Black Widow – Recensione: Sacrifice

Se vogliamo definire la trinità del dark sound britannico a cavallo fra sixties e seventies, oltre agli ovvi Black Sabbath e agli High Tide, l’altro nome d’obbligo è uno: Black Widow.

La storia inizia nella seconda metà degli stimolanti anni ‘60, pieni di idee e innovazioni musicali, nei quali un gruppo di giovani inglesi di Leicester, influenzati dal soul e dal rock blues dell’epoca, decide di formare una band, chiamata Pesky Gee, con la quale pubblicherà anche un disco. I risultati però non soddisferanno i nostri, che, spinti dalla fascinazione per le tematiche occulte del loro batterista, Clive Box, decidono di dare una svolta sia alla musica che all’approccio live, cambiando il nome in Black Widow, e introducendo nei concerti delle simulazioni di rituali magici a sfondo satanista, ottenendo per questa ragione una grande attenzione, accompagnata da forti polemiche ad ogni loro esibizione. Gli altri musicisti coinvolti nel progetto erano il cantante Kip Trevor, il chitarrista Jim Gannon, il tastierista Zoot Taylor e il flautista-sassofonista-clarinettista Clive Jones. La loro adesione alle tematiche occulte, peraltro era reale, in quanto effettivamente conviti e coinvolti in quel mondo, coadiuvati da studi e letture a riguardo.

Questo insieme di concerti ad elevato tasso di teatralità che sfiorava la blasfemia, con tanto di evocazioni ad Astaroth e simulazioni di sacrifici umani, uniti a una musica che mischiava elementi di progressive, folk e rock più (sia pur relativamente) pesante, suscita le attenzioni dell’etichetta CBS, con la quale la band si accasa. Con la produzione di Patrick Meehan Jr. la formazione si chiude in studio per registrare quello che sarà il loro debutto, intitolato “Sacrifice”, e uscito nel 1970.

Il disco inizia con lo spettrale organo di Taylor che introduce “In Ancient Days”, che procede con chitarra acustica e i fiati di Jones, creando un’atmosfera densa di un folk ammantato di delicato prog, che fa da basa alla cupa e sensuale linea vocale di Trevor. Si prosegue con “Way to Power”, dove l‘acustica di Gannon (l’elettrica è usata nell’assolo), le tastiere e il sax si sviluppano in sonorità a cavallo fra prog, psych e folk, con l’uso dei cori a rendere il tutto inquietante, ma la successiva “Come to the Sabbath” sarà, oltre che il brano più famoso dei nostri, anche il loro manifesto sonoro: percussioni tribali, cori da rituale magico, un flauto che produce un tema ripetuto, il cantato da filastrocca pagana e i cori incalzanti a scandire il titolo fino alla frenesia, sono uno dei vertici del dark sound di ogni tempo. Non a caso il brano verrà spesso coverizzato da parecchi artisti, non certo ultimi i nostri Death SS. “Conjuration” è una sorta di bolero stralunato, sorretto dalle percussioni di Box e dal cantato recitato ed estremamente teatrale di Trevor, con i fiati ad accompagnare il tutto, mentre “Seduction” è una ballad a tinte psych che spazia da intermezzi simil musical e ritmi addirittura latini ( ! ), segno di una libertà compositiva ed espressiva di altri tempi. Con un groove iniziale da soul music arriva “Attack of the Demon”, strutturata da un organo incalzante e una linea vocale molto sixties, con sviluppi nei quali chitarra, organo e fiati si scambiano parti soliste con una notevole efficacia. La conclusiva title track è un brano sensazionale, basato su un tirato riff di organo, flauto e chitarra all’unisono, sul quale Trevor declama una linea vocale drammatica ed evocativa, che si sviluppa in una jam in crescendo dove tutti gli strumenti hanno il loro momento di esprimersi, contribuendo a un finale caotico dall’immenso fascino.

Un disco che è un capolavoro di fusione fra vari generi musicali mescolati con una creatività e un’intelligenza non comune, che danno concretezza sonora alle tematiche espresse.

Il disco, pur di elevatissima qualità, e con un certo riscontro di vendite in patria, che li porterà a suonare in giro per l’Europa (Italia inclusa), resterà sostanzialmente confinato nell’underground, e i successivi “Black Widow” (1971) e “Black Widow III” (1972), che vedranno alcuni cambiamenti di formazione, non raggiungeranno né un successo apprezzabile, né tantomeno il livello artistico del debutto. La band quindi si scioglierà, anche se i vari componenti continueranno ad essere presenti nel mondo della musica, come nel caso degli Agony Bag di Jones e Box. Dagli anni ’90 in poi la band viene riscoperta, e saranno pubblicati alcuni album con pezzi inediti, spingendo Jones a incidere nuovi brani su “Sleeping Demons”, del 2011, e ulteriore materiale verrà pubblicato, non a caso, dall’etichetta genovese Black Widow (inutile dire da chi ha preso ispirazione per il nome, vero?) su “See’s The Light of Day” nel 2012, con registrazioni risalenti al ‘71. La morte di Clive Jones, avvenuta nel 2014, porrà definitivamente fine alla band.

Resta l’enorme influenza che un disco capolavoro come “Sacrifice” in una grandissima serie di formazioni che sposano un certo tipo di approccio, sia musicale che tematico, segnando in maniera imprescindibile tutto ciò che rientra nel pur vasto ambito del dark sound.

Etichetta: CBS

Anno: 1970

Tracklist: 01. In Ancient Days 02. Way to Power 03. Come to the Sabbath 04. Conjuration 05. Seduction 06. Attack of the Demon 07. Sacrifice
Sito Web: https://web.archive.org/web/20111219024641/http://www.blackwidowrockband.co.uk/hailsatan/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi