Linkin Park – Recensione: Living Things

La storia dei Linkin Park, giusto per citare un fatto di cronaca recente, può essere paragonata al naufragio della Costa Concordia: una nave da sogno ora naufragata e abbandonata ad un triste destino. Quando ho avuto l’occasione di ascoltare “Living Things” in cuor mio desideravo che segnasse il loro ritorno a far musica, ma ho avuto solo la dimostrazione che tutto ciò che rimane di loro è solo il nome.

I Linkin Park, quelli veri, quelli che hanno sbaragliato le classifiche con “Hybrid Theory” e con “Meteora” possono definitivamente essere dichiarati morti. Di loro rimangono soltanto la voce di Chester, decisamente poco sfruttata, e il rap, piuttosto piatto, di Mike Shinoda, per il resto qualunque altro elemento che richiami al loro successo è totalmente sparito. Questa fine ci era stata ampiamente annunciata con “Minutes To Midnight”, di cui comunque qualcosa si salvava, e con il worst album del 2010 “A Thousand Suns”, e questa stessa fine ci è stata confermata con “Living Things”. Mi chiedo che senso abbia chiamarsi ancora Linkin Park? Mi chiedo quanto sia necessario e utile infangare il loro nome con canzoni come “Lost In The Echo”, che sembra più scritta dal deejay del momento che da una band che ha vissuto gli anni d’oro del nu metal. Di questo brano si salvano solo, e non in toto, i pochi secondi sul finale in cui Chester fa un po’ di screamo, ma ciò non basta a risollevare una canzone che fa decisamente acqua da tutte le parti. “Burn It Down”, singolo che ha annunciato questo ennesimo album-porcheria, è il classico pezzo da radio commerciale, da MTV di ultima generazione, è un brano da intrattenimento mediatico di massa. La strumentazione è totalmente assente, la musica è composta da synth, batteria elettronica e, suppongo, basi campionate.

Richiamando le sonorità di “What I’Ve Done”, “I’ll Be Gone” si distacca in buona parte dalle altre canzoni e, almeno, ha una parvenza di musica come base. Il sound, che unisce rock facile e pop rock, fa del brano una probabile hit che può essere suonata senza vergogna come intermezzo di un loro live.

“Victimized”, insieme alla canzone precedentemente citata, sembra richiamare, e anche piuttosto bene, il loro passato tutt’altro che vergognoso. Finalmente Chester tira fuori la voce, ma tutto ciò dura veramente poco, forse troppo poco, appena 1,46 minuti per poi ritornare al presente. Un presente fatto di “canzoni” come “Until It Breaks”. “Powerless” segna la fine di questo album che, per quanto mi riguarda, poteva anche rimanere chiuso in un cassetto e non essere mai pubblicato.

La recensione è chiara, i Linkin Park si sono scavati una bella fossa da cui sarà decisamente difficile uscire. Scelta loro? Scelta di mercato? In ogni caso l’album, legato al loro nome, risulta un’oscenità che non è nemmeno degna di essere scaricata illegalmente.

Voto recensore
2
Etichetta: Warner Bros, Machine Shop

Anno: 2012

Tracklist:

01. Lost In The Echo

02. In My Remains

03. Burn It Down

04. Lies Greed Misery

05. I'll Be Gone

06. Castle Of Glass

07. Victimized

08. Roads Untraveled

09. Skin To Bone

10. Until It Breaks

11. Tinfoil

12. Powerless


Sito Web: www.linkinpark.com

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

22 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Manu

    Non hai nemmeno sentito l’album.

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    • Francesca Carbone

      Sinceramente ho ascoltato l’album una decina di volte per intero e a piccole dosi altre svariate volte. Non condivido assolutamente la loro virata commerciale e mi spiace che continuino a fare questo genere di musica mantenendo lo stesso nome che li lega ad album di grosso calibro. Se cambiassero nome sarebbero decisamente più coerenti. In ogni caso una critica negativa non significa non aver ascoltato l’album…e lo dice una che li ha seguiti fin dall’inizio con passione e dedizione!

