Certain Death – Recensione: Strange Garden

Formatisi nel 2020 e provenienti da New York, i Certain Death, fin dalla loro fondazione, si sono dedicati a riprodurre sonorità vintage legate all’hard rock, l’hard blues e le relative venature psych, con uno spirito che rivela l’amore per i gruppi del passato, senza per questo volerlo imitare pedissequamente. La formazione vede Henry Black a chitarra e voce, Matt White alla chitarra, Jared Schapker al basso e CJ Young alla batteria.

Autori di un debutto discografico datato 2024 e intitolato “Strange Garden”, seguito da un paio di singoli del 2025, arriva ora alla ristampa del debutto con l’inclusione dei due pezzi più recenti, con tanto di stampa in vinile a edizione limitata. La pubblicazione di questa nuova edizione del disco è a cura dell’etichetta tedesca Kozmik Artifactz, specializzata in generi quali stoner, doom, heavy psych e via dicendo, quindi di quanto più adatto alla proposta musicale dei nostri.

Ed è proprio con un riff hard blues a tinte psych che “Cut” apre l’album, pezzo atmosferico, per nulla esasperato, soprattutto per quanto riguarda la linea vocale, che sa però tirare fuori le unghie nel suo sviluppo, che vede anche un notevole lavoro delle chitarre di Black e White (ok, qua i giochi di parole si potrebbero sprecare…) e un finale doom, il tutto con sonorità che guardano alla storia dei generi in questione. Segue “Paranoid” (no, non è quella…), più heavy e serrata in riff stoner e per contro una linea vocale molto blusey, in un bel contrasto fra classico e più moderno, con una parte centrale più rallentata e riflessiva, con accelerata finale, mentre “Free” si ispira non poco all’immensa band omonima nel giro portante all’insegna di un hard blues liquido rilassato e una linea vocale che non può non aver guardato a Paul Rodgers. L’armonizzazione delle chitarre dell’inizio di “NHR” prosegue in un solido riff e una linea vocale che sembra tratta da qualche oscuro album di altri tempi, con valide parti soliste e una certa articolazione che dà varietà e fascino al brano. Arriva poi la prima bonus track, ovvero il singolo “White Clouds”, con il suo riff quasi garage e la voce filtrata a dare un sapore sixties al tutto, riletto ovviamente in chiave heavy e con la psichedelia di cui è pregna la seconda parte del brano.

La seconda faccia dell’album inizia con “Locomotive”, col basso di Schapker che guarda non poco a quello corposo e distorto di Geezer Butler, ma il pezzo prosegue fra linee vocali leggere e psych alternate a riff pesanti e chitarre lancinanti, in un turbinio di atmosfere a tratti contrastanti. Il breve intermezzo acustico di “Gates Of The Forest”, introduce “Moon On The Rise”, pezzo d’atmosfera, con le sue belle dilatazioni che portano in altre dimensioni fino alla sezione di riff hard blues a dare ulteriore dinamica al brano, e un bell’assolo a tutto wah wah. Alto brano lento e di rarefatta atmosfera è “Strange Garden”, se vogliamo un po’ la loro “Planet Caravan”, ma ecco che a indurire il tutto arriva in conclusione “To The Sea”, l’altra bonus track, brano dal sapore decisamente hendrixiano, anche se alcune armonizzazioni delle chitarre si distaccano dallo stile del genio di Seattle, e un finale deliziosamente jammato.

In definitiva una ristampa utile a far conoscere e scoprire una band che ha molto da dire. Certo, non è che i Certain Death inventino chissà che cosa, ma lo fanno con amore, dedizione e competenza, dando vita a un album estremamente godibile e con momenti decisamente coinvolgenti. Rappresentano l’ennesima prova che il classic rock ha ancora molto da dire, se a proporlo sono formazioni come questa, con le idee ben chiare su come svilupparlo e saperlo rendere sempre fresco e attuale.

Etichetta: Kozmik Artifactz

Anno: 2026

Tracklist: 01. Cut 02. Paranoid 03. Free 04. NHR 05. White Clouds (bonus track) – 06. Locomotive 07. Gates Of The Forest 08. Moon On The Rise 09. Strange Garden 10. To The Sea (bonus track)
Sito Web: https://www.instagram.com/certaindeathnyc/

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