Overkill – Recensione: Wrecking Everything

Che la carriera di un gruppo stia attraversando un momento di stallo lo si intuisce spesso dalla necessità di pubblicare raccolte e live. Gli Overkill arrivano contemporaneamente sul mercato con entrambi i formati, lasciando quindi trapelare la decisione di prendersi una pausa riflessiva, in attesa di rigenerare creatività e convinzione. Decisione ampiamente condivisibile, vista la non eccezionale qualità delle ultime uscite discografiche. Quello che però fa pendere da sempre la bilancia a favore della band è la qualità elevatissima delle loro esibizioni e, a conferma di ciò, ‘Wrecking Everything’ è un disco dal vivo che ‘spacca’ come solo il buon vecchio thrash suonato con le palle fumanti è in grado di fare. Scaletta assolutamente equilibrata tra passato e presente, suoni ‘veri’ come raramente si riesce ad ascoltare, aggressione totale, nessun effetto speciale, solo fottutto power-thrash sparato sul pubblico in delirio. Una stimolazione muscolare continua, destinata a volgere verso un headbanging incessante, quindi occhio al mal di collo. Ovvio che non ci sia un vero motivo per avvicinarsi a questa uscita se non siete fans scatenati della band, ma nel caso non pensateci neanche un attimo e corrette ad acquistare ‘Wrecking Everything’. Sono certo che ne sarete entusiasti.

Voto recensore
7
Etichetta: Spitfire / Edel

Anno: 2002

Tracklist:

Necroshine / Thunderhead / Evil Never Dies / Deny The Cross / I Hate / Shred / Bleed Me / Long Time Dying / It Lives / Battle / The Yerars Of The Decay / In union we Stand / Overkill


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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