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      • Edward Idioteque Maleffo

        Non sarà un capolavoro ma io i voti che stroncano totalmente come 1, 2 o 3 proprio non li sopporto… Potrai non essere d’accordo con la via da loro intrapresa ma non puoi valutare così un album che tutto sommato risulta essere solido e piacevole (escluso un paio di episodi)…

        Reply (in reply to Francesca Carbone)
      • Alberto

        Mi dispiace ma questa recensione è priva di senso perchè vuol dire che non si è scavato a fondo nel passato dei Linkin Park!!!
        Non è assolutamente vero che si sono commercializzati, può essere vero che gli ultimi album non sono geniali (può essere). Il Nu Metal è uno stile che sta andando via via morendo, non è più lo stile che era all’apice nei primi anni del 2000, se fossero rimasti di più sul nu metal sarebbero andati anche loro morendo, infatti molte band con quel genere stanno perdendo molti fans. Lo stile dei Linkin Park comincia ad essere un po’ più elettronico per andare al passo con la moda però mantenendo sempre lo stile grintoso di una volta, il loro non è mancanza di impegno, anzi, è scaltrezza mischiata all’impegno!!! La prova ne è che non perdono fans, ma molto più importante che ne acquisiscono molto velocemente. E poi Living Things è stato dichiarato come un azzeccatissimo ritorno alle origini da Rolling Stone, e quella rivista son sicuro che non scrive cose a c***o. Perciò per favore quando scrivete le recensioni non fatele come vi pare a voi, ma rispettando l’opinione comune e leggendo le altre critiche. Questa recensione fa cacare!!!!!!!! Imparate che la monotonia dopo un po’ rompe!!!

        Reply (in reply to Francesca Carbone)
        • Tommaso Dainese

          Caro Alberto, aldilà della singola recensione e del singolo album su cui ognuno ha una sua idea personale…ma pensi veramente che…”quando scrivete le recensioni non fatele come vi pare a voi, ma rispettando l’opinione comune e leggendo le altre critiche”…in poche parole in 100 si buttano dal ponte dobbiamo farlo anche noi? Il senso di quello che dici tu è questo…e sinceramente, oltre a non essere professionale (fare un copia e incolla di recensioni altrui), mi sembra in generale un’affermazione…buffa 🙂 proprio perchè fatta in un contesto di nicchia come il nostro…
          Secondo il tuo ragionamento…se l’opinione comune dichiara che Lady Gaga è presente e futuro della musica…cosa facciamo? ascoltiamo tutti Lady Gaga?
          La monotonia rompe si…ma che c’entra? 🙂 questa proprio non l’abbiamo capita! 🙂

          Reply (in reply to Alberto)
          • Alberto

            Chiedendo di rispettare l’opinione comune nn intendevo “100 si buttano dal ponte e ci buttiamo anche noi” ma 100 si buttano dal ponte e allora lasciamoli buttare!!! Poi ognuno ha i suoi gusti ma se nell’esempio tuo Lady Gaga va forte non potete scrivere che fa schifo!!! Con la monotonia intendevo k ascoltare nu metal era sempre la stessa cosa, quindi bisognava trasformarlo in qualcosa di diverso mantenendo lo stesso stile. Poi ho notato k vi siete contraddetti recensendo Hybrid Theory e A Thousand Suns, questo fa perdere credibilità al sito…

            (in reply to Tommaso Dainese)
        • Francesca Carbone

          Ciao Alberto,
          scrivere una recensione che va contro il tuo pensiero non rende automaticamente il mio elaborato privo di senso, in più, come chiarito nei commenti e nella precedente recensione dei Linkin Park, sono una di quelle persone che ha ascoltato e seguito la band fin dall’inizio. Sono d’accordo sul fatto che il nu metal stia morendo e che una band debba evolversi, ma questa virata totale di genere è quasi incomprensibile..e a dirlo non sono solamente io! Il fatto che Rolling Stone abbia promosso l’album, non rende la mia opinione meno autorevole, fortunatamente non siamo tutti omologati ed esistono diversi punti di vista.
          In particolare mi preme rispondere alla conclusione della tua opinione “per favore quando scrivete le recensioni non fatele come vi pare a voi, ma rispettando l’opinione comune e leggendo le altre critiche”. Vedi caro Alberto, scrivere una recensione non significa scrivere l’opinione comunione, ma scrivere un’opinione più o meno condivisibile dai più. Il fatto che molte testate abbiano promosso l’album e che i fan dei LP siano in continuo aumento, non mi vieta di fare una critica controtendenza. Le altre critiche le leggo e, se sono interessanti, le approfondisco e studio la prospettiva presentatami..questo indipendentemente dal fatto che seguano o meno il mio pensiero.
          In conclusione esiste la libertà di pensiero e il diritto alla critica 😉
          Buona serata

          Reply (in reply to Alberto)
          • Alberto

            Il problema non sono solo io, ma tutti che commentano qua sotto, che si lamentano molto della critica!!! C’è da pensare che i Linkin Park vi stanno sulle palle!!! Vi siete addirittura contraddetti tra la recensione di Hybrid Teory e A Thousand Suns

            (in reply to Francesca Carbone)
      • Ti odio

        Tutte le recensioni che ho letto non avevano un proprio giudizio erano OGGETTIVE,quindi, gentilmente, tieni la bocca a posto e vai ad ascoltare gli one direction.

        Reply (in reply to Francesca Carbone)
    • Andrea Carbone

      Manu, ascoltati i precedenti album dei Linkin Park…poi ricommenta! l’album che ha recensito Francesca credo sia stato ascoltato fin troppo bene…

      Reply (in reply to Manu)
      • Manu

        Prima di parlare pensaci, io ho tutti gli album dei Linkin Park, i Linkin Park sono cambiati (per fortuna) hanno più di 30 anni (Chester 36), secondo me è un passo in avanti a ATS, e se siete veri fans noterete che il tocco è sempre il loro, se volete metal andate a sentire i Metallica (fino a and justice for all)

        Reply (in reply to Andrea Carbone)
  2. Paolo

    Concordo con la recensione di Francesca Carbone: una desolazione. Ma era già in nuce in Hybrid Thory: molto pompato e molto derivato.

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  3. Mattia

    ma davvero, immaginatevi se questo living things fosse stato uno stampo di hybrid theory o meteora. davvero volevate questo da loro? ma dai, è ovvio che non potevano più restare su quel genere che ormai è stra-passato. tutti i gruppi che facevano nu metal nel 2000 oggi sono caduti nel dimenticatoio, loro invece hanno capito subito che se volevano andare avanti dovevano cambiare. e questo album è proprio una sintesi, secondo me, di canzoni con struttura a vecchio stampo (ovvero una struttura classica, al contrario di a thousand suns ) e nuovi suoni. hanno capito che il nu metal non andrebbe più ormai, e si sono buttati sull’elettronica, o rock elettronico, nel quale secondo me sono bravissimi. (dato che comunque l’elettronica è sempre stata una parte importante del loro sound). album bellissimo a mio avviso.

    Reply
    • Francesca Carbone

      Ciao Mattia,
      grazie per avermi dato un feedback e un diverso punto di vista 🙂 Comunque non volevo un altro “Hybrid Theory” o “Meteora”, ma nemmeno un album in cui la metà dei componenti sembra inesistente. I Linkin Park nel corso della loro storia musicale hanno dimostrato di vederci lungo e hanno sempre cercato una spinta verso il futuro e l’innovazione, ma in questo caso la loro spinta è andata ben oltre a parer mio. Il nu metal è un genere sicuramente saturo e, almeno per il momento, passato, ma ciò non toglie che ci si possa innovare senza annullare la parte musicale. A livello di elettronica sono molto bravi e hanno sicuramente accentuato questa loro componente che negli anni è maturata, ma mi chiedo se con sonorità così distanti abbia ancora senso mantenere lo stesso nome che, come detto nell’articolo, è legato a ben altri successi.

      Reply (in reply to Mattia)
      • Gazza

        Ok, va bene i gusti personali e tutto. Ma io non comprendo una cosa. Perchè una recensione viene scritta basandosi solo ed esclusivamente sui gusti personali e guardando al passato? Secondo me non ha senso.
        Questo album non fa gridare al miracolo, ma non è neanche uno schifo, è un album piacevole da ascoltare che rappresenta ciò che sono i Linkin Park nel 2012. E’ in pratica MTM riscritto con la maturità acquisita durante la scrittura di ATS. Poi io rispetto la tua opinione, ma il giudizio non deve essere “guastato” da ciò che uno si aspettava o da ciò che ha fatto la band in precedenza. E’ chiaro che sei estranea al genere musicale a cui i Linkin Park si sono avvicinati ultimamente, ma FIDATI che molte delle cose che hai scritto sono proprio sbagliate, non lo dico per difendere i Linkin Park, a me piacciono, ma se c’è da criticarli non ci metto molto a farlo. MTM secondo me è un album banale e impersonale. Però ripeto, secondo me non bisogna buttare nel cesso un album solo perchè non corrisponde a ciò che piace a noi. Ovviamente massimo rispetto per i tuoi gusti e le tue opinioni 😉

        Reply (in reply to Francesca Carbone)
        • Andrea Carbone

          Gazza scusami ma…è ovvio che una recensione sia soggettiva! se devo fare una critica la faccio sulla base delle miei conoscenze, informazioni e gusti. Personalmente dai Linkin mi aspettavo un album più rock e non discotecaro. Se si ascoltano i vecchi successi il cambiamento, dal mio punto di vista negativo, si sente.
          L’album in sè non è brutto…ma stona il nome Linkin Park…avrei cambiato nome del gruppo prima di fare questa scelta musicale!

