Ingested – Recensione: The Surreption

Tra brutal-death e deatchcore gli albionici Ingested dimostrano anche con questa seconda uscita di possedere qualcosa di più rispetto a molti loro colleghi di genere. Non che la band metta in mostra chissà quali spunti di originalità, ma l’ordine “tattico” con cui vengono gestiti i più comuni ingredienti stilistici riesce comunque a produrre la sensazione giusta.

Innanzitutto gli Ingested godono di un impatto generale superiore alla media, merito di scelte azzeccate in sede di costruzione ritmica; una struttura meno intricata del solito e debitrice in qualche modo al groove del vecchio death metal, nonché carica di tensione e accelerazioni hyper-core che ricordano da vicino quanto fatto dai migliori Kataklysm.

Altrove si rintracciano le solite influenze di band come Cannibal Corpse e Dying Fetus qui miscelati, in modo forse anche troppo calcolato e standardizzato, con alcuni dei tipici elementi del deathcore contemporaneo.

Non sbagliano quasi nulla nella forma i nostri, anche perché la scaletta è calibrata perfettamente tra momenti veloci e passaggi più lenti e quadrati, tanto da non lasciare praticamente il tempo di annoiarsi.

Il vero limite risiede nella evidente nulla capacità (o voglia) di cercare un minimo di spazio evolutivo. Qui il tempo passa e i dischi di un genere già abbondantemente sfruttato come il death metal, o assolutamente derivativo come il deathcore, continuano ad uscire uno perfettamente in linea con l’altro, senza mai cercare la più piccola aggiunta o deviazone.
Fino a quando ci sarà qualcuno disposto ad ascoltare?

Voto recensore
6,5
Etichetta: Siege Of Amida

Anno: 2011

Tracklist:

01. Crowning The Abomination 03:34
02. Decline 03:38
03. The Consequence 03:35
04. A Coming Unperceived 04:36
05. This Disgusting Revelation 04:33
06. Castigation And Rebirth 03:05
07. Manifesting Obscenity 03:42
08. 22 03:19
09. Kingmaker 03:10
10. The Alpha 03:57
11. Omega 05:16


Sito Web: http://www.myspace.com/ingesteduk

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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