Vader – Recensione: Necropolis

I Vader si presentano all’appuntamento con il nuovo dischi snelliti nella line-up e nel sound. Ormai ridotti i membri effettivi a due i nostri si dedicano al loro primo amore e sfornano un prodotto che riporta le loro coordinate sonore verso il death-thrash. Brani di breve durata, fucilate ben indirizzate che arrivano dritte sul bersaglio grazie ad un utilizzo senza sbavature di un riffing mutuato dal vecchio thrash, irrobustito da una cattiveria tipicamente death. Potrebbe sembrare una formula eccessivamente statica o datata, ed in parte lo è, ma a venire incontro agli obiettivi della band ci pensa una produzione superba che riesce nel compito assegnatole di far brillare l’insieme. Un po’ come era successo per i brani risuonati nella recente raccolta del venticinquesimo anniversario, anche per “Necropolis” si possono sprecare parole di lode sul “come”, più che sul “cosa”. Degli undici brani qui inclusi non ce n’è infatti nessuno che possieda caratteristiche di vera novità, ma, se cercato impatto e pulizia d’esecuzione, non troverete nessuno in grado di competere con i Vader nello stesso campo stilistico. E se proprio ci si deve rassegnare ad un periodo storico che mostra pochi spunti di vera creatività, almeno lo si faccia pretendendo standard elevatissimi di qualità nella confezione. Su questa linea “Necropolis” può certamente essere definito un lavoro appagante.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast / Warner

Anno: 2009

Tracklist: 01. Devilized
02. Rise Of The Undead
03. Never Say My Name
04. Blast
05. The Seal
06. Dark Heart
07. Impure
08. Summoning The Future
09. Anger
10. We are the Horde
11. When The Sun Drowns In Dark
Sito Web: http://www.myspace.com/vader

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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