          Reply (in reply to Gazza)
          • Gazza

            E’ proprio questo che secondo me non è giusto, ovvero il giudicare un album in base a chi l’ha composto. Secondo me andrebbe giudicato in base a ciò che è e se io dico che MTM fa schifo, non lo dico perchè HT e Meteora erano meglio, ma per altri motivi. Non devi ascoltare Living Things avendo nelle orecchie Hybrid Theory e non devo ascoltare Hybrid Theory avendo nelle orecchie Living Things. Non so se mi spiego 😉 Poi da 2/3 anni sui Linkin Park si stanno dicendo moltissime cose SBAGLIATE, sia nel bene che nel male.
            Ad ogni modo, volevo farvi i complimenti perchè vedo che qua (a differenza di altri posti) si riesce a esprimere la propria opinione e a fare una discussione 😉

            (in reply to Andrea Carbone)
          • Francesca Carbone

            Rispetto moltissimo la tua opinione e accetto più che volentieri la critica. Questi Linkin Park non lasciano molti grigi, o si amano o si odiano e a me personalmente non fanno impazzire. Ti ringrazio anche per la conclusione, per quanto mi riguarda amo ricevere feedback di tutti i tipi e instaurare dibattiti con nuovi spunti 🙂

            (in reply to Gazza)
          • anonimo

            Se sentissi un album degli Iron Maiden che fanno house rimarrei straniato un bel po’, ma non è detto che mi faccia schifo, quindi per me sia l’artista che il genere contano poco, secondo me c’è l’elettronica buona e quella cattiva come nel rock (se poi non ascolti il genere o non ti piace è un altro discorso) esempio Reanimation usa molta elettronica sul loro stile vecchio, certo se non ti piace neanche quello vuol dire che molto probabilmente non vai d’accordo con l’elettronica e fine della storia e io lo considero un ottimo album, che semplicemente da emozioni diverse da HT con un genere diverso, poi hanno preso chiaramente un’altra strada, un altro tipo di elettronica (piu per sound che per genere) certo ci sono molti lavori anche nell’alternative che possono suonare simili, ma a me nè tecnica ne l’originalità contano molto, contano le emozioni che in quanto soggettive si possono condividere come non 🙂

            (in reply to Andrea Carbone)
  4. Sim

    Secondo me Living Things se la gioca con A Thousand Suns come peggior album dei Linkin Park.
    Minutes to Midnight apparve “brutto” per via del radicale cambio di sonorità, ma a conti fatti, erano presenti tantissime canzoni ben curate che prendevano spunto da svariati generi musicali (pop, punk, reggae, alternative, temi sociali e qualcosina di sperimentale). Canzoni ben curate sotto l’espetto tecnico, melodico e testuale (4 anni circa di lavoro), che hanno esaltato ogni componente della band (tranne Joseph Hanh) e che han dimostrato quanto i Linkin Park siano versatili. Molti, tra cui il sottoscritto, stroncarono l’album perchè si aspettavano un nuovo Meteora.

    A Thousand Suns…..di tutto l’album si salvavano giusto 4 canzoni ad essere buoni. Le altre erano troppo “sperimentali” e direi pure pasticciate, troppi intermezzi. La forza di ATS era il fatto di essere un concept album con canzoni con testi allegorici/poetici e piuttosto profondi che richiedevano diversi ascolti per essere compresi. Fu usata troppa elettronica, facendo quasi sparire dalla scena Rob Bourdon, Phoenix e Brad Delson…ovvero la componente rock, relegata saltuariamente a qualche finale. Fortuna che dall’album si salvarono alcune tracce come Blackout (simpatico il contrasto fra un Chester arrabbiato contro i governi e una base musicale stupidella) o il blocco Wisdom-Justice and Love + Iridescent (con quel bel pianoforte) + Fallout + The Catalyst. Buono anche il finale con l’acustica The Messenger.

