Per chi vi scrive, i Blue Öyster Cult sono una delle band più originali, avvincenti, affascinanti e intelligenti della storia del rock, autori di un linguaggio musicale unico e irripetibile, e con una qualità media delle loro uscite discografiche a dir poco sensazionale. In attività da quasi 60 anni dalla loro fondazione (al tempo con un altro nome e altri elementi rispetto alla formazione “classica”), guidati dai membri storici Eric Bloom e Donald Roeser, sono ancora in grado di produrre grandi, pur radi dischi (lavori come “The Symbol Remains”, ma anche una raccolta di brani recuperati come “Ghost Stories” lo stanno a testimoniare), nonché tuttora protagonisti di concerti formidabili, come testimoniato dagli ultimi live pubblicati, e la conferma personale di chi scrive, che è andato nello scorso giugno a Parigi per riuscire a vederseli ancora una volta dal vivo.
Osannati dalla critica e da una solida base di fans in tutto il mondo (anche se probabilmente non hanno raccolto quanto avrebbero meritato), non sono stati spesso protagonisti di testi analitici su di loro. A colmare questa lacuna ci ha pensato Stefano Cerati, scrittore e giornalista musicale attivo da una trentina di anni, editore di Rock Hard e autore di diversi libri inerenti al mondo e alle band più importanti della scena hard – heavy mondiale. Nel novembre del 2025 ha pubblicato, per i tipi di Tsunami Edizioni, il volume “(Don’t Fear) The Reaper – Testi e canzoni dei Blue Öyster Cult”, che va a colmare una grande lacuna, da sempre esistente nel nostro paese (ma non solo) , sulla band americana.
Il libro inizia con la storia degli esordi della band, in una New York di fine anni ’60, dove la musica psichedelica la faceva da padrone. E proprio all’insegna di quel genere musicale, con nomi quali Soft White Underbelly e Stalk-Forrest Group, i nostri muovevano i primi passi con una intensa attività live e la ricerca di un’etichetta discografica, sotto l’egida del loro manager e mentore Sandy Pearlman, che sarà anche produttore, autore di molti dei loro testi, e inventore del nome definitivo, per l’appunto in Blue Öyster Cult. La svolta musicale in direzione hard rock, inizialmente concepita dalla casa discografica (al tempo la Columbia) come una sorta di contraltare americano dei britannici Black Sabbath, avrà sia nella musica che nei testi, implicazioni fondamentali.
In tutto ciò, sempre presente e trasversale in vari testi dei loro dischi, è la saga di Imaginos, personaggio creato dalla fertile mente di Pearlman, una sorta di agente a servizio di entità aliene (chiamate non a caso “Blue Öyster Cult”) che con le sue azioni condizionerà gli ultimi 200 anni della storia umana. Interessante notare come i testi hanno spesso avuto il contributo di autori esterni, il già citato Peralman, scrittori come Richard Meltzer o il celebre autore di fantascienza Michael Moorcock, ma anche di altri artisti come Ian Hunter e Patti Smith, al tempo in una relazione sentimentale con Allen Lainer, tastierista della band.
Il volume prosegue strutturato in un’analisi disco per disco, dove per ognuno ne viene raccontata la genesi, con l’opinione dell’autore sul contenuto musicale (molto vario, sfaccettato e ricco di influenze e citazioni a seconda dei periodi) e a seguire l’analisi, brano per brano, dei testi. Il compito, non è per nulla scontato, in quanto i contenuti sono il più delle volte piuttosto criptici, allegorici e di non sempre facile interpretazione, densi di un immaginario oscuro, dove occultismo, fantascienza, horror, amori tragici, citazioni alchimistiche, storie di droga e di gang motociclistiche, hanno contribuito a creare un mondo unico e irripetibile.
Il libro si conclude con due appendici. Nella prima viene trattata la saga di Imaginos, che troverà la sua forma definitiva nei tre dischi pubblicati da Albert Bouchard (ex batterista e grande mente creativa dei nostri) fra il 2020 e il 2023, in cui, con una cronologia esatta dal punto di vista narrativo, vengono reinterpretati tutti i brani originariamente dei Blue Öyster Cult, con l’aggiunta di inediti che metteranno la parola fine al concept di Pearlman, mancato nel 2016. La seconda consta in alcune interviste di Cerati ad Albert Bouchard, dove il batterista spiega una serie di dettagli e ricordi, sempre inerenti il concept di Imaginos, e il lavoro da lui fatto nei dischi citati, per mettere ordine all’intera saga.
Il lavoro di Cerati è a tutti gli effetti notevolissimo, sia per la grande operazione di documentazione sulla storia e le vicende della band, che per l’enorme impegno interpretativo di testi non facili, ma di grande fascino, che non potrà, per chi vorrà leggere il libro, non far vedere la band e la sua opera omnia sotto nuove luci. Un po’ d’altronde come la loro musica, la quale, ogni volta che la si ascolta rivela nuove sfaccettature anche in brani conosciuti a memoria. Sarebbe stato interessante avere a margine i testi completi, cosa che, supponiamo per dimensioni e costi, non è evidentemente stata possibile, ma d’altronde sono oramai tutti reperibili on line, a disposizione di chi volesse confortarsi con la materia trattata e in relazione alle interpretazioni date dall’autore del libro.
In definitiva una pubblicazione a dir poco fondamentale sia per chi vuole andare a fondo nella conoscenza di una delle band più importanti della storia del rock, sia per chi, pur non conoscendoli, può trovare in questo volume i giusti stimoli per quella che potrebbe rivelarsi una delle scoperte musicali più eccitanti della sua vita.

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Etichetta: Tsunami Edizioni Anno: 2025 Sito Web: https://www.facebook.com/TsunamiEdizioni |
