Blackfield – Recensione: IV

Con una durata che eccede di poco la mezz’ora “IV” sancisce il definitivo nuovo corso dei Blackfield, band la cui gestione è ormai tutta nelle mani del compositore israeliano Aviv Geffen.

L’opener “Pills” ci ha ricordato le tematiche più cupe dell’esordio e si erge a traccia più interessante di un lotto invero abbastanza deludente; la seguente “Springtime”, come suggerisce anche il titolo, è decisamente più ariosa ma inizia appunto a far presagire un livello medio di pezzi non esaltante. Nonostante una separazione artistica consensuale la figura di Steven Wilson gravita ancora nell’operato Blackfield, in alcune parti di chitarra, sporadici contributi vocali (“Jupiter”) e dietro al banco mix; non vengono sfruttati al meglio anche ospiti di un certo rilievo come Vincent Cavanagh degli Anathema che presta la sua calda voce a “X-Ray” ma anche Brett Anderson degli Suede e Jonathan Donahue dei Mercury Rev denotando un piattume compositivo che ci ha negativamente sorpresi.

“Lost Souls” ricorda i Beatles più introspettivi ma la sensazione è che gli arrangiamenti molto curati siano l’unica dote che tenga a galla composizioni alquanto superficiali, generando un album pop/rock svogliato ed inconcludente.

Delusione.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Kscope/Snapper

Anno: 2013

Tracklist:

01. Pills

02. Springtime

03. X-Ray

04. Sense Of Insanity

05. Firefly

06. The Only Fool Is Me

07. Jupiter

08. Kissed By The Devil

09. Lost Souls

10. Faking

11. After The Rain

 

 


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Blackfield/103704446366593?fref=ts

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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