Mayhem – Recensione: Liturgy of Death

Il 6 febbraio, tramite Century media, esce il nuovo album dei Mahyem, “Liturgy of Death”, a quasi sette anni dalla pubblicazione dell’ultimo LP, “Daemon”.
“Liturgy of Death” è composto da otto brani per quasi 50 minuti di musica, con l’aggiunta di due bonus track nella special edition.
La line up della band è stabile da ormai una dozzina d’anni, ha prodotto tre full-length, è stata in tour regolarmente nel corso degli anni, e la vedremo fra poco in Italia per una data esplosiva con Marduk e Immolation. Se pensiamo che in oltre 40 anni di carriera hanno prodotto fino ad ora solo dette LP e una manciata di EP, non possiamo non sottolineare la “prolificità” di questa ultima formazione rispetto a quelle passate.
È inutile rimarcare l’importanza dei norvegesi nella storia del metal. Il black metal senza di loro (e i Darkthrone) non sarebbe mai esistito, e quindi non è questo il luogo per ricordare quello che è stato, o avrebbe potuto essere se Euronymous e Dead fossero ancora vivi. Il passato e la storia possono essere, giustamente, celebrati sia per loro che per il genere che hanno creato, ma ora si deve guardare avanti.
Com’è il nuovo album?
Direi ottimo e ben suonato; d’altronde non ci si può permettere, con la reputazione che la band si è creata, di partorire album non all’altezza della propria fama, nondimeno quando hai dalla tua il vocalist più carismatico della scena, l’ungherese Attila Csihar, e Hellammer, il batterista migliore mai visto in ambito black metal assieme a Frost.
Il primo pezzo, “Ephemeral Eternity“, mette subito le cose in chiaro: riff inziale bello tosto con un ritornello che accompagna una performance vocale di Attila molto convincente e il solito mostruoso lavoro di Hellammer alla batteria. Anche le chitarre di Ghul e Teloch sono sugli scudi e danno prova delle loro capacità, soprattutto nelle parti più rallentate.
“Despair“, il secondo singolo, uscito ai primi di dicembre, è suonato a velocità sostenute, dove la voce di Attila incute nell’ascoltatore un senso di disperazione quasi opprimente. Il lavoro della batteria è addirittura più brillante del brano precedente e anche il riffing di chitarra è più che buono. Potrebbe essere uno dei prossimi brani suonati dal vivo più frequentemente assieme ai classici della band.

“Wheep for Nothing” è stato il singolo apripista del nuovo lavoro, pubblicato a novembre dello scorso anno. Qui siamo di fronte a puro black metal norvegese, con tutti gli artisti che danno il loro meglio e Necrobutcher, un bassista più di “sostanza” che appariscente, dona a tutto il brano il proprio apporto martellante. Verso la fine del brano aumenta la vena prettamente black, per un pezzo intenso e malvagio.
“Aeon’s End” è un brano dove emerge un black metal più “moderno” con l’assolo di chitarra che risalta in mezzo alla furia che pervade il pezzo, in cui la voce di Attila è protagonista. Il nostro è sicuramente un personaggio istrionico e iconico, ma questo non deve mettere in secondo piano le sue capacità vocali e interpretative; difficile trovare in abito black un vocalist con la sua estensione vocale.
“Funeral of Existence” è un concentrato di tecnica, dove Hellhammer ci riempie di fill, Ghul e Teloch ci inondano di riff, il basso di Necrobutcher fa da collante su cui si stagliano le urla di Attila. Pezzo avvincente, dove la perizia musicale di tutti i Mahyem non è mai fine a sè stessa.
“Realms of Endless Misery” è black metal senza troppi orpelli, il black della seconda ondata, di cui i nostri e pochi altri possono forgiarsi del titolo di protagonisti assoluti; anche in questo caso i riff sono di ottima fattura, e la voce potente del singer si staglia su di essi, sia nei passaggi più lenti che in quelli più “brutali”.
“Propitious Death” è un pezzo abbastanza complesso; c’è qualche traccia di death metal che ben si amalgama con venature prettamente black, e il tutto rende il brano potente ed accattivante, ma la sua peculiarità è il tema trattato. La morte non è vista in senso negativo ma come un qualcosa che libera l’ascoltatore dall’orrore che molto spesso la vita ci fa incontrare, e che deve essere vista come un cammino inevitabile, che è nel senso della vita stessa.
“Sentence of Absolution” è l’ultimo pezzo del disco ed è un manifesto di black atmosferico, dove i synth si amalgamano alla perfezione con la voce di Attila, che sembra un sussurro, prima di dare il passo a un Hellahmmer massiccio, che supporta un riff assassino. Da lì in poi la voce diventa un mix di urla e ringhi, con un’accelerazione di tutti gli strumenti. Sembra di essere accompagnati in un lungo viaggio, alla cui conclusione troviamo un incedere tribale con presenza di bonghi e voci che sembrano femminili, anche se l’ultima parola la dice sempre Attila.
“Life is a Corpse You Drag” è la prima delle bonus track e terzo singolo, si caratterizza per un assolo di chitarra veramente ottimo e per una certa ripetitività del messaggio presente in tutto il disco, ossia la morte che fa la sua comparsa fin da quando inizia la vita.

“Sancta Mendacia” è puro e devastante black metal norvegese, che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto i nostri hanno esplicitato in questa loro nuova opera malvagia.
 
Il titolo del disco, alla fine, dice un po’ tutto: i Mayhem con questo nuovo lavoro esplorano la morte nel suo senso più drammatico e profondo. Che sia anche una sorta di messaggio a tutti i loro fan, ossia che la band non è eterna, ma che la morte non rappresenta la fine di tutto ma un nuovo inizio? 
Non lo sappiamo. Quindi, finchè produrranno album come questi e calcheranno i palchi di tutto il mondo, lunga vita (o morte) ai Mahyem!

Etichetta: Century Media Records

Anno: 2026

Tracklist: 01. Ephemeral Eternity 02. Despair 03. Weep for Nothing 04. Aeon’s End 05. Funeral of Existence 06. Realm of Endless Misery 07. Propitious Death 08. The Sentence of Absolution 09. Life Is a Corpse You Drag (Bonus Track) 10. Sancta Mendacia (Bonus Track)
Sito Web: https://www.facebook.com/mayhemofficial

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi