Seven Witches – Recensione: Xiled To Infinity And One

Terzo disco per la band americana, che continua a presentarsi puntualmente sul mercato nonostante i pressanti impegni del chitarrista Jack Frost con i ben più noti Savatage. Rispetto alle due uscite precedenti ci sono alcuni cambiamenti di un certo peso: innanzitutto dietro al microfono ci ritroviamo il poco espressivo Wade Black, già assassino dell’altrimenti ottimo ‘Astronomica’ dei Crimson Glory, e poi, lo stile del gruppo si è indirizzato maggiormente verso la velocità, trascurando forse troppo i rocciosi mid-tempos che furono l’arma vincente dei precedenti lavori. Per carità, a conti fatto non possiamo negare di trovarci davanti ad un lavoro di qualità, appetibile per tutti i seguaci del power-metal americano, ma spero non si offenda nessuno se dico che la band mi sembrava maggiormente convincente nella veste precedente, non fosse altro per la presenza dell’ottimo Bobby Lucas nel ruolo di lead singer. Per il resto, chiunque abbia un minimo di infarinatura del genere saprà esattamente cosa ascolterà schiacciando il tasto play: power song dirette e semplici, con i soliti riferimenti ai Metal Church e agli Helstar dei primi lavori, niente più questo, niente di meno. Certo la presenza di Jon Oliva come ospite nella potente ‘The Burning’ (da lui stesso composta) attirerà sull’album un’attenzione probabilmente non meritata, ma si sa… così va il mondo.

Voto recensore
6
Etichetta: Noise/Self

Anno: 2002

Tracklist: Metal Tyrant
Incubus
Salvation
Xiled To Infinity And One
Warmth Of Winter
Anger's Door
Eyes Of An Angel
Pain
The Burning
See You In Hell (Cover-Grim Reaper)

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi