The Black Dahlia Murder – Recensione: Deflorate

I Black Dahlia Murder sono il perfetto incrocio tra il melodic death-black svedese e il metalcore di stampo U.S.A. Ed è probabilmente grazie a questa ben studiata miscela che la band è riuscita, nell’arco di qualche anno, a crearsi un pubblico appassionato e fedele, soprattutto all’interno dei confini americani. Si, perché nella vecchia Europa proprio fessi non siamo, dopo tutto, e cercare di rivenderci lo stesso prodotto quindici anni dopo, con una smaltatura nuova e il marchio “Made in USA”, è una mossa che non può attaccare più di tanto. Con questo non si vuole certo sminuire la bella prova dei Black Dahlia Murder, che in quanto a preparazione strumentale, tiro ritmico e qualità compositive, possono dire la loro senza far brutta figura. Si tratta però di una proposta estremamente formale, che non solo evidenzia rimandi mastodontici nel riffing e nelle linee vocali, ma anche all’interno della carriera del gruppo mostra segni di ripetitività (o, se preferite, di eccessiva continuità stilistica). In fondo il problema di “Deflorate” è il conformismo: qui troverete 10 canzoni standard, tutte di buon livello, e nessun brano in grado di spiccare per impatto e personalità. Il che può anche andare bene se ci si accontenta di vivere nella “eccellente” mediocrità di molte band di successo attuali, ma nulla di quello che si può sentire qui è in grado di proiettare un’ombra distinguibile. Piacevole, se approcciato senza grosse pretese.

Voto recensore
6
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Black Valor
02. Necropolis
03. A Selection Unnatural
04. Denounced, Disgraced
05. Christ Deformed
06. Death Panorama
07. Throne Of Lunacy
08. Eyes Of Thousand
09. That Which Erodes The Most Tender
10. I Will Return
Sito Web: http://www.myspace.com/blackdahliamurder

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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