XTASY: “Vogliamo che la gente senta l’energia e l’emozione dietro ogni canzone” – Intervista a Silvia e Jorge


A distanza di qualche mese dalla positiva recensione di “Phoenix“, abbiamo avuto la possibilità di fare una bella chiacchierata con Silvia Idoate e Jorge Olloqui, rispettivamente voce e chitarra della formazione della Navarra. Dalla giornate trascorse in tour al loro rapporto con l’amico e produttore Erik Mårtensson, ne esce uno spaccato autentico di rock n’roll, tra emozioni, speranze, maturazione e quel viaggio in Oriente che per i nostri rimane uno dei principali sogni all’orizzonte.



Ciao ragazzi, sappiamo che il nome “Phoenix” è stata un’idea di Silvia e rappresenta una specie di rinascita o punto di svolta. Come si riflette questa sensazione di “nuovo inizio” nell’energia dell’album e rispetto ai vostri lavori precedenti?

Silvia: “Phoenix” è molto più di un semplice titolo. Per noi rappresenta un periodo di trasformazione profonda, sia a livello personale che musicale. Negli ultimi anni abbiamo affrontato cambiamenti, sfide e decisioni difficili, come musicisti e come persone. E tutto questo, in modo naturale, è finito nelle canzoni. Rispetto ai dischi precedenti, “Phoenix” è più sicuro di sé, più diretto e più onesto. Abbiamo smesso di voler dimostrare qualcosa a tutti i costi e ci siamo concentrati solo sullo scrivere le migliori canzoni possibili. C’è più energia, più varietà e più emozione. Per noi è la versione più autentica degli XTASY fino ad ora.

Javi Herrero alla batteria e David Zarzosa al basso hanno portato una sezione ritmica molto potente. Quanto ha influito la loro presenza sul sound più duro e profondo che si sente in brani come “Carry On” oppure “Save Me”?

Silvia: Il loro contributo è stato enorme. Javi e David hanno portato un’energia nuova e una base ritmica solidissima. Non si limitano a suonare i pezzi, li portano a un livello superiore. Il groove, la potenza e la sicurezza che trasmettono ci hanno permesso di spingere gli arrangiamenti oltre e di rendere alcune canzoni più pesanti e dinamiche. Brani come “Carry On” e “If I Fall” hanno sicuramente beneficiato di questa sezione ritmica più forte.

Collaborate con Erik Mårtensson sin dal vostro esordio nel 2014. Al di là dell’aspetto professionale, Jorge ha parlato di un’amicizia quasi familiare. Come riuscite a conciliare questa vicinanza personale con la sua estrema severità e rigidità durante le sessioni in studio?

Silvia: La verità è che Erik è uno dei nostri amici più cari nel mondo della musica, ma quando si tratta di lavorare è incredibilmente esigente. Ed è proprio uno dei motivi per cui collaboriamo da tanti anni. Non ci dice mai quello che vogliamo sentirci dire, ma quello di cui le canzoni hanno bisogno. A volte significa riscrivere parti, cambiare arrangiamenti o passare più tempo del previsto sui dettagli. Ci fidiamo completamente di lui perché sappiamo che il suo unico obiettivo è rendere l’album migliore.

Avete dichiarato che con i primi due album eravate ancora in una fase “di ricerca”, mentre con il terzo avete definito il vostro stile. Cosa rende “Phoenix” la conferma definitiva del vostro sound, e in cosa si differenzia, ad esempio, da “Eye of the Storm”?

Jorge: “Eye of the Storm” è stato l’album in cui abbiamo finalmente capito chi fossero gli XTASY. “Phoenix” è ciò che succede quando sai esattamente chi sei e smetti di farti troppe paranoie. Ha tutti gli elementi che la gente si aspetta dagli XTASY: melodie forti, ritornelli potenti, chitarre enormi e la voce di Silvia al centro di tutto. Ma è più pesante, più maturo e più sicuro. Ci siamo presi più rischi senza però perdere la nostra identità.

Gli arrangiamenti sono studiati per far risplendere la voce di Silvia. Qual è la sfida più grande per i chitarristi Jorge e Carles nel creare assoli e riff tecnicamente validi senza mai competere con la linea vocale?

Jorge: La sfida è sempre quella di servire la canzone. Come chitarristi, è facile cadere nella tentazione di riempire ogni spazio o di rendere tutto più complesso. Ma per gli XTASY la canzone viene sempre prima di tutto. Se un riff, un’armonia o un assolo distrae dalla melodia vocale, allora non c’entra niente. Paradossalmente, alcune delle decisioni più difficili riguardano cosa non suonare.

Silvia ha fatto un ottimo lavoro con i testi di quest’album, inserendo riflessioni personali sulla crescita e la positività. C’è un brano in particolare che descrive meglio il vostro percorso di crescita personale negli ultimi anni?

Silvia: Probabilmente la title track “Phoenix“, ma anche “If I Fall“. Per anni ho creduto che “forza” significasse fare tutto da sola. Col tempo ho imparato che la vera forza significa anche accettare l’aiuto, fidarsi degli altri e permettersi di essere sostenuti. Questa idea è diventata uno dei temi centrali dell’album, soprattutto di “If I Fall“.

Jorge ha scherzato dicendo che Erik Mårtensson vedeva “potenziali singoli” ovunque, contandone addirittura sette. È stato difficile decidere l’ordine delle tracce per mantenere l’attenzione dell’ascoltatore, visto che non ci sono brani di riempimento?

Jorge: Sì, assolutamente. Uno dei problemi più belli che abbiamo avuto con questo album è stato decidere cosa dovesse essere un singolo e cosa dovesse aprire o chiudere il disco. Erik continuava a insistere che quasi tutte le canzoni avevano potenziale da singolo. Abbiamo passato un sacco di tempo a pensare ai ritmi e alle dinamiche perché volevamo che l’album sembrasse un viaggio completo, non solo una raccolta di canzoni.

