Wovenwar – Recensione: Honor Is Dead

Secondo album, anche questa volta su Metal Blade Records, per i Wovenwar, gruppo che si può dire certamente nato dalle ceneri degli As I Lay Dying e che stupì un po’ tutti con l’esordio omonimo in cui una forte componente melodica riusciva a dare la spinta in più a brani accattivanti costruiti su una base metalcore: riesce questo nuovo “Honor Is Dead” a replicare l’impresa del debutto?

Se da una parte i Wovenwar questa volta fanno emergere una parte più cattiva e tonica, dall’altra rischiano di essere confusi in mezzo al marasma dei gruppi “di mestiere” perdendo un po’ di freschezza e lasciando un senso di “già sentito” prima dell’ultima delle undici tracce che compongono questo lavoro: un’introduzione con batteria effettata pompatissima e un bel riff che irrompe caratterizzano la canzone in apertura “Confession”, corredata di un ottimo refrain melodico come da tradizione e una sezione ritmica che riesce a sostenere in maniera decisa il cantato di Shane Blay, che sale in cattedra nella successiva “Censorship” riuscendo a regalare suggestive vocals a un brano in cui l’effetto pieno/vuoto dei suoni riveste un ruolo importante nella riuscita del brano, oltretutto con una parte di chitarre e cori notevole. Il basso distorto di Josh Gilbert accompagna la parte vocale all’inizio della title-track, caratterizzata da un ritornello arioso e moderatamente ruffiano: un po’ asettica “Lines In The Sand”, che non riesce ad avere quello sprint in più per staccarsi dalla media, cosa che invece riesce bene alla successiva “World On Fire”, forse per la sua indole più cattiva e monolitica in grado di essere più personale.

Spazio a lidi meno canonicamente metalcore, grazie a chitarre liquide e basi più elettroniche come in “Compass”, dove la voce emozionale sale d’intensità e conduce a un finale epico attraversando una distorsione dello sfondo sonoro, e “Silhouette”, fra suoni con delay e suggestioni sintetiche; sul versante più classico si trovano pezzi come “Stones Thrown” – fra i migliori di questo “Honor Is Dead” -, con un inizio “di traverso, la voce ben accompagnata dai cori e un finale con qualche inserto effettistico che riesce a dare la giusta scossa e “Cascade” dove si riesce finalmente a sentire un assolo. La chiusura del lavoro è affidata alla normalissima “Bloodletter” e a “130”, più cattiva e particolare col suo finale algido e sinistro.

I Wovenwar non riescono purtroppo a confermare in pieno le qualità espresse al debutto confezionando un album onesto ma nulla più, nonostante una leggera sterzata stilistica: occasione mancata e un briciolo di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere questo “Honor Is Dead”.

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Voto recensore
6,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Confession 02. Censorship 03. Honor Is Dead 04. Lines In The Sand 05. World On Fire 06. Compass 07. Stones Thrown 08. Cascade 09. Silhouette 10. Bloodletter 11. 130
Sito Web: http://wovenwar.com/

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