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Zebrahead: live report e foto della data di Milano

OUT FOR SUMMER

Direttamente da Modena, aprono la serata del 27 febbraio al Legend gli Out For Summer. Sono una giovane realtà, attiva da circa cinque anni, che rompono il ghiaccio in un modo pacato. Il loro è il sound più leggero della serata, visto che il loro intento è quello di riproporre quel pop punk che tanto è andato di moda agli inizi degli anni 2000 e che sta tornando in auge pure negli ultimi tempi. Ed è così che, con i loro testi rigorosamente in italiano, ripropongono pure le stesse tematiche di questo genere: feste, amore ed eventuali delusioni a esso associate, skate, depressione, ricordi legati all’adolescenza.

Viene suonato per intero il loro EP “Notti di Follia” e viene messa da parte la loro prima uscita, dalla quale propongono solamente la loro divertente cover di “Despacito”. “Sentire del reggaeton a un concerto punk fa strano, vero?” sono loro stessi a scherzare sulla cosa.

Alla scaletta vengono pure aggiunti gli ultimi singoli, rilasciati in questi due anni: “Dove Sarai?” e “Sk8”.

Mezz’ora è volata e la serata procede senza nessuna interruzione, rispettando gli orari di esibizione.

1 – Radio 76

2 – America

3 – Con Te

4 – Dove Sarai?

5 – Oltre Le Nuvole

6 – Ricomincio Da Qui

7 – Sk8

8 – Primavera

9 – Despacito

10 – Quello Che Resta

SPILNTERA

Per secondi salgono sul palco gli Splintera, che lasciano da parte le sonorità più commerciali del pop punk, in favore del loro hardcore melodico. Colgono subito la palla al balzo per poter proporre il loro ultimo disco, “These Are Our Favourite Songs”, uscito giusto un paio di giorni prima e pubblicato a due anni dal loro debutto.

Come da tradizione hardcore, il cantante non sta mai fermo e si dimena a più non posso: è così che Sisco si muove e salta a più non posso, rendendo la loro performance frenetica, ovviamente accentuata dalle loro canzoni. Come scritto prima, principalmente sono stati suonati i pezzi del loro ultimo album, con una menzione d’onore al tributo per Tony Sly, cantante dei No Use For a Name, scomparso anni fa, ma anche pezzi meno recenti come “Leaving Hands”, canzone che ha dato una piccola spinta alla band, poiché inserita da Spotify in una delle loro playlist ufficiali e quasi come per omaggiare gli Zebrahead “The Phoenix”, lo stesso titolo dell’omonimo album degli headliner.

Setlist:

1 – Ten Years Still Friends

2 – Another Bay Fest Night

3 – Leaving Hands

4 – D.A.D. (Disagio A Domicilio)

5 – Fuoco e Sangue

6 – Hardcore To The Bones

7 – Angel In The Dust

8 – Anthem for Tony Wisteria Lane

9 – Punk Rock is Dad

10 – The Phoenix

ZEBRAHEAD

Infine arriva il turno dei californiani Zebrahead. In un mondo ideale, avrebbero molto più successo di quello che hanno riscosso in quasi tre decadi. Sono una di quelle band che prende molto sul serio il loro lavoro di musicisti e lo vive appieno: se non sono rinchiusi in studio a registrare, eccoli che se ne vanno in lungo ed in largo per il globo a suonare e il ciclo si ripete. Inoltre si dimostrano anche persone di cuore proponendo, anche in un tempo di crisi come questo, un biglietto popolare alla modica cifra di 23€, prevendita inclusa: un prezzo che negli ultimi anni non ho mai più visto.

Gli Zebrahead, nella loro storia, hanno subito diversi cambi di formazione e nel già critico 2020, ad aggiungersi ai problemi che ne sarebbero derivati dalla pandemia, si aggiunge pure la fuoriuscita del cantante Matty Lewis, che aveva guidato la nave dal 2006, sostituendo Justin Mauriello, vocalist della formazione originale. Anche se il rapper Ali Tabatabee rimane una costante, all’appello mancava così nuovamente un cantante melodico. Fortuna vuole che il chitarrista Dan Palmer proponesse come rimpiazzo Adrian Estrella, già cantante degli Assuming We Survive e chitarrista dei Mest, nonché suo amico. La band così si è subito rimboccata le maniche registrando a più non posso nuovo materiale, che ha deciso di rilasciare frammentato in diversi Ep. Al momento ne sono usciti già due (“III” rilasciato nel 2021 e “II” questo febbraio) e c’è l’intenzione di fare uscire l’ultimo capitolo “I” verso la fine del 2023. Dopo questo preambolo (ovviamente di parte, essendo io un fan sfegatato di questa band), posso procedere a raccontare quella che è stata l’ennesima festa proposta nella serata.

L’Italia aveva avuto un piccolo assaggio del nuovo cantante, poiché la band era già venuta la scorsa estate in supporto degli Ska-P, ma questo febbraio ha potuto finalmente avere una sua prova definitiva. E la sua valutazione non può che essere positiva: già a partire dal fatto che ha guardato insieme ai fan le due band di apertura, non ha esitato a farsi fotografare con i presenti e si dimostra molto socievole e amichevole. Ma è sul palco che dà prova di essere la persona giusta per la band. Ha un’ottima voce e ha la presenza necessaria per calcare il palco e lo dimostra fin dalle prime note della movimentata canzone d’apertura “When Both Sides Suck, We’re All Winners”, a cui segue “No Tomorrow”, uno degli ultimi singoli registrati insieme a lui. Ovviamente Adrian ha potuto cantare anche altre canzoni scritte da lui, quali “Homesick for Hope”, “Russian Roulette Is for Lovers?” e “Lay Me to Rest”. Il resto della scaletta è stato un turbinio dei classici degli Zebrahead, partendo da quelli dell’album “MFZB” fino agli ultimi registrati con Matty.

Dopo gli ultimi anni passati a fare da supporter agli Ska-P e soprattutto ai Sum 41, piano piano stanno diventando sempre più apprezzati anche nel Bel Paese. Alla consueta domanda del cantante Ali “Are there any Zebrahead Virgins?”, con piacere ho visto molte mani alzate di persone che vedevano la band per la prima volta quella sera. E sono sicuro che non si sono pentiti della loro scelta: c’è stato tempo per saltare, pogare, gridare , bere in compagnia e addirittura salire in massa sul palco sulle note di “Mike Dexter…”, la loro canzone dedicata all’amicizia, servita sia per celebrare sia questo sentimento, sia il compleanno di Ali Tabatabee che giusto quel giorno ha compiuto 50 anni.

La chiusura con “Falling Apart” ha richiesto ai fan di spendere le loro ultime energie per pogare sotto il caldo invito della band: fino all’ultima nota, abbiamo dimostrato quanto calore può donare il pubblico italiano. E sono sicuro che questo farà tornare con più voglia gli Zebrahead in Italia, nella prima giornata dello Slam Dunk, nel prossimo giugno… sempre che non si aggiungano anche altre date prima!

Setlist:

1 – When Both Sides Suck, We’re All Winners

2 – No Tomorrow

3 – Hello Tomorrow

4 – Worse Than This

5 – Homesick for Hope

6 – Call Your Friends

7 – The Perfect Crime

8 – Postcards From Hell

9 – Russian Roulette Is for Lovers?

10 – Mike Dexter Is a God, Mike Dexter Is a Role Model, Mike Dexter Is an Asshole

11 – Hell Yeah!

12 – Who Brings a Knife to a Gunfight?

13 – Drink Drink

14 – Rescue Me

15 – We’re Not Alright

16 – Lay Me to Rest

17 – Anthem

18 – All My Friends Are Nobodies

19 – Falling Apart

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