Gli XTASY hanno un grande seguito in Giappone e Germania. Notate effettivamente una differenza culturale nel modo in cui il pubblico europeo sostiene le band locali rispetto a ciò che accade in Spagna?

Jorge: Ci sono sicuramente delle differenze. In paesi come Germania, Svizzera o Giappone c’è una cultura più radicata nel sostenere le band rock e hard rock. I fan spesso comprano album fisici, merchandise e biglietti per i concerti perché vogliono davvero che la scena sopravviva. Anche in Spagna ci sono fan incredibili, ma il rock occupa uno spazio minore nella cultura mainstream, quindi le band devono spesso lavorare di più per raggiungere lo stesso livello di visibilità.

Avete adottato un approccio “europeo” per il tour, concentrando molti concerti in pochi giorni per bilanciare la musica con la vita familiare. Quanto è faticoso gestire otto date in dieci giorni in paesi diversi come Belgio, Svizzera e Francia?

Jorge: È faticoso… ma è anche l’unico modo realistico per molte band al nostro livello. La maggior parte di noi ha un lavoro, una famiglia e responsabilità al di fuori della musica. Concentrare diversi concerti in un breve periodo ci permette di fare tour internazionali mantenendo comunque una vita normale. Certo, dopo dieci giorni a guidare, caricare l’attrezzatura, dormire poco e mangiare a orari strani, si sente la stanchezza. Soprattutto quando il rimorchio si rompe dopo il secondo concerto e inizi a chiederti se il resto del tour si farà davvero!

Anche se siete etichettati come melodic hard rock, alcune recensioni notano sfumature heavy o addirittura alternative/punk in brani come “If I Fall”. Sentite che queste influenze più grezze siano una parte naturale della vostra evoluzione?

Jorge: Sì. Non siamo mai stati interessati a ripetere lo stesso album all’infinito. Le nostre radici sono saldamente nel melodic hard rock, ma tutti noi ascoltiamo generi molto diversi. Se una canzone ha bisogno di un riff più pesante, di un arrangiamento più moderno o di un approccio più grezzo, siamo felici di seguire dove la canzone vuole andare. L’obiettivo non è incasellarsi in un’etichetta, ma scrivere grandi canzoni.

Avete accennato al desiderio di suonare in Giappone, un paese che vi sostiene molto commercialmente. State già pianificando passi concreti per portare finalmente il vostro show nel Sol Levante?

Jorge: Il Giappone ci ha sostenuto in modo incredibile sin dall’inizio degli XTASY. Ci piacerebbe tantissimo suonare lì ed è uno dei nostri obiettivi più grandi. Al momento stiamo esplorando le possibilità e parlando con persone che potrebbero aiutarci a realizzarlo. Non c’è ancora niente di ufficiale, ma è sicuramente qualcosa che vorremmo realizzare nel prossimo futuro.

Chiuderete il 2026 a casa, a Pamplona, dopo un lungo tour internazionale. Come si sta evolvendo il live degli XTASY per riflettere la natura “innocente e istintiva” ma allo stesso tempo moderna delle canzoni di “Phoenix”?

Silvia: Abbiamo lavorato sodo per portare il suono dell’album sul palco nel modo più fedele possibile, perché nell’hard rock melodico ogni dettaglio conta. Le armonie, le tastiere, i cori, le dinamiche… fanno tutti parte dell’esperienza. Ma al di là dell’aspetto tecnico, ciò che conta davvero per noi è l’aspetto emotivo. Vogliamo che la gente senta l’energia, l’emozione e le sensazioni dietro ogni canzone, proprio come le abbiamo sentite noi quando le abbiamo scritte e registrate. Per noi, è questo il bello della musica: creare un momento di connessione tra perfetti sconosciuti attraverso melodie, testi ed emozioni che ci ricordano che, in fondo, non siamo poi così diversi. Se le persone lasciano il locale sentendo di aver riso, cantato, ricordato, sognato o provato qualcosa di vero, allora abbiamo fatto il nostro lavoro.

Infine, ci sono band hard/heavy spagnole che secondo voi meritano di essere più conosciute anche nella nostra regione?

Jorge: Assolutamente sì. Ci sono tantissime band spagnole di hard rock e heavy metal che fanno un lavoro fantastico e meriterebbero molto più riconoscimento internazionale. Giusto per citarne alcune, i Kilmara sono un grande esempio di band che offre power metal di alta qualità in modo costante. E siamo anche fortunati ad avere un legame con loro, visto che Carles suona la chitarra in entrambe le band. Anche gli Hitten sono un’altra realtà: hanno canzoni incredibili, un live fantastico e un’energia che conquista il pubblico ovunque vadano. E se dovessimo individuare la band più sottovalutata, soprattutto in Spagna, probabilmente diremmo gli ANKOR. Hanno suonato al Wacken e a molti dei più grandi festival europei, hanno fatto tour negli Stati Uniti e in Giappone, e stanno costruendo una carriera internazionale impressionante. Eppure, sentiamo che a casa non ricevono sempre il riconoscimento che meritano. La buona notizia è che la scena hard rock e heavy metal spagnola è piena di band talentuose. Speriamo che nei prossimi anni sempre più fan europei le scoprano!

Grazie per le vostre parole. È stato un piacere!

Il piacere è stato nostro. Grazie per il tempo, per il supporto e per averci dato l’opportunità di condividere qualcosa in più su “Phoenix” e sul viaggio che c’è dietro. Un abbraccio forte dagli XTASY!

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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