Cyborg Zero – Recensione: Zero

All’inizio erano i The Cyborgs, duo romano protagonista di una travolgente formula che vedeva il loro il loro rock blues filtrato da elementi di garage e punk, e con il quale erano stati registrati quattro album, e fatti tour importanti, anche in apertura a nomi enormi quali Deep Purple, Jeff Beck, Iggy Pop, Bruce Springsteen, Jhonny Winter, John Mayall e molti altri. Poi, il cantante e chitarrista Cyborg Zero univa le proprie forze con il batterista Mr G. (anche lui rigorosamente mascherato) per intraprendere un percorso musicale parallelo a proprio nome, nel quale gli elementi di diretta essenzialità della proposta musicale della band madre erano ancor più accentuati. Questo nuovo percorso aveva portato, nel 2019, a un album autoprodotto, intitolato semplicemente “0”, registrato presso il Lesder Studio da Tommaso Martinelli, per poi intraprendere un tour che aveva toccato anche alcuni importanti festival europei.

Arriva ora la ristampa in LP dell’album in questione, a cura della Go Down Records, arricchito da due inediti posti in apertura e rimasterizzato.

L’album inizia, come dicevamo, con i due brani inediti. “Skool” è un pezzo molto tirato, con un riff fra il rock blues e il garage, diretto ed essenziale, dalla voce filtrata e un breve ma travolgente assolo di chitarra. Una bella botta per iniziare al meglio! “Surfin’ On Mars” prosegue su simili coordinate, un garage punk con una linea vocale serratissima e stacchi che sanno di sixties, ovviamente rivisitati in un’ottica più attuale.

Il resto dell’album è quanto già pubblicato sette anni orsono. La chitarra lancinante che si trasforma in un boogie deragliato di “Tu Tu TuTu Tu Tu” non lascia respiro con il suo swing tiratissimo, con il ritornello che ripete esattamente il titolo del pezzo, mentre una batteria che pare provenire da una cantina introduce “Gaw”, sempre all’insegna del boogie in salsa garage, con il suo alternarsi fra riff e cantato, in una intelligente rivisitazione di atmosfere di altri tempi. Ancora un titolo, diciamo, bizzarro con “La Lalla Lalla”, rock blues tiratissimo, che si dipana nella ripetizione dei temi portanti, che poi è il principale modo di comporre della formazione, ma sempre in maniera coinvolgente e mai banale, mentre “One Crap”, nella sua essenzialità nichilista, con la chitarra più punk dell’intero disco, sembra presa direttamente dal repertorio degli Stooges. Non da meno “Rock And Real”, anch’essa definibile più garage punk che rock blues (che resta però la matrice del tutto), che pesca dall’humus musicale della Detroit della fine degli anni ‘60, mentre “Hey Hey Hey Ha Ha Ha” (ma quanto sono belli questi titoli?), soprattutto nella linea vocale, è un tuffo in quei sixties dai quali è derivata l’ispirazione per una quantità incalcolabile di band underground. I ritmi calano con “Duu Ah Duu Ah”, un blues tutto sommato piuttosto tradizionale, sempre ovviamente filtrato dall’ottica del duo che non prevede alcuna infiocchettatura. Delizioso però l’assolo di chitarra che, fra un effetto bizzarro e l’altro, risulta di grande gusto, e il ritornello, che ripete il titolo in un’atmosfera che guarda sempre agli anni ‘50 – ‘60. “Danger” è un altro robusto punk blues che ci ricorda anche alcune cose di band quali i Groundhogs, e la conclusiva “Move On”, sostenuta da uno swing furibondo, è il degno finale, sempre in coerenza con le sonorità generali, dell’album.

Si tratta in definitiva di un ottimo disco, con le caratteristiche musicali che abbiamo citato che si fondono in maniera corrente e intelligente. L’essenzialità con cui i pezzi sono eseguiti non è in alcun modo da confondere con sciatteria, anzi: è la dimostrazione di come si posa dire tanto con poco, lasciando trionfare la sostanza rispetto all’apparenza. Gli assoli di chitarra, per fare un esempio, sono bravi e stringati, ma di grande gusto e inseriti alla perfezione nel contesto musicale dei nostri. Tutto suona ridotto al minimo, compresa la durata dei brani, che ben raramente supera i tre minuti, ma quel minimo è ricchissimo di un linguaggio che riesce a dire tutto con con poco.

Una ristampa che, con l’aggiunta di nuovi pezzi, diventa particolarmente appetibile per un pubblico trasversale, che può andare dagli amanti del blues, ovviamente con una visione aperta rispetto al genere, fino ai rockers e ai punk, con un prodotto dal linguaggio personale e di grande interesse e qualità.

Etichetta: Go Down Records

Anno: 2026

Tracklist: Lato A 01. Skool 02. Surfin’ On Mars 03. Tu Tu TuTu Tu Tu 04. Gaw 05. La Lalla Lalla 06. One Crap Lato B 07. Rock And Real 08. Hey Hey Hey Ha Ha Ha 09. Duu Ah Duu Ah 10. Danger 11. Move On
Sito Web: https://www.facebook.com/cyborgzero

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