Falkenbach – Recensione: Asa

I Falkenbach del leader incontrastato ed unico vero e proprio membro Vratyas Vakyas (monicker ormai straconosciuto in tutto l’underground folk metal) sono sempre stati una creatura con regole differenti e particolari rispetto a quel che è il music business. “Asa” è la sesta release ufficiale della one man band e ancora una volta l’eclettico compositore colpisce nel segno con una perfezione solo sfiorata nelle ultime release (ricordiamo che “Tiurida” è del 2011 ma il precedente “Heralding – The Fireblade” è addirittura del 2005… questo perché Vratyas intende pubblicare solo quando è sicuro di aver composto materiale valido in barba a qualsiasi regola di mercato).

“Asa” è un affascinante e caleidoscopico viaggio a 360° nel mondo dei Falkenbach con nove canzoni che rappresentano al meglio tutti gli stili in cui il compositore eccelle. Abbiamo i pezzi più estremi di black primordiale e grezzo (…ed anche melodico) come “Wulfarweijd”, “Stikke Wound” o più cadenzati come “I Nattens Stilta” in cui si usa il growl.

Ci possiamo poi imbattere in brani magici di puro folk acustico come “Ufirstanan Folk” (pezzo dominato dalla chitarra e dalla malinconica voce pulita di Vratyas) o semi-acustici come “Mijn Laezt Wourd” o come il capolavoro (già uscito come singolo su vinile in formato 7”) intitolato “Eweroun”: in questo pezzo le linee vocali farebbero emozionare anche il più glaciale degli ascoltatori.

Vi sono poi dei brani che si pongono a metà strada fra queste possibilità e sono la solida ed estrema “Bronzen Embrace” e l’altra song-capolavoro intitolata “Bluot Fuër Bluot”, in cui si alternano con successo parti estreme ed altre acustiche con cantato melodico.

L’opener “Vaer Stjernar Vaerdan” è ancora un discorso a parte perchè si propone come pezzo epic metal arricchito da backing vocal femminili esageratamente evocative; il riffone pesante di Vratyas e la sua fascinosa linea melodica, ben supportata da un drumming alla Manowar primo periodo, rendono il brano semplicemente favoloso.

Aggiungiamo che per i veri appassionati l’album esce anche in un’edizione limitata a 2.000 copie in digibook che comprende un secondo CD con ben quattro bonus track.

I primi due brani sono la ferale e brutale “Beloved Feral Winter” e la melodica “En Lintinbluitin Faran…”; parliamo di due pezzi di qualità eccellente che a nostro avviso andavano inseriti nella tracklist. Troviamo poi “Return To Ultima Thule” che si tratta della new version (operazione a cui i Falkenbach ci hanno già abituato) di “Ultima Thule”, apparsa nel debutto “…En Their Medh Riki Fara…” che risulta gradevole ma non imprescindibile. Chiude l’elenco delle bonus track la strumentale “I Svertar Sunna Luihtint”, ossia la ri-registrazione di un brano apparso su demo.

L’unica conclusione valida per questa recensione è che se siete dei fan della band o in genere del viking/folk metal non dovete assolutamente farvi sfuggire questa gemma intitolata “Asa”.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Prophecy Productions

Anno: 2013

Tracklist:

01. Vaer Stjernar Vaerdan

02. Wulfarweijd

03. Mijn Laezt Wourd

04. Bronzen Embrace

05. Eweroun

06. I Nattens Stilta

07. Bluot Fuër Bluot

08. Stikke Wound

09. Ufirstanan Folk

Bonus CD of the 2CD book edition:

01. Beloved Feral Winter

02. En Lintinbluitin Faran...

03. Return To Ultima Thule

04. I Svertar Sunna Luihtint


Sito Web: https://www.facebook.com/falkenbach

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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  1. Luca

    Ottimo album!

    Reply

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