Nove anni dopo “Walk The Earth”, gli Europe tornano con un album che sembra voler rompere la relativa continuità degli ultimi lavori. “Come This Madness” mantiene naturalmente riconoscibili le coordinate della band, ma appare complessivamente più pesante, più scuro e soprattutto più vario. Le influenze degli anni Settanta sono ancora presenti, così come i riferimenti a Deep Purple, Rainbow e UFO, ma questa volta sembrano essere utilizzati come elementi di un quadro più ampio, anziché diventare il principale punto di riferimento. Il risultato è un disco che suona moderno, senza rinunciare alla personalità e alla melodia che hanno caratterizzato la band da sempre.
“One On One” introduce il disco con un’apertura orchestrale quasi cinematografica, prima che basso e chitarre entrino a costruire un hard rock potente e fortemente melodico. Le tastiere di Mic Michaeli sono molto presenti e diventano spesso parte integrante delle strutture, mentre il ritornello è uno dei più immediati dell’album. Norum interviene con un assolo estremamente melodico, confermando una delle caratteristiche più interessanti del disco: il chitarrista sembra avere ritrovato una maggiore libertà espressiva rispetto agli ultimi lavori. “The Cult Of Ignorance” prosegue su questa strada con un’impostazione più diretta, un riff incisivo e un ritornello molto catchy (forse troppo), mentre “Come This Madness” amplia ulteriormente il discorso con cambi di dinamica e un’atmosfera più epica, che regala quelle suggestioni tipiche di certi Rainbow anni ottanta.
Uno dei principali punti di forza è proprio la capacità di alternare episodi differenti senza perdere coerenza. “This Time Of Year” è una rock ballad malinconica, dall’impronta sinfonica e particolarmente riuscita, nella quale Joey Tempest offre una delle interpretazioni più espressive dell’album. Le tastiere di Michaeli assumono qui un ruolo centrale e il brano cresce progressivamente fino a un ritornello ampio e coinvolgente, prima di lasciare spazio a un eccellente assolo di Norum.
Ma è proprio sul versante più rock arrivano alcuni degli episodi più interessanti. “In A Different World” recupera una componente più vicina agli Europe degli anni Duemila, con un riff deciso e una sezione centrale nella quale Norum torna protagonista. “Scandinavian Eyes” porta ancora più avanti la combinazione tra tastiere, orchestrazioni e hard rock, partendo da un’introduzione quasi teatrale per arrivare a uno dei momenti più pesanti del disco, con un evidente richiamo ai Deep Purple ma filtrato e riproposto attraverso il suono attuale della band. “Takin’ It Back” spicca per energia e immediatezza, con un riff che sembra guardare sia agli Europe delle origini sia alla loro evoluzione più recente. È anche uno degli episodi nei quali la chitarra solista si concede maggiormente, partendo da un assolo aggressivo per svilupparlo poi verso soluzioni più melodiche.
“In The Absence Of Grace” rappresenta invece una breve parentesi atmosferica, costruita su pianoforte, voce e orchestrazioni, un breve interludio che apre il disco ad un finale che però raccoglie i brani un po’ meno riusciti del lotto. “The Angels Must Have Flown” insiste infatti su un riff potente e le consuete tastiere dal gusto orchestrale, ma nel complesso non entusiasma. “The Devil’s Back” rallenta il passo e introduce un’impronta più bluesy, con Hammond e chitarre a sostenere un andamento cadenzato che però non trascina come si vorrebbe. “Nothing Can Follow This”, infine, chiude il disco in maniera sicuramente più convincente, alternando diverse melodie e costruendo un finale ampio nel quale tastiere, cori e chitarre trovano un equilibrio particolarmente efficace.
A legare tutti questi elementi è una produzione molto potente e definita, affidata a Tom Dalgety, che sembra aver dato agli Europe la possibilità di recuperare una maggiore fisicità sonora. Le tastiere di Michaeli sono onnipresenti ma non soffocano le chitarre, mentre la sezione ritmica di John Levén e Ian Haugland fornisce una base solida e dinamica. John Norum, soprattutto, appare più presente e ispirato, con assoli che possono essere anche lunghi ma che raramente sembrano semplici esercizi di tecnica, mentre la prestazione di Joey Tempest è al solito inappuntabile, anche se ormai le note più alte di un tempo sono un ricordo, l’espressività rimane eccezionale.
“Come This Madness” è quindi un album nel quale vengono riunite diverse fasi della loro storia, aggiornandole attraverso una produzione contemporanea e una maggiore attenzione alla componente più heavy, contorno adeguato anche a liriche che sembrano cogliere l’inquietudine e l’instabilità dei nostri tempi. Nel complesso il disco restituisce l’impressione di una band che, dopo una lunga pausa discografica, ha ritrovato energia e voglia. E soprattutto di un gruppo che, a questo punto della propria carriera, non ha più nulla di dimostrare e può sentirsi libero di esprimersi al meglio.

|
Etichetta: Silver Lining Music Anno: 2026 Tracklist: 01. One on One 02. The Cult of Ignorance 03. Come This Madness 04. This Time of Year 05. In a Different World 06. Scandinavian Eyes 07. Takin’ It Back 08. In the Absence of Grace 09. The Angels Must Have Flown 10. The Devil’s Back 11. Nothing Can Follow This Sito Web: https://www.europetheband.com/ |
