Tangier – Recensione: Four Winds

Eravamo a metà anni ‘80, il rock era musica da classifica, e il fatto di formare una band, per tanti giovani americani era un percorso quasi naturale. Ecco allora che a Filadelfia il chitarrista Doug Gordon nota il cantante Bill Mattson, e riunito un gruppo di musicisti, forma i Tangier, band dall’ispirazione decisamente hard rock. Ottenuto un contratto per la piccola etichetta Wolfe Records, debuttano con “Tangier” nel 1985, piuttosto tendente a sonorità AOR. Il riscontro non è quello aspettato, anche per le poche copie pubblicate dalla label, e porta a uno stop temporaneo della formazione che, sempre per iniziativa del chitarrista, si rifonda sempre con la partecipazione di Mattison, e con Gari Saint alla seconda chitarra, Garry Nutt al basso e Bobby Bender alla batteria.

Nel frattempo la band aveva suonato spesso in apertura ai Cinderella, con i quali aveva stretto un buon rapporto di amicizia. Non a caso sarà la band di Tom Keifer che intercederà per loro presso la major Atco Records, il che porterà alla firma per l’etichetta e la produzione di un nuovo disco.

Prodotto da Andy Johns (che poteva vantare di aver lavorato con nomi quali Led Zeppelin, Humble Pie, Rolling Stones, Rod Stewart, Van Halen, Jethro Tull, Kiss ecc.), registrato presso i Kajem Studios di Glawyn, e masterizzato presso i prestigiosi Sterling Studios di New York da George Marino, l’album prenderà il titolo di “Four Winds” ed è tutt’ora considerato il più importante concepito dalla band.

In tempi in cui l’enorme successo di “1987” dei Whitesnake in versione “americana” era ancora fresco, il sound dei Tangier svoltava, influenzato da quello della band di David Coveradale, con un ulteriore piglio hard blues southern. I tempi d’altronde erano maturi per la riscoperta di questo tipo di sonorità, e i Tangier di certo non si erano tirati indietro nel riproporle.

Il disco si apre con “Ripcord”, pezzo che, se da un certo punto di vista risente ancora dell’approccio stilistico degli esordi, possiede, soprattutto nell’interpretazione vocale di Mattson, un deciso piglio blusey, peraltro decisamente rafforzato nella successiva “Missisipi”, che coerentemente con il titolo, è un dilatato hard blues. Pregna di blues è anche la ballad “On The Line”, usata anche come singolo, che guarda non poco ai Whitesnake e che negli assoli di chitarra vede anche l’intervento di slide guitar, e su tonalità southern è incentrato l’hard r’n’r di “In Time”. Chitarre acustiche slide introducono la title track “Four Winds”, che con un bel crescendo assimila la lezione di formazioni quali Bad Company e simili, con una reinterpretazione di schemi conosciuti, ma ben elaborati dalla personalità della band, mentre “Fever For Gold” è un hard rock dal riff spezzato di vago sapore zeppeliniano, una linea vocale ancora una volta blusey con un ritornello ben più “americano” e un assolo di slide. Ancora echi della band di Paul Rodgers sull’altro singolo “Southbound Train”, adorabile hard blues di notevole efficacia e bella propensione melodica, mentre “Sweet Surrender” è uno scatenato hard boogie estremamente trascinante. Non da meno il southern rock di “Bad Girl”, di grande impatto e immediatezza, e infine l’hard rock molto americano di “Good Lovin’”, che rinverdisce la grande tradizione a stelle e strisce nell’interpretazione del genere musicale in questione.

In sostanza un album che, pur non inventando nulla, era riuscito, in maniera pienamente convincente, a recuperare sonorità e umori di un decennio prima, rivedendole con un piglio per allora più attuale, con freschezza e ottimo songwriting.

Il disco, spinto anche dai singoli, ottiene un discreto 91° posto nelle classifiche di Billboard, non però sufficiente a lanciarli in maniera definitiva. Contrasti interni porteranno anche l’abbandono di Mattson e Saint, sostituiti dal cantante e chitarrista Mike LeCompt, con il quale pubblicheranno il buon “Stranded” nel 1991, sempre con medesime coordinate stilistiche. Lo scarso riscontro e un certo cambio di gusti porteranno la band allo scioglimento. Dei membri che nelle varie formazioni hanno fatto parte della band, alcuni di loro proseguirono in alcuni progetti, fino a un’annunciata reunion incentrata su Mattason e Gordon (Saint purtroppo mancherà nel 2021) che nel 2019 stavano scrivendo dei nuovi pezzi, completati nel 2022, ma ad oggi non se ne sa molto di più.

Resta la memoria una band che ha saputo reinterpretare al meglio le sonorità hard blues da sempre amate, trasportandole nel momento che stava vivendo, e se pur non baciata dalla fortuna di altre formazioni che al tempo stavano intraprendendo strade simili, ha pubblicato degli album di ottima qualità, dei quali questo “Four Winds” resta il più emblematico.

Etichetta: Atco Records

Anno: 1989

Tracklist: 01. Ripcord 02. Missisipi 03. On The Line 04. In Time 05. Four Winds 06. Fever For Gold 07. Southbound Train 08. Sweet Surrender 09. Bad Girl 10. Good Lovin’
Sito Web: https://www.facebook.com/TangierBand

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