Avete presente quando andate a qualche fiera del disco e per scrupolo frugate nella scatola dei “tutto a un euro”? Fra i vari best of di Richard Clyderman, qualche “Festivalbar 1987” e un po’ di dischi della collana “I Maestri del Jazz” della De Agostini, se vi va bene, non è impossibile trovare un disco dei Wrabit. Ma di chi stiamo parlando, ed effettivamente, la band in questione merita di essere collocata in quei settori?
Gli inizi si collocano in Canada, ad Ottawa a metà anni ‘70, in un clima musicale che vedeva di buon occhio l’hard rock pregno forti dosi di melodia. Il cantante Lou Nadeau, il chitarrista David Aplin e il batterista Scott Jefferson Steck, assieme ad altri musicisti erano attivi nel giro dei club della zona con una band chiamata Telemann. La formazione, dopo il trasferimento a Toronto, si assesterà con l’ingresso di John Albani come secondo chitarrista, Les Paulhus alle tastiere e Chris Brockway al basso, e il repertorio era basato su cover di Journey e Kansas, oltre che da un buon nucleo di brani originali che seguivano quello stile. Notati da un manager nel 1980, iniziano a registrare l’album di debutto ai Phase One Studios di Toronto, con la produzione di Paul Gross. Prima di fare uscire il disco, per la neonata Attitude Records, ottengono un contratto con la major MCA, che fa cambiare loro il nome in Wrabit, e pubblica il debutto nel 1981.
La musica è un hard rock melodico, con momenti fra il pomp e l’AOR, di grande classe ed eleganza.
Si inizia con “Anyway, Anytime”, usata come singolo, con l’acuta voce di Nadeau sugli scudi, riff eleganti, ritornello immediato e gustosi assoli di chitarra, come nella miglior scuola del rock melodico, seguita da “Pushin’ On”, dalle atmosfere articolate e ariose, e un altro di quei ritornelli da manuale. “Can’t Be Wrong” è puro pomp rock di scuola Styx, mentre “Back Home” è l’immancabile ballad grondate di melodia, con avvincenti parti di cori. Ancora pomp rock con il mid tempo “ Too Many Years”, con l’Hammond a contrappuntare tutto il pezzo, mentre “Just Go Away”, con il suo riff aggressivo (relativamente a questo tipo di sonorità) è un eccellente esempio di hard rock melodico d’oltreoceano. Se “Tell Me What To” è un solido AOR con un adorabile ritornello dalle tonalità quasi sixties, “How Does She Do It” è un altro mid tempo pomposo e melodico, con eccellenti interventi da parte delle tastiere di Paulhus e delle chitarre soliste, con tanto di armonizzazioni. “Here I’ll Stay” è un altro gioiellino fra hard melodico e pomp, con una intensa linea vocale e un eccellente assolo di organo, e la finale “Don’t Say Goodnite To Rock And Roll” è, per l’appunto, un hard r’n’r dalla ovvia propensione melodica che lo fa andare nei territori che caratterizzano il sound dei nostri.
In definitiva un debut album di alto livello, suonato e cantato magnificamente, ricco di arrangiamenti di grande classe.
Ripubblicato l’anno successivo con il nuovo titolo “Wrough And Ready” (e una nuova copertina), l’album otterrà un certo riscontro soprattutto in patria, anche grazie a un tour con alcune date in apertura ai Black Sabbath. Il nuovo album “Tracks”, (con un tour americano in apertura ai connazionali Rush) sempre dell’82, con una line up che vedrà qualche cambiamento, avrà un ottimo riscontro in Giappone, il che li porterà a fare un tour di grande successo in quel paese. Un nuovo album, “West Side Kid” dell’84, non otterrà il riscontro sperato, e la band, che aveva subito ulteriori cambi di formazione, si scioglierà in preda a contrasti interni. I singoli musicisti resteranno però nella scena, partecipando a numerose collaborazioni come con Lee Aaron e altri artisti.
Torniamo alla domanda iniziale: i Wrabit meritano di essere collocati, alle fiere del disco, nella scatola dei “tutto a un euro”? La risposta ci sembra evidente: assolutamente no. Il loro disco di debutto, come i successivi, è un eccellente esempio di hard melodico di inizio anni ‘80 che merita decisamente di essere riscoperto. Certo, una copertina graficamente infelice (ma il piccolo logo del gruppo, in alto a sinistra era stato disegnato da Chuck Jones, uno dei grafici che disegnava il cartone animato Bugs Bunny) e il poco riscontro che un certo tipo di sonorità ha sempre avuto dalle nostre parti sicuramente non aiutano. Ma la bontà del contenuto, ci fa capire che vale sempre la pena prestare attenzione anche a dischi che sembrerebbero apparentemente anonimi, e che di contro si possono rivelare delle autentiche, bellissime sorprese, proprio come nel caso dei Wrabit.

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Etichetta: MCA Anno: 1981 Tracklist: 01. Anyway, Anytime 02. Pushin’ On 03. Can’t Be Wrong 04. Back Home 05. Too Many Years 06. Just Go Away 07. Tell Me What To Do 08. How Does She Do It 09. Here I’ll Stay 10. Don’t Say Goodnite To Rock And Roll |