    Living Things è un A Thousand Suns con influenze provenienti da Hybrid Theory (le copertine di LT e HT hanno quasi gli stessi colori). Rispetto ad ATS perde dei punti non essendo un concept album e trattando temi meno “accademici”…è infatti più diretto come disse Mike Shinoda nelle interviste. Fortuna che le influenze di Hybrid Theory in tracce come Lost in The Echo, Burn it Down e Lies Greed Misery (il finale ricorda A Place for My Head) hanno permesso il ritorno di certi elementi nelle canzoni in grado di far sentire maggiormente i singoli componenti. Mike reppa di nuovo “fluidamente” (e non pedantemente come in ATS) duettando con un Chester screamer, Brad Delson si fa di nuovo sentire con la chitarra, Joseph Hanh (vittorioso da ATS) continua con la sua elettronica. Tuttavia, il senso di musica radio commerciale (specialmente in Burn it Down) è molto forte, con ritmi e melodie molto prevedibili. Anche l’arrangiamento poteva essere svolto con più cura in certe canzoni (tipo Lies Greed Misery). Troviamo qualche nuovo esperimento tipo a Castle of Glass e Until it Breaks e una canzone demo, ovvero Victimized…cosa? non è una demo? E perchè dura neanche due minuti?
    Roads Untreveled possiede un’aura misteriosa, con una base musicale che strizza l’occhio a My December di Reanimation, ma che a me fa venir voglia di premere il tasto skip dopo una ventina di secondi. Questo perchè Castle of Glass è piuttosto pesante di suo e Victimized dura troppo poco per potersi riprendere. Quindi si arriva a Roads Untraveled già un po’ annoiati.
    Tinfoil poteva essere una buona occasione di riportare in auge le tracce strumentali di Hybrid Theory e Meteora, ma senza successo a causa della durata troppo breve ed essendo un’intro per Powerless: assolutamente inadatta come finale, una sorta di ballata con un testo breve che lascia l’ascoltatore e lo riporta alla vita normale in uno stato di…………Powerless.

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  5. Marco

    allora se dobbiamo dire la verita, si ci sono canzoni non molto belle, ma quelle belle dove le mettiamo? chiuse nel cassetto?? ma daii!! per esempio castle of glass ha vinto featured in metal of honor, quindi piu di questo ke volete che vengono considerati dei santi allora? sono pur sempre esseri umani e ci sono le canzoni belle dell’album living thinghs come castle of glass… quindi non mettete dentro il cassetto quelle belle e uscite sono quelle brutte, e io nn avro problemi a mettere le canzoni nuove dei linkin park nel mio programma della Web-radio…

    Reply
  6. Shy

    Boh, sinceramente non capisco queste parole che sanno tanto (troppo) da “critichiamo tanto li criticano tutti”…
    Sono una loro fan da parecchi anni, ho vissuto il loro cambiamento e sono riuscita ad apprezzarlo nella migliore maniera.
    Minutes to Midnight, ammetto, che ancora adesso non riesco ad ascoltarlo molto, ma sicuramente non è un album da gettare, anche se comunque non mi piace molto XD
    A Thousand Suns o come fa figo chiamarlo “il peggiore”, lo trovo uno dei migliori, non mi dilungo sul perché, dico solo che per fare certi cambiamenti, andando contro critiche serie o meno, fan e “fan” (coloro che sono rimasti al 2003 per intenderci, quelli che non accettano il fatto che manco i Linkin Park stessi accettavano l’etichetta “nu-metal” senza accorgersi che i tempi e le persone sono cambiate e cresciute) ci vogliono un paio di cosidette, e sicuramente ATS è un album con le palle, tanto per dirne una… che ha aiutato la band a vedere meglio come andare avanti.
    Living Things è sicuramente dopo Hybrid Theory il migliore. A parte il primo singolo, quasi giustamente una scelta molto radiofonica come ritorno sulle scene, tutte le altre sono degne di nota, partendo dalla stupenda opener Lost In The Echo, passando per una delle mie preferite in assoluto Castle Of Glass arrivando a Tinfoil+Powerless che si avvicina un po’ a quel Chester dei Dead By Sunrise.
    Criticare va bene, ma stroncare perché lo fa una certa “massa” non lo trovo così giusto, e io stessa li critico parecchio quando sfornano certi video, la scelta di Burn It Down come primo singolo di quest’album, quando uscì MTM e altro, ma dire che Living Things è praticamente da gettare, no…

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