Baroness – Recensione: Stone

Dopo 14 anni si torna a recensire un album dei Baroness, il primo non legato al tema dei colori ed intitolato semplicemente “Stone”.

Durante questi anni il rapporto con la band americana non è stato continuativo perché, a gusto personale, la qualità delle pubblicazioni non è sempre stata all’altezza degli esordi; è pur vero che in sede live i nostri hanno sempre profuso delle signore performance quindi comunque c’è sempre stata attenzione anche verso le loro mosse discografiche, con quel postcore un po’ psichedelico ed un po’ prog accompagnato da stupendi artwork d’ispirazione espressionista opera del leader John Dyer Baizley.

Il riff di “Last Word” è contagioso così come il lavor di batteria di Sebastian Thomson e dobbiamo riconoscere che Baizley stesso è discretamente migliorato da un punto di vista vocale; forse un impianto melodico più marcato lo rende giocoforza più espressivo. Lo si nota soprattutto in contrapposizione ai passaggi più atonali e monotoni (generalmente nei momenti più tirati, vedi “Beneath The Rose”) ottenendo lo stesso effetto dei Mastodon, che negli anni hanno sempre più spostato il focus sulla psichedelia ma non hanno particolarmente migliorato il comparto vocale.

Abbastanza inusuale la scelta di “Anodyne” come singolo dato che non è una canzone particolare o che decolli in determinati passaggi… ci sono sicuramente momenti migliori durante l’ascolto di questo “Stone”; alcune parti di “Magnolia” ad esempio stemperano l’aggressione tramite arpeggi liquidi e fanno apprezzare maggiormente la visione d’insieme.

La cadenzata “Under The Wheel” invece fa riemergere il difetto maggiore dei Baroness che risiede in linee vocali lamentose e cantilenanti che appesantiscono ulteriormente il pezzo; probabilmente è un effetto voluto ma che non apprezziamo in toto e riscontriamo principalmente nella seconda parte dell’album.

“Stone” può sicuramente dire la sua all’interno della discografia della band americana pur non aggiungendo particolari punti d’interesse per papabili nuovi ascoltatori.

Etichetta: Abraxan Hymns

Anno: 2023

Tracklist: 01. Embers 02. Last Word 03. Beneath The Rose 04. Choir 05. The Dirge 06. Anodyne 07. Shine 08. Magnolia 09. Under The Wheel 10. Bloom
Sito Web: https://yourbaroness.com/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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