e rifinita in cinquant’anni di storia, tentativi e registrazioni indimenticabili. E’ un lavoro fiero della propria origine punk & belligerante che, tra gli altri, ha anche il merito di avermi fatto venire in mente i miei adoratissimi The Almighty (grazie alle ritmiche di “Scapegoat”) ma soprattutto “Medication Time” dei Goat (Beggars Banquet, 1991), disco che comprai alla Tower Records di Londra attratto dalla sua copertina e dalla possibilità di restituirlo, nel caso non mi fosse piaciuto. E così, alla fine di questi quaranta minuti sospesi tra passato e presente, vado via contento. Perchè “Transcendence” è una scintilla capace di accendere tanti ricordi legati all’hard inglese dei primi anni novanta, perchè “Everybody Wants To Be There” era in fondo una gran canzone e pure l’ipnotica “About Time” degli Scat Opera (Music Nations, 1991) aveva un suo perchè, che quasi quasi se venite con me ci andiamo a riascoltare pure quella.

|
Etichetta: Attic Records Anno: 2026 Tracklist: 01. Energy 02. Busy Doing Nothing 03. Other of 2 04. Dirt and Bone 05. Grow 06. Cut The Vein 07. All Along 08. Whole Again 09. Scapegoat 10. Damn You All Sito Web: facebook.com/Stormbringerrock |
