Baptism – Recensione: V: The Devil’s Fire

Il numero romano V introduce programmaticamente “The Devil’s Fire”, appunto il quinto studio album dei finlandesi Baptism, per l’occasione freschi di contratto con Season Of Mist. Il progetto di Lord Sargofagian (al secolo Ossi Makinen), nei suoi quasi vent’anni di esistenza ha seguito un percorso evolutivo comune ad alcune band più o meno contemporanee della stessa zona geografica (Horna, Behexen, Satanic Warmaster, Sargeist o Waitan, per spostarsi poco più in là), livellando vieppiù il black metal primitivo e oltranzista degli esordi con soluzioni melodiche ritualiste, mentre l’output tecnico andava crescendo.

Un cammino lento ma costante che ha dato al gruppo la possibilità di inserire maggiori variazioni ritmiche e atmosfere oscure, senza peraltro rinunciare alla natura maligna del sound. Ancora legati a un panorama lirico di carattere anti-religioso, i Baptism non sfruttano certo idee innovative, ma inanellano otto tracce dall’estetica inappuntabile, puntando tutto su di un riuscito impatto emotivo.

Potendo contare, grazie anche al nuovo deal, su di una produzione e registrazione finalmente competitive, “V: The Devil’s Fire”, propone delle canzoni dalle strutture generalmente veloci ma che accolgono rallentamenti nei momenti giusti (fa eccezione l’ottimo cadenzato “Abyss”), oltre a tappeti di tastiere che, mai invasivi, arricchiscono il sound rafforzandone l’alone epico. Ciò che ai Baptism riesce meglio è sfruttare delle melodie portanti solenni e di presa tessute dalle chitarre, lo strumento che rimane al centro di questo lavoro insieme alle vocals (sempre parecchio potenti e versatili), del mastermind.

“Satananda” diventa così un vero inno diabolico con tutte le possibilità di diventare particolarmente apprezzabile dal vivo, grazie anche a un inserto di voce pulita e recitante di grande effetto. “The Sacrement Of Blood And Ash”, insieme a “Cold Eternity”, presentano una forma-canzone più solida e di stampo classico, spezzata però dai consueti rallentamenti e dai ricami di algidi synth. La citata “Abyss”, un cadenzato anthemico che avanza fiero, rappresenta l’eccezione, ma il lavoro propone comunque parecchie diversioni che mantengono viva l’attenzione.

Un ritorno convincente per i Baptism, band black metal della seconda ondata diventata meritatamente oggetto di culto da parte della nicchia di pubblico di settore.

baptism - the devils fire

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2016

Tracklist: 01. Natus Ex Ignis 02. Satananda 03. The Sacrament Of Blood And Ash 04. Devil’s Fire 05. Abyss 06. Cold Eternity 07. Malignant Shadows 08. Buried With Him
Sito Web: https://www.facebook.com/baptismofficial/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi