The Black – Recensione: Alongside Death

Per la serie “A volte ritornano” anche I The Black non si lasciano sfuggire l’occasione per una bella operazione revival. Sono in giro dal ’91 questi blackster svedesi e nel lontano ’94 hanno dato alla luce un gioiellino di nome “The Priest of Satan”; tra le altre cose nella line up della band ha militato per un certo periodo tale Rietas, nome di battaglia del noto Jon Nodtveidt (R.I.P.) mastermind dei seminali Dissection. “Alongside Death” ci ripresenta la band come se di tempo non ne fosse passato molto dagli esordi, mantenendo un approccio volutamente low-fi, marcio e decisamente underground. Poche le info a riguardo, ma è la musica che parla da sola. Il black metal dei 3 svedesi pesca dalle radici del genere, senza farsi abbindolare dalle mega produzioni ultra perfette che ultimamente si sentono nel genere. Tutto è old-school, le chitarre sono ultra zanzarose, la voce distante e lancinante, il basso ignorante come non mai. Non ci sono molte sperimentazioni ne virtuosismi ma solo metal nero come la pece, grezzo e primitivo con qualche spruzzata di black’n’roll qui e li come testimoniano “A Contract written in Ashes” e “Fleshless” che omaggiano, in quanto a stile e attitudine, le ultime produzioni di Satyricon e Darkthrone, recuperando una certa vena punk. Monolitica ed inespugnabile “Dead Seed”, mid tempo opprimente e granitico. Mezzora in tutto ma decisamente godibile, con l’unico difetto di non proporre niente di così nuovo da spiccare tra i tanti. Valutando “Alongside Death” in modo oggettivo, non si può andare oltre ad una buona sufficienza, ma per i cultori del black metal più intransigente questo potrebbe essere uno dei lavori più accattivanti del 2009.

Voto recensore
6
Etichetta: Pulverised / Plastic Head

Anno: 2009

Tracklist: 01. On the Descent To Hell
02. Death’s Crown
03. A contract written in Ashes
04. Dead Seed
05. Fleshless
06. Death Throes
07. The Wrath From Beneath
08. Alongside Death

Sito Web: http://www.myspace.com/officialtheblack

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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