Lacrimosa – Recensione: Sehnsucht

A Tilo Wolff e Anne Nurmi va senza dubbio riconosciuto il merito di aver creato una formula sonora inattaccabile nell’ambito del symphonic goth/rock, tuttavia, detta formula è rimasta presente negli anni a venire in modo addirittura invasivo, finendo per chiudere alla band ogni prospettiva di evoluzione.

E se ai tempi, un capolavoro come “Satura” conservava intatto un effetto sorpresa, per “Sehnsucht” si avverte un certo ritardo, mentre tanti continuatori mostrano di saper fare anche di meglio. Il nuovo capitolo discografico dei Lacrimosa si fa apprezzare per la sua perfezione formale: ancora una volta i brani sono costruiti su delle soluzioni melodiche ottimali, con magnifici arrangiamenti e parti di musica classica che sposano le voci dei due protagonisti. Sofferta, a volte rabbiosa quella di Tilo, vibrante, dolcissimo il tono di Anne. Le chitarre elettriche e suoni più squisitamente metal emergono poi a tratti a irrobustire le parti dei brani dove la malinconia raggiunge il suo climax, ribadendo l’importanza di un panorama che, insieme alla darkwave di stampo classico, rappresenta una necessità nell’economia del sound dei due musicisti.

“Sehnsucht” è dunque il disco che possiamo aspettarci dai Lacrimosa: malinconico, introspettivo, magnificamente reso da un punto di vista tecnico. I fan non faticheranno ad apprezzarlo, peccato solo per la totale assenza di un qualsivoglia spunto innovativo.

Voto recensore
6
Etichetta: Hall Of Sermon / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01.Die Sehnsucht In Mir
02.Mandira Nabula
03.A.u.S.
04.Feuer
05.A Prayer For Your Heart
06.I Lost My Star In Krasnodar
07.Die Taube
08.Call Me With The Voice Of Love
09.Der Tote Winkel
10.Koma
Sito Web: http://www.myspace.com/lacrimosaofficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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