Revocation + Guest: Live Report della data di Verona

Il Damage Inc ha aperto le porte meno di un anno fa e, da allora, ha già ospitato concerti di spessore, con band come Possessed e Saor. Oggi, il nome sulla locandina segna una band amatissima dai fan del tech death: i Revocation, che finalmente, per la gioia dei molti, tornano nel Belpaese come headliner. A supporto ci saranno due band italiane, i Diabolical Minds e i Barbarossa.

DIABOLICAL MINDS

La band veneta sale sul palco con un numero discreto di sostenitori di fronte al palco e poco ci vuole a scaldare l’atmosfera. I nostri propongono un death metal old school melodico che sicuramente ha una bella impronta di quella scena di Göteborg, ma non si limita a proseguire le gesta dei mostri sacri del genere. Insieme dal 2013, sebbene abbiano subito qualche cambio di formazione, i nostri hanno rilasciato un full-length nel 2017, “A Trail of Blood and Hope”, un disco sicuramente valido e che merita di essere proposto dal vivo. A livello musicale, infatti, la proposta della band mi è piaciuta molto: riff ben costruiti e accattivanti, strutture molto valide e assoli incantevoli hanno completato un’opera già di per sé buona. Sì, qualche errore a livello live c’è stato, ma la proposta è valida e, per il sottoscritto, sono stati una bella scoperta. Se qualcosa bolle in pentola, lo ascolterò con piacere.

BARBAROSSA

La storia dei Barbarossa inizia un anno dopo rispetto a chi li ha preceduti: si sono formati infatti nel 2014, ma hanno avuto uno sviluppo totalmente diverso. I nostri, dopo un primo demo, hanno infatti sfornato due full-length e tre EP, di cui uno è stato rilasciato poco tempo fa. La band vanta un’ottima compattezza dal punto di vista live, sia dal punto di vista scenico sia per la resa sonora, che crea un vero e proprio muro davanti agli spettatori. Questo elemento è cruciale per garantire ai padovani la cattura dell’attenzione del pubblico. L’ottima tecnica garantisce continuità alla performance. Tra i presenti, qualche avventuriero prova a far partire il pogo e, in un sano clima di divertimento, anche se il pit non attacca, la cosa fomenta il leader dei Barbarossa, che scende dal palco e, in una sorta di circle pit, invita i presenti a saltare. A livello musicale, i nostri si spingono su un Death Metal moderno, caratterizzato da suoni definiti e impattanti, con riff scanditi e poche melodie. Un ottimo live.

REVOCATION

“20 Years of Terror”: i Revocation festeggiano così il loro ventesimo anno di attività nel mondo del metallo. La band, sotto la guida del carismatico dio della chitarra americano Dave Davidson, è arrivata a rilasciare ben nove album e due EP: un numero di dischi molto proficuo, specialmente se si considera che, in tutti questi undici lavori, l’ispirazione non è mai mancata. In quest’attesissima data di Verona vedremo la band finalmente tornare a esibirsi come headliner e, anche se sulla carta il tempo d’esibizione si ferma a un solo giro d’orologio (nella pratica sarà poco meno), siamo sicuri che ci godremo ogni singola nota. Prima che lo show inizi, si può già notare che sul palco i nostri si sono tenuti leggeri rispetto alle date precedenti. Tutto è minimal: nessun backdrop, nessun pedale di chitarra, nessuna testata. I nostri si sono tenuti leggeri e, devo essere sincero, mi ha un po’ stranito vedere David usare una pedaliera digitale, ma, come scriverò, questo non ha intaccato la resa finale di un live che è stato caratterizzato da suoni decisamente buoni. I nostri entrano sul palco con nonchalance, quasi come se stessero facendo delle prove: a sinistra Alex Weber, a destra Harry Lannon, Ash Pearson dietro alle pelli e, al centro, il leader indiscusso, Dave Davidson. Il pubblico non manca e, anche se la sala non è piena, i presenti si faranno sentire per tutta la durata dello show, a iniziare da “Nihilistic Violence”, che apre la setlist dei nostri con il suo riff spaccatesta. Il glorioso brano “Netherheaven” non è forse il più impattante come apertura, ma l’headbanging è assicurato e, verso la fine del brano, quando i BPM si alzano, partono anche i primi spintoni: si dà il via alle danze! Come ripeterà anche “padre” Davidson, questa setlist includerà brani da quasi tutti i lavori sfornati fino adesso dalla band americana. “Scorched Earth Policy” e “Fracked” seguono in coda con le loro vibes prog-tech ad alto contenuto di riff, che terranno gli occhi di molti spettatori incollati alla tastiera dei chitarristi. La band è superlativa come sempre. Sebbene manchi la strumentazione che i nostri usano solitamente, non si sentono particolari lacune. La precisione chirurgica dei nostri regala uno show mozzafiato, che viene anche fomentato dal frontman, perennemente in movimento sul palco, andando da una parte all’altra e buttando qua e là espressioni facciali bizzarramente uniche. Come sempre, è sbalorditivo vedere Davidson in azione: vederlo suonare riff così complessi con una facilità sconcertante è qualcosa di incredibile. Un vero guitar god. “Confines of Infinity” e “Data Corpes” sono l’unica doppietta di canzoni appartenenti allo stesso album che ascolteremo stasera. Presumo che i nostri abbiano voluto giustamente proporre un assaggio in più dell’ultimo ottimo disco, “New Masters, New Gods”, precedendo così l’animata e sempre apprezzata “Of Unworldly Origin”, uno dei brani preferiti dal sottoscritto e colonna portante di “The Outer Ones”, album che rasenta la perfezione della band, con i suoi numerosi riff tecnici miscelati alle grandiose melodie e agli assoli esageratamente goderecci. Come già avevamo visto a Milano qualche mese fa, Alex Weber si fa carico di coprire il reparto delle seconde voci. Il bassista, dopo una breve e discussa avventura negli Obscura, sembra aver trovato un ruolo di rilievo nella band americana. Il suo stile personale, che miscela tech death e jazz, è estremamente azzeccato nel contesto e convince sotto tutti i punti di vista: presenza scenica, capacità esecutive al basso e tecnica vocale, con un timbro che si incastra perfettamente con quello del frontman. “Dismantle the Dictator”, “Summon the Spawn” e “Only the Spineless Survive” danno l’ultimo strattone ai fan sotto palco, ma la chiusura in bellezza verrà data da “Bound by Desire”, iconico brano di “Teratogenesis”, che ormai ha ben quattordici anni sulle spalle, ma le cui caratteristiche di scrittura lo rendono ancora oggi un brano moderno e pieno di spunti d’ispirazione. Così, il concerto arriva alla sua fine: una magnifica dimostrazione di tecnica e metal che speriamo si ripeterà presto. A fine concerto, strette di mano e plettri regalati, giusto poco prima che la band scenda dal palco per scambiare qualche chiacchiera con i fan italiani. Come direbbe Dave Davidson, PFD

SETLIST

  • “Nihilistic Violence”
  • “Scorched Earth Policy”
  • “Fracked”
  • “Confines of Infinity”
  • “Data Corpse”
  • “Of Unworldly Origin”
  • “Dismantle the Dictator”
  • “Summon the Spawn”
  • “Only the Spineless Survive”
  • “Bound by Desire”

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