Ozzy: il ricordo e le canzoni preferite della redazione di Metallus.it

Il ricordo e i commenti della redazione di Metallus.it

Ci sono persone che nascono con uno scopo e un luogo. Ozzy è una di queste anime rare: lo scopo — e non userò mai il passato — è cantare, e il luogo è il palco.

Ogni volta che ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo, era lampante: il palco era la sua casa, il suo elemento, il respiro stesso della sua esistenza.

Nonostante il tempo che passava, ha sempre irradiato un’energia e una gioia che nemmeno i più giovani riuscivano a sfiorare.

Fino all’ultima, epica esibizione, in cui il corpo ormai stanco cedeva, ma gli occhi, la voce — e soprattutto l’anima — brillavano ancora, offrendo a tutti noi un’ultima, indimenticabile prova.

Grazie OZZY! (Valerio Murolo)

La mia inizia come una mera cronaca: ieri sera (scrivo il 23 luglio), dopo cena mia moglie và in bagno per la doccia e poco dopo mi manda un link su WhatsApp dal titolo “Ozzy Osbourne è morto. L’ex frontman dei Black Sabbath aveva 76 anni.”. Era il titolo di un articolo de Il Messaggero, mi è venuta subito la pelle d’oca, ma sono corso a verificare; purtroppo tutto vero.

Subito le chat comuni con amici metallari, niente da fare, tutto reale, devastante…

Passa una notte di post letti e creati, di pensieri e nostalgia, di parole e sentimenti…

Mi sveglio il mattino seguente, leggo le dichiarazioni dei Black Sabbath, dei Metallica, degli Iron Maiden, metto sul giradischi l’LP omonimo dei Black Sabbath, poi inserisco “No More Tears” e arriva una email del capo redattore di Metallus che chiede qualche parola per un futuro speciale su Ozzy ai redattori vecchi e nuovi. Purtroppo non ho più tempo per scrivere, ma non potevo rifiutare, Ozzy e i Black Sabbath hanno formato musicalmente anche il sottoscritto.

Ci tengo a ricordare le 2 volte che vidi live la band di Tony Iommi con Ozzy alla voce; la prima fu nel 1998, al favoloso Gods Of Metal, nel bollente cemento della Forum Oper Air Arena di Milano. Labyrinth, Coal Chamber, Iced Earth, Blind Guardian, Gamma Ray, Stratovarius, Helloween, Pantera e poi loro, concerto stratosferico (con Vinny Appice dietro alle pelli al posto di un problematico Bill Ward).

La seconda fu all’Arena di Verona nel 2016 durante il tour denominato “The End”; “The End” o quasi, visto che i nostri hanno avuto la brillante idea di salutare i fan con un ultimo show di commiato (FANTASTICO) a Birmingham poche settimane fa. Fatto sta che non ho mai visto Bill Ward, perchè durante il tour “The End” la batteria fu suonata da Tommy Clufetos.

Piccoli aneddoti, niente di trascendentale, il mio amore per i Black Sabbath e per Ozzy è sempre stato totale e probabilmente sempre lo sarà. Vi lascio i due biglietti di cui sopra, ma non per un addio, il Pincipe delle Tenebre vivrà sempre in mezzo a noi. (Manuel Andreotti)

Ho avuto il piacere di vedere Ozzy dal vivo diverse volte ma la prima non posso e non voglio dimenticarla.
Al fu Rolling Stone di Milano l’11 marzo 1992. Theatre of madness tour: esibizione clamorosa con Ozzy che a fine concerto ha invitato il pubblico a salire sul palco a cantare con lui “Crazy Train”. Canzone fatta a metà per invasione dei fans e security impazzita 🙂
Uno dei più bei concerti cui abbia assistito in 36 anni di metal gigs. Canzone che preferisco ovviamente “Crazy Train””, il marchio di fabbrica di Ozzy e di Randy Rhoads. (Matteo Zoia)

Da ieri è un tam tam mediatico, è incredibile come tutti ne stiano parlando, dai giornali aI social, ricordi pensieri, tributi, anche in maniera inaspettata da chi è molto lontano dall’Heavy Metal, dalla nostra musica, e tutto questo dimostra che Ozzy Osbourne era un personaggio identificante, un’icona conosciuto da tutti, dal metallaro alla casalinga do Voghera, da tutti, da noi che ne conosciamo la storia, la vita, gli eccessi, la discografia, e da tutti gli altri per cui Ozzy era solo quello che ha staccato la testa ad un pipistrello.

È una perdita importante, si è sempre ironizzato sulla sua “immortalità” sul suo patto col diavolo , la vita è strana, neanche il migliore dei registi avrebbe potuto scrivere una scenografia per la fine di quello che è a tutti gli effetti, che è stato e sarà per sempre una leggenda.
Non credo di esagerare mettendo la morte di Ozzy sullo stesso piano di quelle dei vari Freddie Mercury, Michael Jackson o John Lennon, che non rappresentavano solo un genere musicale.

Ozzy è stato colui che coi Black Sabbath ha inventato l’Heavy Metal come noi tutti oggi lo conosciamo e lo intendiamo, ecco perché noi metallari ad Ozzy dobbiamo tutto.
É stato un uomo che ha saputo reinventarsi più volte, e che ha collaborato con altri artisti sicuramente lontani dal Metal, e qui cito una delle più intense , quella con Elton John.

Ma questo vuole essere un ricordo non una sua biografia, la sua storia la conosciamo tutti qui si vuole solo rendere omaggio al personaggio, l’uomo, l’icona, una leggenda.
Mai come in questo caso la parola leggenda può essere utilizzata in maniera opportuna, se ne va un pezzo della nostra vita,  della nostra infanzia per i più “grandi”  al quale sicuramente ognuno di noi, ha un ricordo personale, legato ad un album, una canzone, un concerto..

Io ho avuto la fortuna di vederlo 4 volte, la prima volta al Palatrussardi nel 1995, all’ultimo Gods Of Metal del 2012, con in mezzo la data del 2010 al Palasharp e il Gods Of Metal del 2007 in cui ricordo che ero riuscito ad “imbucarmi” e alla fine ero quasi in transenna e lo vedevo così da vicino che sembrava un Dio.

E come non pensare adesso al tributo dei tifosi dell’Aston Villa in una partita di Champions League, che poi si è capito essere collegato al Back to the Beginning, al Villa Park tenutosi solo pochi giorni fa, il 5 luglio.
Ed ecco l’atto finale col quale il Principe della notte ha deciso di uscire di scena, col suo ultimo concerto, il suo ultimo regalo a Birmingham e a tutti noi, se n’è andato con immensa dignità su quel trono dal quale provava ad alzarsi, con la sua voce sofferente, ma carica di emozione.

E quella frase “adesso posso anche morire in pace” oggi assume tutto un altro significato, “C’è un margine di scelta anche su quando lasciare questo corpo. Lui l’ha fatto dopo l’ultimo show dove è nato” e alla fine ha scelto lui come dove e quando far calare il sipario. Mi piace pensare che lui e Lemmy ora stiano sbocciando insieme. (Fabio De Carlo)

Il mio primo contatto con l’esistenza di Ozzy Osbourne è stato probabilmente l’ascolto di qualche brano dei Black Sabbath da qualche amico con il fratello maggiore che ne possedeva i dischi, o qualcosa del genere, non ricordo bene. Fatto sta che a circa una quindicina di anni (sarà stato il 1980 o ‘81) mi compravo la mia copia in vinile di “Paranoid”, con i soldi di mance messe via nel tempo, come si faceva allora. Ovviamente quel sound, quella cupa essenzialità dei brani, quell’approccio così, per certi aspetti “semplice”, ma diverso da tutto il resto erano state fra i fattori che mi avevano condizionato in maniera determinante allora, e per una vita poi, nei miei ascolti musicali. Poi i suoi dischi solisti (quelli che ho più amato sono i primi tre), la prima volta che lo avevo visto in concerto (al Palatrusardi di Milano nel 1989) e poi altre tre volte nelle reunion con la band madre. Certo, rispetto ai grandissimi vocalist suoi coevi, i vari Plant, Gillan, Rodgers, Dio e via dicendo, non era di sicuro il più perfetto, con la sua voce a tratti sgraziata e ben distante da chissà quale tecnica, anche se di grande intensità interpretativa. Però, notoriamente, il rock’n’ roll non è una scienza esatta, e quindi, quel figlio del proletariato industriale di Birmingham, con i suoi eccessi, le sue insicurezze, la sua ironia e la sua fragilità, era un po’ per tutti noi una delle figure più vere, dirette, in qualche modo sentimentalmente vicine al modo di sentire e vivere la nostra musica. Anche grazie ad un formidabile management, oltre ovviamente ai grandissimi musicisti a cui si è affiancato e a brani che hanno fatto la storia, è diventato, forse suo malgrado, l’icona del rock che è riconosciuta universalmente, ma nulla e nessuno, neppure nei momenti più bui e, perché no, anche discutibili, hanno scalfito di un grammo quell’umanità che ce lo ha fatto sentire così vicino, così paradossalmente puro, innocente, così “dei nostri”. Se credessi a un aldilà me lo vedrei ora a guardare un po’ incredulo ma sorridente, con i suoi occhioni sgranati, tutto il clamore che la sua dipartita sta suscitando, e berci su qualcosa alla nostra. (Daniele Zago)

Da quando è andato via è come se fosse esplosa una supernova, la sensazione è quella di essere stati tutti travolti dalla sua energia che ancora si propaga e che per sempre emanerà… 

Era l’arbitro inconsapevole della linea oltre la follia, quella che nel profondo tutti vorremmo almeno una volta attraversare, anche se troppo spesso ci manca il coraggio. 

Per questo Crazy Train è e continuerà ad essere la mia colonna sonora, forse scontata, ma per me costante ogni volta che voglio buttarmi senza pensare troppo in qualcosa.

All aboard, ha ha ha ha ha ha ha. (Sabrina Vani)

(il brano scelto da Eva Cociani)

(La canzone scelta da Giorgio di Giulio)

(Il brano scelto da Francesca Carbone)

(il brano scelto da Alberto Capettini)

Ozzy è immortale. Ozzy ci seppellirà tutti. Con tutte le robe che ha fatto è ancora qui. Hanno sequenziato il DNA di Ozzy e hanno trovato somiglianze con quello dell’uomo di Neanderthal. Pare che sia anche per questo che è sopravvissuto a tutti gli eccessi. Fino a qualche anno fa, questi erano alcuni dei ritornelli che ci scambiavamo quando si finiva a parlare dell’Ozzy uomo al di là dell’Ozzy artista. E invece, anche lui si è dovuto piegare a un qualcosa di più forte e più carogna.

Ozzy era lo zio matto che tutti noi avremmo voluto avere nelle nostre famiglie. Quello che arriva tardi ai pranzi di Natale, scandalizza le vecchie zie perché non si è messo la cravatta e fa sganasciare dalle risate i bambini con i suoi giochi di prestigio. Ozzy era l’esempio di come ce la possiamo fare anche se non siamo particolarmente attraenti fisicamente, non siamo andati a studiare canto da un insegnante prestigioso e, per quanto ci proviamo, non ce la facciamo ad andare avanti da soli se non abbiamo le persone giuste al nostro fianco. Ozzy ha incrociato le nostre vite e le ha plasmate senza saperlo; in questo modo ha ottenuto la rivincita su tutto quello che gli è andato storto, in modo particolare nei primi anni della sua esistenza terrena. Al di là delle volte in cui lo abbiamo visto in concerto da solista o con i Sabbath, le sue canzoni hanno accompagnato anche momenti impensabili e quotidiani; anche quell’operazione abbastanza discutibile dei primi anni 2000 che risponde al nome di “The Osbournes”, che chi ha vissuto il periodo d’oro di MTV ricorderà bene, alla fine è servita per farlo avvicinare a un pubblico che ora si unisce a noi nel rimpiangerlo. E mentre mi accingo a preparare lo zaino che mi porterò dietro anche quest’anno a Wacken, mi immagino già le decine di tributi che verranno fatti a questo zio matto, che ha, come altri, ma forse più di altri, il potere di unirci grazie alla sua musica. (Anna Minguzzi)

5 luglio 2025, Villa Park: avrei voluto esserci, tanto più visto quanto è accaduto meno di venti giorni dopo.

Un evento storico, un’occasione per pagare il giusto tributo ad un’icona che trascende il genere musicale per cui si è fatto conoscere, che oltrepassa i confini della musica stressa.

Ozzy era già leggenda, la sua voce assolutamente inimitabile, una vita vissuta fra eccessi e bizzarrie, un senso dell’umorismo unico.

Faccio outing: non posso definirmi un grande fan dei Black Sabbath. A loro ho sempre preferito i Deep Purple, per rimanere nel periodo in cui gli uni hanno definito la strada dell’heavy metal e gli altri di un hard rock più melodico. I Black Sabbath non li ho ahimè mai incrociati in concerto, ho visto solo Tony Iommi e Geezer Butler con gli Heaven And Hell al Gods Of Metal di Milano nel 2007.

Però Ozzy è Ozzy. ricordo l’emozione di vederlo dal vivo, quando tutti lo davano già per finito…sono passati quindici anni da quella volta, a Piazzola Sul Brenta: in mezzo diversi album di grande valore, specie per chi come me cerca sempre e ovunque la melodia.

Se devo scegliere un titolo, uno solo, legato al momento in cui approfondivo la conoscenza di Ozzy, questo è senza dubbio “Ozzmosis”, uscito nel 1995, al suo interno un pezzo genialmente ironico come “Perry Mason” e una ballad che tuttora mi mette la pelle d’oca come “Old LA Tonight”. 

Sono sicuro che in molti storceranno il naso di fronte a questa “selezione”, ma penso che il bello della musica sia proprio questo essere indissolubilmente legata al momento dell’ascolto e della scoperta.

E così ci sono dieci, cento, mille Ozzy: solo uno come lui, infatti, ha saputo toccare corde così diverse l’una dall’altra. Così è stato per me, diversamente è stato per altri milioni di persone che continueranno ad ascoltare la sua musica. (Giovanni Barbo)

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie gli capitano Europe e Bon Jovi e Kiss, ma è con gli Iron Maiden prima e gli Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, ci sono riuscito solo in parte, tuttavia ho iniziato presto coi concerti, avevo 14 anni quando ho preso parte al leggendario Monsters of Rock 88. 
Successivamente arriva passione per la fotografia, nei primi anni 2000, che mi accompagna ancora oggi e mi da la possibilità di fotografare i miei "idoli" dal Pit. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Angelo Debiasi

    Ozzy Osbourne Rollin Stons Milano 11 marzo 92 … c’è qualcuno che ha del materiale video da condividere purtroppo io ho solo delle foto che maledettamente la mia macchina fotografica in quella splendida serata non era performante … Matteo Zoia ho letto il tuo commento confermo e approvo quello che hai detto un super OZZY e un grande Zakk.W. Agli albori… invasione sul palco che purtroppo io ero nel piano superiore .. …

    Reply

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