Fondati a Norimberga nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, i Frontline hanno debuttato cinque anni più tardi con “The State Of Rock” e, da allora, costruito una carriera che li ha portati ad esportare un AOR elegante, melodico e perfettamente rifinito fino al 2006, anno della pubblicazione di “Circles”. Dopo venti anni di silenzio, e la scomparsa nel membro originale e compositore Robby Böbel, “Rebirth” rappresenta quindi il disco del gran ritorno, della rinascita appunto, del viaggio che riparte quando ormai tutte le speranze sembravano perse e abbandonate. Registrato l’ingresso in formazione del nuovo chitarrista e produttore Christian Mühlroth, questo nuovo lavoro comprende quattordici tracce e si apre con “Burning Horizon”, brano che funge da introduzione morbida, contemplativa e leggermente malinconica, alle atmosfere chiuse nel cassetto venti anni fa. Contraddistinto da una rotondità dei suoni che permette alla sola voce di Stephan Kämmerer di spiccare, questa opener si fa apprezzare per il suo sviluppo semplice nella struttura ma ricco nella composizione, con una nota leggermente nuvolosa che la rende più interessante del numero esplosivo col quale molte band intendono riappropriarsi di un posto sulla scena.
Ancora più atmosferica è la seguente “Blacktop Parachute”, un radio rock che invita ad alzare il volume per meglio addentrarsi in tutto quello che rimane – altrimenti – un poco nascosto dietro la voce. Ed è un peccato perchè, come si evince dai rari momenti non cantati, il disco è in realtà musicalmente ricco: dalle trame di basso agli ottimi assoli, passando per un drumming più vario e brillante (“Two Tickets To The Afterglow”) di quanto il genere non proponga nella maggior parte dei casi, “Rebirth” è perfettamente in grado di rockeggiare forte ed oltre gli angusti confini dei suoi solchi (con un’edizione in vinile nero che fa bene il paio con la sua tenebrosa copertina) e della disciplina imposta da un tipo di rock che non può prescindere dal rispetto dei suoi canoni. I cinque tedeschi non falliscono nemmeno l’appuntamento con le ballad, con “After You’re Gone” e “One Life One Love” entrambe arricchite da un’interpretazione intensa e sentita, perfettamente a metà strada tra espressione tecnica ed umanità, improntata ad uno stile che potremmo definire squisitamente europeo.
Brano dopo brano, le qualità di “Rebirth” si fanno sempre più evidenti e convincenti, con tracce tutte caratterizzate da attitudine e buona personalità, al netto di quel contorno (pulizia dei suoni, tastiere, cori) che in queste occasioni diamo ormai per scontato. Dopo i primi minuti più malinconici, che sembrano doversi liberare dal peso degli anni passati dall’ultima volta, e dalla perdita di un membro importante per il sound dei tedeschi come lo è stato Böbel, ogni episodio porta in dote una buona dose di trasporto ed energia (“Boulevard Echo”), come se fosse proprio il rock a dare la spinta e far ritrovare gli entusiasmi. E così, gradualmente e senza forzare, l’album raggiunge quello stato di grazia in cui ogni canzone funziona e coinvolge senza sforzo (“Burning Shadows”) perchè con l’ascoltatore si stabiliscono connessione, empatia, fiducia.
Con l’unico appunto che si può muovere a mamma Frontiers per l’orribile qualità dello streaming col quale ci permette di ascoltare il materiale in anteprima, “Rebirth” è semplicemente un ottimo disco, al di là di ogni ulteriore considerazione circa la natura ed il significato di un ritorno atteso venti anni, di una carriera notevole che oggi ha l’occasione di riprendere il cammino, di una formazione rinnovata che evidentemente ha saputo ritrovare la quadra e la motivazione per voglia ed interesse, non solo per contratto. Ricco di sostanza e – spesso – di atmosfera (“White Line Miracle”), esso è un esempio di quel rock melodico di stampo europeo che non sacrifica il grigio, la durezza ed il tocco occasionalmente heavy (“Heart On The Dashboard”, “Back To The Bright“) sull’altare della melodia: dolce ma senza sembrare finto, sofferto quando serve ma senza perdere nulla in termini di trasporto ed energia, oltre che generoso nelle sue quattordici tracce, questa nona uscita della band di Norimberga è un invito a riscoprire tutta la loro discografia, a lasciarsi coinvolgere da queste melodie avvolgenti e quasi mai stucchevoli (“Shattered Glass Dreams” è forse l’unico brano di perdonabile mestiere) ed a tributare loro un sincero, caloroso ed italianissimo “bentornati”.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2026 Tracklist: 01. Burning Horizon 02. Blacktop Parachute 03. After You're Gone 04. Two Tickets To The Afterglow 05. Boulevard Echo 06. Burning Shadows 07. One Life One Love 08. Stone And Feather 09. Shattered Glass Dreams 10. Heart On The Dashboard 11. Burning The Distance 12. White Line Miracle 13. Back To The Bright 14. Arc Of Lightning Sito Web: facebook.com/frontlineaor |

la frontiers ultimamente sta facendo uscire album scarsi e il nuovo frontline non fa eccezione per me bocciato una ciofeca mostruosa