Iceage – Recensione: You’re Nothing

Poco più di un anno fa, quando l’autore di questo articolo parlò degli Iceage, ne evidenziò le enormi potenzialità. La giovanissima band danese, nata e cresciuta con il passaparola generato dai social network, dava l’impressione di poter dire qualcosa fuori da ogni schema, mostrando un bacino di influenze straordinario, nonostante i quattro fanciulli fossero appena freschi di diploma. “New Brigade”, nella sua splendida, ma ancora un pizzico confusa anarchia sonora, metteva in musica le frustrazioni del punk e del suo nichilismo, le univa alla distorsioni della darkwave britannica celebrata nel suo periodo primigenio e lo faceva con quel guizzo di follia che forse poteva derivare soltanto dalla giovane età dei nostri e da quella totale mancanza di compromessi con il conformismo circostante che si viene a perdere crescendo. Ecco dunque che “You’re Nothing” poteva essere il definitivo passo in avanti dei nostri Iceage, invece, pur essendo un album saldamente sopra la media, appare come un prova che riprende solo in parte le idee messe in luce all’esordio. L’album si potrebbe definire maggiormente “americanizzato”, con un sound che, tolte le dovute eccezioni, guarda in modo più sentito all’hardcore californiano (è come se i Dead Kennedys e i Crucifix avessero figliato) e lo fa con dei brani brevi, sporchi, riciclati ma fatti maledettamente bene. Tra chitarre totalmente cacofoniche, una voce che abbandona i retaggi dark dell’esordio per vomitare rabbia e farlo con urla dissonanti e una sezione ritmica che ti sputa in faccia, “You’re Nothing” scorre che è una bellezza, nonostante tutto. Ci chiediamo perché il malessere wave sia limitato all’intermezzo “Interlude”, che pare arrivare dalla penna dei Damned de “The Black Album” e come l’altra sola traccia sui generis sia il vago rock’n’roll motorheadiano di “Everything Drifts”, ma nel complesso questo lavoro di “tributo” a chi li ha fatti crescere, è stato eseguito nel migliore dei modi. E’ un bell’ accontentarsi, però rimane un pizzico di amaro in bocca.

Voto recensore
7
Etichetta: Matador Records

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Ecstasy
02.  Coalition
03.  Interlude
04.  Burning Hand
05.  In Haze
06.  Morals
07.  Everything Drifts
08.  Wounded Hearts
09.  It Might Hit First
10.  Rodfæstet
11.  Awake
12.  You’re Nothing


Sito Web: iceagecopenhagen.blogspot.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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