Yngwie Malmsteen: Live Report e foto della data di Bologna

Questa sera a Bologna ci sono molte opportunità per chi ama la musica dal vivo. Alla Notte Bianca di Via Andrea Costa, vicino allo stadio, suonano gli Stereokimono, un trio geniale che suona quello che loro chiamano “rock psichedelico obliquo”. Al Botanique, in zona universitaria, ci sono i Tangerine Dream. All’Alchemica, periferia nord, i Vader festeggiano i quarant’anni di carriera. Poco più in là, al parco delle Caserme Rosse, Yngwie Malmsteen porta le sue quattro decadi di storia, i suoi muri di ampli Marshall e la sua personalità gigantesca.

Il parco delle Caserme Rosse viene usato da un paio di estati per concerti di vario genere con due palchi (Bonsai e Sequoie) e due programmazioni che comprendono giugno e luglio. Il contesto è valido, la zona si raggiunge con grande facilità sia con i mezzi pubblici che in auto (il parco è a ridosso di un’uscita della tangenziale), il prato è allettante per gli esseri umani e anche per un coniglietto che razzola tranquillo in attesa che inizino i live. Il contesto aiuta a godersi un’ora e mezza di esibizione, in cui Malmsteen è, come previsto, l’unico protagonista. Il resto della band, sezione ritmica e tastiera, è più o meno relegato in un angolo del palco, che per due terzi è invece dedicato al guitar hero e alla sua iconica Fender scalloped. La struttutra del live è molto semplice. I brani che appartengono al repertorio storico della band, quindi quelli in cui cantavano Jeff Scott Soto e Joe Lynn Turner, sono eseguiti solo in parte (prima strofa, ritornello, parte strumentale e ritornello finale) e il tastierista si occupa, in modo più che adeguato, delle parti vocali. Succede quindi che pezzi come “Rising Force“, “I’ll See The Light Tonight” a inizio concerto, “You Don’t Remember, I’ll Never Forget“, “Seventh Sign” e “Heaven Tonight“, che viene eseguita come secondo bis, vengono “tranciati”, cosa che non capita naturalmente ai brani vecchi ma interamente strumentali come, “Black Star” e “Far Beyond The Sun“. Tutto quello che viene dopo nella discografia di Malmsteen, a partire da “Like An Angel” per arrivare i brani contenuti in “Parabellum“, sono invece cantati dallo stesso Malmsteen, con entusiasmo ma forse con una precisione inferiore rispetto a quanto fatto dal cantante “gregario”. Ancora una volta, quindi, le parti strumentali hanno la meglio su quelle vocali e, anche se comprendiamo la modalità, resta comunque un peccato perché non coi sono molte occasioni per ascoltare in versione integrale questi brani eccellenti dal vivo.

Il live è ovviamente una manifestazione della grandezza di Malmsteen che, come abbiamo avuto modo di dire in molte occasioni, è uno di quei musicisti per i quali è difficile avere mezze misure. O lo si ama o lo si odia, nel bene e nel male, nelle sue grandezze musicali e nelle sue manifestazioni al limite del pacchiano. La cosa che forse si sarebbe potuta evitare era proprio il fatto di accollarsi anche le parti vocali; sembra quasi un modo per dire che, a questo punto della carriera, Malmsteen basta a sé stesso e non ha bisogno di nessun altro, anche se ovviamente non è così. Il guitar hero per eccellenza fa assolutamente quello che vuole con il suo strumento, tra gesti plateali che conosciamo bene (suonare la chitarra con i denti, farla roteare in modo vorticoso attorno alla vita e così via) e un excursus nel repertorio classico che è sempre stato oggetto di ispirazione e che ha contraddistinto il suo modo di suonare.

Importa poco quindi che ascoltiamo un classico del migliore repertorio degli anni 80 o un capriccio di Paganini suonato alla velocità della luce. Quello che conta maggiormente è che abbiamo di fronte un Malmsteen in buona forma fisica, poco comunicativo (come sempre), al di là del lancio compulsivo di plettri, maestro e padrone assoluto del proprio strumento. Per chi lo ama così, quello di Bologna è stato l’ennesimo live impeccabile; per chi non lo sopporta, c’è sempre il parco subito fuori dal Bonsai con il fresco e i conigli.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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  1. Paul

    Visto a novembre a Roma all Orion … Una rottura di coglioni a non finire …. Brani tagliati e 3 scappati di casa vicino a lui … Assoli su assoli da strappare le palle …. Il primo malmsteen era ottimo ma adesso è una caricatura di se stesso

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