Alestorm – Recensione: Back Through Time

Seguendo la scia della nave di capitan Jack Sparrow, gli Alestorm cavalcano l’onda del successo del quarto capitolo della saga dei “Pirati dei Caraibi” per uscire con il loro terzo album. Pirate metal, Scottish metal, folk metal, chiamatelo pure come vi pare, ma la ricetta dei nostri quattro musicisti in gonnella resta sempre la stessa: un power metal scanzonato ed epico, trascinante e danzereccio, con innesti di cornamuse, violini e fisarmoniche, nella migliore tradizione delle loro terre.

Back Through Time” accontenta i fan che hanno amato fin dagli esordi gli Alestorm, risultando un concentrato di energia, perfetto per una serata tra amici, tra fiumi di birra e maialini arrosto. Le song  si appoggiano su riff granitici ai limiti del thrash, come nella title track e nella seguente “Shipwrecked”, esplodendo poi in ritornelli da cantare a squarciagola. Di tanto in tanto si tira il fiato, ma si tratta solo di attimi di quiete per poter riempire di nuovo il boccale, perché “Scraping The Barrel” è seguita dalla dissacrante “Rum”, e qui basta davvero il titolo per far comprendere l’intenzione dei nostri. Rispetto ai due album precedenti gli Alestorm divagano verso territori più estremi, come nel blast beat ed i growl di “Death Throes Of The Torresquid”, ma si tratta di sfumature, all’interno di un disco compatto e lineare, che non nasconde nessuna sorpresa. Ed è tutto qui il limite di “Back Through Time”, un lavoro che ha un grado di longevità molto basso, soprattutto per chi non adora alla follia il genere e già possiede uno dei cd precedenti. I bucanieri scozzesi non ne vogliono proprio sapere di mostrare un grado di maturazione, soffermandosi ancora su arrangiamenti poco costruiti, in cui spiccano i soliti quattro giri di violino carpiti dalle canzoni bucoliche della tradizione. Ma probabilmente, perché il genere non lo richiede e perché gli Alestorm non hanno alcuna intenzione di prendersi sul serio. Nemmeno Jack Sparrow lo farebbe, in fin dei conti.

Back Through Time” è un disco piacevole, su questo non vi sono dubbi, riservato però ad un pubblico ristretto, che ama sonorità folk e che pensa solo a divertirsi e non chiede alla musica riflessioni né emotività. E in fondo, una festa ogni tanto, non fa sicuramente male. Chi paga il prossimo giro di birra?

Voto recensore
6
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2011

Tracklist:

1. Back Through Time 05:03

2. Shipwrecked 03:30

3. The Sunk'n Norwegian 04:07

4. Midget Saw 03:18

5. Buckfast Powersmash 02:33

6. Scraping the Barrel 04:40

7. Rum 03:29

8. Swashbuckled 03:53

9. Rumpelkombo 00:06

10. Barrett's Privateers (Stan Rogers cover) 04:41

11. Death Throes of the Terrorsquid 07:46


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