Ace Frehley – Recensione: Anomaly

Space Ace non ha bisogno di presentazioni, inutile perdere tempo con l’introduzione di un personaggio che ogni rocker/metallasso dovrebbe conoscere. Sicuramente la carriera solista di Frehley è rimasta più nell’ombra rispetto alle sue prove nei Kiss, ma già dall’album omonimo del 1978 il chitarrista non ha mai lesinato in fatto di qualità, prima con i Frehley’s Comet (leggermente inclinati verso il glam, in voga allora) e poi col fantastico “Trouble Walkin“, da molti sottovalutato.

Il 2009 è la volta di “Anomaly” (guarda caso a ridosso dell’uscita di “Sonic Boom”, nettamente inferiore rispetto all’album in questione), disco che segue il tracciato segnato dal suo predecessore, citato poco sopra. Ace canta su tutti i brani ma sono ben tre quelli strumentali (Gengis Khan, Space Bear ed ovviamente Fractured Quantum), brani che spaziano da melodie più orientali a nette influenze 60’s/70’s provenienti dal Jimi Hendrix meno acido ma anche da musicisti del calibro di Frank Marino. In ogni caso il paragone col chitarrista di colore ritorna più volte durante l’album, in primis dai titoli (Foxy and Free vi dice niente), ma soprattutto dalla musicalità, molto blues ma elettrica e frizzante. Ci pensa “Outer Space” però a metallizzare “Anomaly“, con un hard rock rocciosissimo e d’impatto ed un ritornello irresistibile, in cui Frehley punta su sonorità più moderne. Ovviamente c’è anche spazio per delle puntatine sul Kiss sound (rigorosamente primissimo periodo) in “Pain in the Necks” e la successiva “Fox on the Run“. Abbastanza tediose “Change the World” e “A little below the angels” dal sapore e dai testi buonisti e con influenze country e più easy listening, onestamente episodi minori trascurabili. Ultima nota sui brani, “Sister” probabilmente non suonerà nuova ai Kissomani più incalliti, il brano infatti risale a diversi anni fa e girà da tempo in rete e su vari bootleg in versione demo.

Anomaly” insomma non delude le aspettative, presentandosi come un album estremamente concreto, poco laccato e decisamente spontaneo; da l’idea di rappresentare appieno ciò che l’ex chitarrista dei Kiss in realtà è, donandoci delle sfumature della sua musica in precedenza adombrate dalla ricerca dell’hit o da manovre esterne. Un ritorno al passato? Solo in parte, perchè Ace non si fa mancare mezzi e sonorità moderne, usate con destrezza ed intelligenza. “Anomaly” è sostanzialmente un album onesto, fatto per puro divertimento senza tanti altri scopi; forse non proprio un acquisto obbligato, ma di sicuro musica di qualità e, dopo tutto, uno degli album migliori del 2009.

Voto recensore
7
Etichetta: Season of Mist / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist:

01. Foxy and Free

02. Outer Space

03. Pain in the Necks

04. Fox on the Run

05. Genghis Khan

06. Too Many Faces

07. Change the World

08. Space Bear

09. A Little Below the Angels

10. Sister

11. It’s a Great Life

12. Fractured Quantum


Sito Web: http://www.myspace.com/acefrehley

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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