Staind – Recensione: Staind

Gli Staind sono un buon prototipo di un certo modo di fruire e fare musica, sorto sulla base del crossover anni ’90 e celebrato in primis dai successi mediatici di gente come Korn e Deftones. Un modo che, nel bene e nel male, è riuscito a sintetizzare e riportare in auge determinate sonorità dure, arrivando, sostanzialmente, nel posto giusto al momento giusto.

Il gruppo americano, guidato da Aaron Lewis (attivo ora anche come solista), pur essendo in giro dal 1995, è esploso commercialmente solo nel 2001, grazie agli smash single contenuti su “Break The Cycle” (otto milioni di copie vendute). Ampio e vasto successo, che si spiega appunto con l’azzeccata tempistica e con le indubbie capacità di intrattenere e interpretare le esigenze del proprio pubblico.

Purtroppo la già relativa rilevanza artistica del gruppo di Springfield finisce lì, nel nu metal dai toni scuri e vicini al grunge (Alice In Chains su tutti) che poi si ripete, con ben poche variazioni sul tema, nei successivi lavori in studio. Giunti con questo eponimo al traguardo del settimo album (che segna fra l’altro l’abbandono del batterista storico, Jon Wysocki), non si può fare a meno di constatare come le cose non siano di certo cambiate.

I soliti brani semplici e immediati, basati su mid tempo composti da riffoni ribassati, che sostengono strofe e ritornelli cantati con grande impiego e dispiego di pathos da Lewis, moderno interprete del disagio giovanile. La sensazione finale sa comunque di posticcio e plasticoso, nonostante alcuni brani piuttosto piacevoli all’ascolto, come “Not Again”, “Eyes Wide Open” o la conclusiva acustica “Something To Remind You”.

A discapito dei pur sensibili sforzi profusi, gli Staind continuano dunque a sembrare sempre più una cover band di se stessi, forse il peggior destino augurabile a una band.

Voto recensore
5


Anno: 2011

Tracklist:
  1. Not Again
  2. Eyes Wide Open
  3. Falling
  4. Wannabe
  5. Throw It All Away
  6. Now
  7. The Bottom
  8. Take A Breath
  9. Paper Wings
  10. Something To Remind You

Sito Web: http://www.staind.com/main

5 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. matteo

    non sono d’accordo le tue critiche sono eccessive

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  2. Mauro

    Con tutto il rispetto, ma se non si nota un’inversione di tendenza con questo album, rispetto agli ultimi usciti (soprattutto l’ultimo), o non sono stati ascoltati gli ultimi lavori o la critica è a priori. Le critiche ci stanno per carità, non hanno mica tirato fuori l’album del decennio, ma mi sembrano un tantino esagerate…

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  3. Riccardo

    Chi ha scritto questa recensione non ha ascoltato l’album.

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  4. Massimiliano Rosini

    Non sono d’accordo con questa recensione superficiale.. rispetto a vecchi album come 14 Shades of Grey quest’ultimo lavoro mi sembra molto meglio e molto più metal come meno ballads e con piu riff graffianti..! Se non vi piace questa band potete fare a meno di scrivere ste cavolate..!

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  5. Alekos Capelli

    Ribadisco, a discapito dei pur sensibili sforzi profusi, gli Staind continuano a sembrare sempre più una cover band di se stessi, forse il peggior destino augurabile a una band.

    D’altra parte, se si da un’occhiata a metacritic (testata che si occupa di comparazione critica internazionale), le valutazioni non mi sembrano molto difformi da quanto espresso in questa sede (55/100).

    Dopodichè, libertà insegna, de gustibus…

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