In un panorama musicale variegato e saturo di proposte, un’artista come Simone Carnaghi, spicca per originalità e coerenza. Musicista polistrumentista, insegnante e bellissima persona, Simone, da anni, cerca con il progetto IT WILL LAST di proporre qualcosa di nuovo e affascinante. Ecco il resoconto di una piacevole chiacchierata.
Ciao Simone, benvenuto su Metallus. Come prima domanda, ti chiedo di fare una tua presentazione ai nostri lettori.
Ciao Andrea! Grazie in anticipo per lo spazio dedicatomi.
Un saluto a tutti i lettori di Metallus!
Sono musicista, compositore e insegnante polistrumentista (batteria, basso, chitarra).Svolgo la mia professione di insegnante (batteria, basso, chitarra, musica d’insieme, teoria/armonia) da ormai 20 anni. Adoro il mio lavoro che si basa sulla formazione e il perfezionamento di musicisti di tutte le età. La mia missione è quella di trasmettere a tutti loro tutta la mia passione per la musica. Insegno principalmente nel mio studio professionale privato a Rescaldina (Mi) oltre che in altre strutture della provincia di Milano. In passato ho avuto per diversi anni la mia scuola di musica moderna a Varese e si chiamava “Rock & Music”. Iniziai a suonare/studiare musica nel lontano 1994 e da subito maturai una grandissima passione per la musica Hard & Heavy.
Ad oggi hai pubblicato tre album, vuoi parlarci dei tuoi lavori e magari raccontarci qualche aneddoto particolare che è successo durante la registrazione.
Dopo aver partecipato in veste di batterista alle registrazioni dell’album “Return to reality” per la band italiana Pandaemonium intorno al 2001 e dopo aver realizzato precedentemente anche diverse demo e mini ep di miei brani inediti metal decisi che era arrivato il momento di dedicarmi attivamente a miei progetti personali. Ho infatti sempre desiderato raggiungere l’obiettivo di realizzare dei miei album.
Alla fine del 2009 decisi di realizzare il mio primo album dove non solo mi dedicai a tutta la composizione e arrangiamento dei brani, ma avendo maturato una più che buona esperienza decisi di suonare io tutti gli strumenti (batteria, basso, chitarre, cori e alcune seconde voci).
Gli Iron Maiden del magico periodo anni ’80, sono stati da sempre la mia band del cuore. In ogni caso, ho sempre ascoltato in generale tantissima musica, soprattutto hard rock/heavy metal. In quel lontano periodo ero piuttosto appassionato anche dei Blind Guardian e ascoltavo tanto power metal.
Decisi così di realizzare un album che fondesse insieme più elementi, metal, power, venature progressive e altro ancora.
Nacque così il mio primo concept album “Slender Hopes” pubblicato nel 2011. A seguito di quell’album, nonostante ne rimasi molto soddisfatto, negli anni a seguire si modificarono i miei gusti musicali. Decisi di indirizzarmi per i miei nuovi lavori su sonorità differenti e ancora più personali. Iniziai ad ascoltare meno metal e molto più hard rock, prog rock e simili.
Nel 2021 e successivamente nel 2024 pubblicai due album di cui vado ancora molto fiero. Sono stati totalmente da me autoprodotti nel mio studio di registrazione e pubblicati poi con il supporto pubblicitario dell’etichetta Wanikiya record di Mr.Jack. Il nome del mio nuovo progetto da One man band è It Will Last e i rispettivi nomi dei due album sono “Nightmares in daylight” e “Mankind”.
Si tratta di due concept album legati fra loro dove il tema principale è l’essere umano che sta recando danni irreparabili al nostro mondo, non solo da un punto di vista ambientale, ma anche nei confronti del prossimo dimostrando individualismo, egoismo e molto altro ancora. Il genere musicale proposto è molto personale e ricco di diversi ingredienti. Richiama a tratti gli Iron Maiden del periodo d’oro, si sente molto l’influenza del prog., il suono è più hard rock che metal a differenza del mio precedente album “Slender Hopes”. Tanta melodia e tanti cori vanno poi ad arricchire ulteriormente la mia musica.
Un aneddoto riguarda il mio ultimo album, “Mankind”. Mentre registravo gli strumenti, maturò in me il desiderio non solo di suonare, ma anche di voler cantare i miei brani, e così ho fatto! Io non sono un cantante, ma mi appassiona cantare. Decisi così umilmente di farmi seguire da un vocal coach che mi seguì passo dopo passo durante le registrazioni vocali dell’album presso il mio studio.
A distanza di anni, cambieresti qualcosa dei tuoi album o sei soddisfatto di tutto?
In generale, per carattere non sono mai soddisfatto totalmente di nulla di ciò che faccio (risate) … sono un perfezionista e lo sarò sempre!
Ti posso dire, però che sono consapevole di aver realizzato tre album di un certo spessore e dove non mi sono mai curato delle mode e di questo ne sono felice. Ho sempre fatto ciò in cui credevo e che mi piaceva fare in musica in quel dato momento.
“Slender Hopes” è molto diverso rispetto al progetto “It Will Last”. In ogni caso è un album davvero bello, sicuramente un appassionato del power e generi simili apprezzerebbe tanto, ma ora come ora non lo rifarei! Ormai non ascolto più quel genere musicale come facevo una volta.
In un panorama musicale molto variegato, come etichetteresti la tua musica?
Il genere musicale proposto, soprattutto in “It Will Last” è piuttosto personale. Difficile da etichettare, tuttavia, ti potrei dire che si tratta di hard ’n heavy con influenze progressive, batteria e basso in continuo movimento, chitarre che generano tante melodie e riff particolari. Nei miei brani sono in genere sempre presenti tanti cori. Per citare un’altra grande band che adoro nomino i Savatage. Nel mio brano “Sad Solution” (tratto dal mio ultimo album), una canzone prog di circa 10 min che presenta un super gran finale con tantissime voci che non passano di certo inosservate, ho voluto “fare un omaggio” personale proprio ai Savatage.

La tua proposta musicale secondo me non è così immediata, ma questo è un pregio. Oggi molti cercano la strada più facile e redditizia per arrivare al pubblico, per poi proporre musica di scarsa qualità, un copia e incolla di riff e melodie già sentite. Come nasce un tuo brano?
Hai perfettamente ragione! La mia musica non è da “semplice primo ascolto”. La stesura dei miei brani richiede davvero una lunga elaborazione. Cerco di curare ogni dettaglio con cura quasi maniacale. Per me l’arrangiamento è fondamentale e se lo sbagli rovini il brano. Come già anticipato non mi curo delle mode. Essere musicista vuol dire avere amore per l’arte e volersi esprimere al pubblico per come si è e non per seguire un trend perché altrimenti “non vendi dischi” o per imposizione della casa discografica che ti dice che: “se il tuo suono non rispecchia certi canoni non va bene“. Queste due situazioni annullano l’artista. Vedi bene che circolano non so quanti prodotti musicali che pur essendo ben fatti non hanno nulla di personale. Tutti o quasi ormai puntano alle stesse cose, doppia cassa/doppio pedale troppo presente, chitarre iper distorte, basso poco valorizzato, acuti di voce dove non necessari e cose simili. Peggio ancora, a livello sonoro le produzioni sembrano ormai tutte uguali. Tutto suona con dinamica forte e totalmente piatta, senza sfumature. Un tempo invece la musica suonava in maniera molto più naturale. Ora domina da tanti anni la “Loudness war”. Stando a diverse label discografiche (soprattutto major)…se non spacchi a livello sonoro non ti producono/pubblicizzano. Come me, tanti dovrebbero invece rispondere a questa cosa dicendo “e chi se ne frega” anche perché se un album hard rock, un album metal, un album trash, power, prog. ecc. suona uguale ad un altro forse c’è decisamente qualcosa che non va. Ed ecco l’esempio di come una moda può rovinare completamente tanti artisti.
Dopo più di trent’anni di musica, suonata, ascoltata, vissuta, oggi riesci ancora ad emozionarti per un nuovo brano, una nuova band, oppure queste sensazioni riesce a dartele solamente la musica del passato?
Questa è una domanda che mi reca un senso di grande nostalgia. Sono assolutamente convinto che la miglior musica sia stata realizzata nel passato (in particolar modo negli anni ’80 ma anche molto prima) da band che hanno davvero creato qualcosa di totalmente personale.
Ora mi è più difficile scoprire progetti autentici, tuttavia ci sono band anni ‘2000 come ad esempio gli H.E.A.T., Pride of Lions, Crazy Lixx o la nuova formazione di Claudio Simonetti’s Goblin che mi piacciono davvero tantissimo! Mamma mia, quanta bella musica hanno realizzato queste band.
