Outlanders – Recensione: Outlanders

Outlanders” è il nome di un progetto nuovo ma dalla lunghissima gestazione, se è vero che l’idea di combinare la voce da soprano di Tarja Turunen (Asspera, Nightwish ed una consistente carriera solista), la capacità compositiva del pioniere della musica elettronica Torsten Stenzel ed il talento di alcuni dei più conosciuti chitarristi della scena rock risale a circa dieci anni fa. Un progetto certamente eclettico e fuori dagli schemi, ma che con l’uscita di questo nuovo – omonimo – disco dimostra che non c’è stato spazio per i ripensamenti e tutti gli artisti coinvolti (Al Di Meola, Trevor Rabin, Joe Satriani, Jennifer Batten, Steve Rothery, Mike Oldfield, Walter Giardino, Ron “Bumblefoot” Thal, Vernon Reid e Marty Friedman) hanno voluto dare il proprio contributo affinchè queste dodici tracce vedessero finalmente la luce. Finlandese lei e tedesco lui, Tarja e Torsten offrono con “Outlanders” un panorama sonoro che si sviluppa lungo una tracklist generosa al punto da sfiorare i novanta minuti di musica. Un panorama nel quale acustico ed elettronico si avvicendano armoniosamente già dalle prime battute, che vedono Tarja esordire con un testo recitato in lingua finlandese. Anche in virtù della corposa durata di ciascuna traccia, il disco procede poi con movimenti lenti ed ampi, che lasciano il tempo di lasciarsi cullare dai suoi echi, dalle sue trame rarefatte, dai vuoti creati ad arte per permettere alle note di chitarre di brillare con il loro tocco, la loro scintilla e la loro umanità.

Ed in questa sorprendente esaltazione della natura umana sta uno dei tratti più convincenti di “Outlanders”: nonostante la comprensibile abbondanza di sonorità elettroniche, sono proprio i momenti affidati al cantato ed alle chitarre a raggiungere le intensità maggiori, e con esse la capacità di trasportare, mesmerizzare l’ascoltatore prendendolo dolcemente per mano. Si tratta quindi di camminare in uno spazio sospeso tra l’ambient del sottofondo ed il blues di un assolo, tra la geometria apparentemente fredda dell’elettronica e la potenza di una schitarrata (“Mystique Voyage”), con la voce dell’interprete nordica che – brano dopo brano – assume un’efficacia collante sempre più forte e personale (“Closer To The Sky”). C’è insomma una relazione dinamica tra gli elementi, una continua rotazione di riflettori ed accessori ed interessi che dona una certa forma di imprevedibilità e di sorpresa, che a volte privilegia il vocalizzo ed altre il puro ritornello, ma senza che a prevalere sia una qualche sensazione di inutilità o sbandamento. E se anche le durate delle canzoni richiedo uno sforzo in più per essere riconosciute o identificate, gli elementi distintivi di ognuna cominciano ad emergere nei successivi ascolti: e del resto non sarebbe nemmeno possibile, per dire, che un Joe Satriani mattatore in “The Sleeping Indian” o un Marty Friedman qualsiasi avessero posato le proprie note su qualcosa di blando e completamente impersonale.

Nonostante la considerazione, per la verità superflua, relativa all’assenza di qualsiasi elemento metal/sinfonico su questo lavoro, va comunque detto che i fan della Turunen potranno trovare anche su “Outlanders” un utilizzo efficace delle sue capacità, un’esaltazione della sua poliedricità ed una celebrazione della dolcezza di cui la sua voce è da sempre dispensatrice (“Land Of Sea And Sun”). Ma non solo, perché l’intera produzione della parte elettronica, così come la qualità degli interventi di chitarra, sapranno regalare un momento differente d’interesse anche a coloro i quali non vorranno identificare necessariamente questo lavoro con un divertissement della bella e brava finlandese. “Outlanders” è un lavoro lungo e delicato, fatto di trame tenui e suggestioni sibilline, di orchestrazioni tanto essenziali quanto eleganti, al quale non difetta una componente umana calda e romantica che non lo rende mai meccanico né affaticante. Un disco che propone un altro concetto di intensità, ispirato ad un contrasto sempre presente – forse irrisolvibile – ma disteso e delicato, portatore di tecnica ed anche melodia (“The Cruellest Goodbye”) e, da ultimo, esaltato da un suono cristallino che avvolge e merita esso stesso un applauso silenzioso e composto. Un lavoro complesso che rallenta dolcemente il battito, che si insinua nell’ombra (“World In My Eyes”) e culla il respiro.

Etichetta: Ear Music / EDEL

Anno: 2023

Tracklist: 01. Outlanders feat. Walter Giardino 02. Closer To The Sky feat. Trevor Rabin 03. The Cruellest Goodbye feat. Al Di Meola 04. World In My Eyes feat. Vernon Reid 05. Mystique Voyage feat. Steve Rothery 06. The Sleeping Indian feat. Joe Satriani 07. Land of Sea and Sun feat. Marty Friedman 08. 1971 feat. Walter Giardino 09. We Own This Sky feat. Ron “Bumblefoot” Thal 10. Never Too Far feat. Mike Oldfield 11. Echoes feat. Jennifer Batten 12. A Peaceful Place (Return To The Oasis) feat. Walter Giardino
Sito Web: facebook.com/tarjaoutlanders

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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