Sabbath Assembly – Recensione: Quaternity

Tornano in scena i Sabbath Assembly di Dave Nuss e Jamie Myers (ex-Hammers Of Misfortune, Wolves In The Throne Room) con il quarto capitolo discografico dal titolo “Quaternity”, un nuovo concept basato sulla tematica della tetralogia divina sviluppata dal mastermind, ovvero una concezione cosmologica che vede Dio come potere, Satana come amore, Lucifero come luce e Gesù Cristo come unità ultima.

A livello lirico l’album si dedica alle quattro figure, concludendosi poi nella visione apocalittica di “The Four Horsemen”. Ancora una volta dobbiamo sottolineare come il progetto esuli da un contesto metal, ma trovi molta più affinità nella musica di avanguardia degli anni’60 e ’70, unendo elementi di progressive rock, psichedelia, blues e folk. Nella fattispecie “Quaternity” è un album prevalentemente acustico, pregio, ma fondamentalmente anche difetto di questo lavoro.

Prima di scendere nei particolari, ricordiamo che numerosi ospiti hanno preso alle incisioni del disco. Abbiamo Daron Beck dei Pinkish Black che accompagna Jamie alla voce, Kevin Hufnagel dei Gorguts alla chitarra, Mat McNerney e Marja Konttinen degli Hexvessel insieme a Jessika Kinley (Sunn O))), Wolves In The Throne Room) intenti nella recitazione delle liturgie, Colin Marston dei Behold al basso e infine Ed “Nameless Void” Miller dei blacksters Negative Plane all’organo.

Dicevamo che l’impronta acustica dell’album ne rappresenta un pregio e anche un difetto. Da un lato è indubitabile come i Sabbath Assembly mostrino coraggio nel perpetuare una proposta avversa ad ogni logica commerciale, andando a ripescare un sound sopito tra i solchi del vecchio vinile e unendolo a un discorso lirico affascinante e complesso. Bravi i nostri a creare atmosfere solfuree e vintage senza forzature, dando ai brani un’impronta noir. Venendo a quello che fa tentennare il giudizio finale, dobbiamo osservare come l’album contenga, più che canzoni vere e proprie, delle lunghe preghiere. L’andamento acustico a base di arpeggi e organi, mentre le voci recitate si mischiano al canto, non sempre appare fluido, o meglio, lo è, ma talvolta si scorge un senso di ripetitività che mina la scorrevolezza dell’ascolto.

Molto buone comunque la misteriosa “Jehovah On Death”, dove Jamie offre una prova vocale di spessore, la più dinamica “I, Satan”, in cui intervengono addirittura degli accenni di growling vocals e la lunga suite “The Four Horsemen”, riassuntiva del percorso musicale ed esoterico che ci accompagna durante l’ascolto. Un disco con molti lati positivi dunque, fregiato da un alone di proibito che ne aumenta il fascino, ma per altri aspetti meno coinvolgente del predecessore “Ye Are Gods” (la recensione) che aveva inquadrato tutte le qualità dei Sabbath Assembly e lasciato sperare in un seguito di alto livello.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Svart Records

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Let Us Who Mystically Represent…
02.  The Burning Cross Of Christ
03.  Jehovah On Death
04.  I, Satan
05.  Lucifer
06.  The Four Horsemen


Sito Web: http://sabbathassembly.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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