The Berzerker – Recensione: World Of Lies

Terzo platter per gli Australiani The Berzerker. La carica devastante con cui questa band ha travolto le scene del metal estremo ha un che di sconvolgente, tanto da meritare una breve spiegazione. Da misconosciuti pentolari a 200 all’ora a band rispettata nel panorama mondiale, il maggior pregio di questi ragazzi è stato quello di propinare una valida e originale alternativa, a livello di sound più che a livello compositivo, nel panorama di un genere come il death brutal che agli inizi del secondo millennio fa un po’ fatica a stupire, trito e ritrito nel suo riproporre sempre le stesse formule. Certo, i Nile e gli Hour Of Penance hanno dato una bella scossa alla maniera di pensare ad una canzone death (cambi di ritmo improvviso, ritmiche ultratecniche, riffing ragionato e passaggi non lineari), ma tutto sommato il modo di regolare i suoni che fuoriescono dagli ampli è sempre stato quello, fin dagli anni ’90.

Ecco quindi una band che ha ben pensato di innovare la formula cambiando la facciata del genere: in fin dei conti, se le regole non sono cambiabili, cambiane almeno la facciata, no?

‘World Of Lies’ è un onesto disco brutal in stile Berzerker: ritmiche non tirate, tiratissime al limite dellla sensibilità dei trigger, doppie voci (growl+scream) dotate di scioglilinguagnolo al fulmicotone e chitarre sommerse sotto una montagna di effetti.

L’abitudine di cominciare le canzoni con un distinto speaker che ovviamente non c’entra assolutamente nulla con la violenza sopraggiungente non è stata persa, quindi i fan potranno ancora dilettarsi nel far ascoltare le canzoni ai propri ignari genitori per vederli saltare sulla sedia quando ingranano le chitarre (anche perché non mi spiego di quale altra utilità potrebbero essere quelle “mini intro”).

Per il resto… bè, molto poco altro c’è da sentire in questo album, che comincia a risentire del peso di una formula compositiva assai consunta. Il problema principale dei Berzerker è la loro incapacità di discostarsi dallo stilema del brutal: riff monolitici e mononota; drumming grind da drum machine, ripetitivo e ossessivo fino allo spasimo, che può anche divertire per un po’, ma se avete sentito anche gli altri album ne avrete le tasche piene dopo tre canzoni; marmellatone di suoni generale, dovuto all’abuso di effetti (che è anche un po’ il loro punto forte, ad esser onesti).

La voce dei cantanti finisce addirittura seppellita da tutto lo ‘stu-tu-tu-tu-tunf’ unicamente discindibile, durante i brani.

Parlando dei singoli pezzi, ‘Never Hated More’ si distingue per la ricerca di una certa originalità, se non altro a livello batteristico e, marginalmente, a livello di riffing. Le altre invece possono tranquillamente essere classificate come “la normalità”, se conosciete già la band. Ma verso la fine del disco accadono cose strane: ‘……….’, penultima traccia, ci delizia con 5 minuti e passa di assoluto mutismo, non un suono fuoriesce dalle casse. La sentimentale ‘Farewell’ invece propone 20 minuti di chitarra tastieratissima, che non solo annoia a causa della ripetizione forzata dello stesso riff a iosa, ma non c’entra per niente con l’atmosfera dell’album; il sospetto di pezzo riempitivo si fa strada molto molto in fretta…

In sostanza, il 2006 comincia male per gli australiani, con un tonfo sordo di creatività al terzo disco… se doveste in ogni caso ritrovarvi comprare un disco a caso dei Berzerker, rivolgetevi pure su ‘Dissimulate’, che rappresenta la migliore prova sin’ora presentata dalla band.

Voto recensore
5
Etichetta: Earache / self

Anno: 2006

Tracklist: 01. Committed to Nothing
02. Black Heart
03. All About You
04. Burn the Evil
05. World of Tomorrow
06. Follow Me
07. "Y"
08. As the World Waits
09. Afterlife
10. Never Hated More
11. Free Yourself
12. Constant Pain
13. .............................
14. Farewell

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