Vuoi parlarci brevemente della tua strumentazione, sia quella che usi per la tua musica, sia quella che hai nel tuo studio e che usano i tuoi allievi.
Essendo molto appassionato di musica e strumenti, mi ritengo in generale molto curioso nel voler provare tante cose.
Nel mio studio e nei miei album utilizzo una batteria italiana della Tamburo serie Formula in acero del 2001 realizzata artigianalmente da Tullio Granatello. Davvero un bello strumento a cui sono piuttosto affezionato. Come piatti utilizzo da sempre i Paiste che adoro. Per le lezioni di batteria dispongo inoltre di una seconda batteria, una Mapex serie Meridian, ben accordata e che ha un buon rapporto qualità prezzo.
Per quanto riguarda il basso, in generale sono un appassionato dell’amplificazione Ampeg e Hartke e di bassi Fender Precision che adoro. Dispongo inoltre di Fender Jazz.
Per la chitarra utilizzo amplificazione Marshall e chitarre ESP e Jackson.
Microfoni per voce Shure.
Per le registrazioni in digitale utilizzo Mac con Logic e diversi plug-in.
Domandone da un milione di dollari. Tre album secondo te imprescindibili.
…aiuto… solo tre? Dai…ci provo!
Al primo posto in realtà dovrei mettere ben 4 album degli Iron Maiden che, anche se diversi fra loro li metterei tutti e 4 al primo posto (Seven Son of a Seven Son, Somewhere in Time, Powerslave e Piece of Mind). Provo a fare “uno sforzo incredibile” per darti solo 3 titoli di band differenti e ti dico che:
1- Iron Maiden “Seven Son of a Seven Son”
2- Savatage “The wake of Magellan”
3- Survivor “Vital Signs”
Come ti poni e cosa pensi riguardo l’avanzare, a mio giudizio, pericoloso dell’A.I. Ormai anche nella musica ci si imbatte in gruppi “finti” creati da questa nuova tecnologia. C’è il rischio che nei prossimi anni prenda il sopravvento sul lavoro e la creatività dell’uomo, ovviamente mi riferisco in ambito musicale.
Voglio essere sincero! Provo disgusto per qualunque artista o pseudo artista che utilizza l’A.I. per realizzare musica (bella o brutta che sia). Questa cosa rappresenta la morte della creatività. Sono totalmente contrario all’utilizzo dell’A.I. per creare musica. Lo trovo veramente sbagliato. Se non sei in grado di realizzare musica con la tua creatività, semplicemente devi cambiare mestiere! Trovo tuttavia questa tecnologia piuttosto utile invece per altre cose a fini di ricerca. Comunque, ciò non toglie che l’A.I. stia già creando dei danni evidenti che saranno irreparabili e la cosa triste è che tanti non se ne rendono nemmeno conto.
Siamo quasi alla fine, ma prima vorrei chiederti se hai in cantiere dei nuovi brani e stai pensando ad un successore di “Mankind”.
Mi piacerebbe tanto realizzare un nuovo album, magari differente da quanto fatto precedentemente pur rimanendo (perché no) sulle orme di “Mankind” (il mio preferito e a mio giudizio il mio album più maturo e articolato), sempre puntando però a qualcosa di personale. Al momento ho del materiale in cantiere, ma si tratta di idee molto differenti fra loro. Sono ancora in un stato di riflessione riguardo al nuovo percorso e sound da seguire, staremo a vedere in futuro cosa succederà. In ogni caso adoro comporre musica inedita e credo non smetterò mai.
Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e se vuoi lasciare un messaggio, un saluto ai lettori, fai pure.
Sono io che ringrazio te!
Colgo l’occasione per ringraziare anche tutto lo staff di Metallus e tutti i lettori.
Se qualcuno avesse piacere di scoprire la mia musica può visitare il mio canale It Will Last (Simone Carnaghi one man band) su Youtube dove sono presenti i video ufficiali dei miei singoli oltre ad altro materiale. I miei tre album sono tutt’ora disponibili in formato fisico contattandomi direttamente a: simone.carnaghi.80@gmail.com www.simonecarnaghi.it
Grazie ancora Andrea e a tutti voi! Stay Heavy!

