Xeneris – Recensione: Eternal Rising

E’ dalle ceneri dei Kalidia che a fine del 2022 sono nati gli Xeneris: archiviato un percorso artistico che dal 2014 li aveva visti pubblicare due album, per la verità non sempre in grado di mettere d’accordo la noiosa critica, il chitarrista Federico Paolini ed il bassista Roberto Donati hanno dato vita ad una nuova formazione, completata dalla palermitana Maryan alla voce e dal batterista veneto Stefano Livieri, che giunge oggi al debutto discografico forte (anche) della pubblicazione da parte di Frontiers. Ispirato al concetto della resilienza ed alla rinascita della fenice, un mito al quale non si può non riconoscere anche un collegamento autobiografico con la carriera di questi musicisti, “Eternal Rising” promette di condurre gli ascoltatori in un lungo viaggio tra atmosfere dantesche, notti arabe e sabbie sahariane, mettendo nel mirino una narrativa complessa che aumenta ulteriormente la curiosità nei confronti di questo nuovo debutto. Registrato e prodotto in Germania da Lars Rettkowitz (Freedom Call), esso rivela subito le sue ambizioni cinematografiche con l’imponente introduzione di “Barbarossa”, apertura cadenzata e contraddistinta da una componente orchestrale vigorosa nelle prime battute ma delicata nel corso dello svolgimento della traccia. L’impatto di una prima traccia che suggerisce ed invita all’ascolto, piuttosto che sbattere tutto in faccia con l’incontenibile entusiasmo dei debuttanti, rivela una maturità che impressiona positivamente: accantonate per un attimo le scoppiettanti dichiarazioni che accompagnano il disco, lo stile è misurato e portatore di un equilibrio nel quale anche la voce studiata di Maryan è calata con intelligenza.

Una volta scaldate le valvole degli amplificatori, è ora di premere un poco sull’acceleratore con una “Before The River Of Fire” dall’incedere epico e martellante, ingentilito dai contrappunti sinfonici che accompagnano lo sviluppo della strofa: il brano si fa apprezzare più per i piccoli dettagli che non per il suo impatto generale, orientando l’ascolto verso la scoperta del vibrante microcosmo che alimenta questo power. Diciamolo subito, così per toglierci il proverbiale dente: nonostante la buona ed a tratti buonissima interpretazione di Maryan (“A New Beginning”, “Equinox”), nessuno dei ritornelli appare in grado di fissarsi nella memoria, né sorprendere dal punto di vista melodico. Le strofe sono spesso poco più che funzionali (come nella title-track) ed il chorus appare nella maggior parte dei casi come un approdo sicuro da raggiungere prima possibile (“Burning Within”). Le energie non si spostano né si accumulano, il fiato non è mai davvero sospeso come nell’ottimo “Godzilla Minus One” (2023) e la posizione dell’ascoltatore rimane per la maggior parte quella di un semplice testimone di tanta, italica e procedurale bellezza. Ma forse non è questa l’ottica: proprio come il viaggio costituisce l’elemento portante del racconto, allo stesso modo è apprezzando le componenti separate di questo diorama che si potrà comprendere meglio la sua attenta costruzione, godere della misura dei suoi spunti sinfonici, lasciarsi coinvolgere dalle accelerazioni delle quali si dimostra capace e padrone… con una “The Glorious Fight” gloriosamente heavy ed una “Pandora’s Box” che a tratti mi ha ricordato “Morrigan” dei Children Of Bodom (2015), il che è tutto dire circa la varietà della materia proposta dagli Xeneris.

Eternal Rising” è un disco certamente ambizioso, e non solo a parole: la ricchezza dei suoi dettagli, il suo senso delle proporzioni – che porta l’intera band a non strafare – ed il gusto che non viene mai meno (belli gli accenti orientali che fanno di “Shahrazad” e “Scilla And Cariddi” due degli episodi migliori) lo pongono più in continuità con quanto realizzato dai Kalidia che non tra la melmose necessità di conferme che accompagnano un reale debutto. Logica conseguenza è che il disco mantiene una sua robusta coerenza lungo tutte le undici tracce, evitando quella dispersione che porta molte nuove imprese ad esaurire energie e direzione nel corso della scaletta. Allo stesso tempo, questo prodotto possiede tanti pregi ma non quello di poter essere definito propriamente accattivante, un po’ come succede con gli amici talmente presi a raccontarti dei loro epici viaggi (“To The Endless Sea”) che a te non rimane altro che dispensare esclamazioni di meraviglia sempre più stanche mentre finisci, sommesso, la tua quattro stagioni. Non si tratta di un peccato grave, con la nuova creatura di Paolini e Donati che può rivendicare l’enorme merito di inserirsi con nonchalance tra le cose più interessanti che con buona probabilità ascolteremo nel corso dell’anno. Più di così non si poteva fare, dunque, ma a tratti affiora il dubbio che questo massimo lo si potesse mettere a fuoco diversamente.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Barbarossa 02. Before The River Of Fire 03. Eternal Rising 04. Pandora's Box 05. A New Beginning 06. To The Endless Sea 07. Shahrazad 08. Scilla And Cariddi 09. Burning Within 10. The Glorious Fight 11. Equinox
Sito Web: xenerisband.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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