Leatherwolf – Recensione: World Asylum

Deludente ritorno in scena per i Leatherwolf, che a ben diciassette anni di distanza dall’ultimo full-length ‘Street Ready’ (1989) provano a fare breccia nel mercato discografico con questo ‘World Asylum’.

Dopo un inizio di decennio all’insegna dell’instabilità, con continui cambi di line-up (se cinque cantanti in sei anni vi sembrano pochi…) i californiani parrebbero aver ritrovato equilibrio con l’innesto del singer Wade Black, già con Crimson Glory e Seven Witches.

Eppure, nonostante la buona performance del front-man, dotato di uno stile graffiante e rispondente in pieno alle esigenze del genere, il nuovo ‘World Asylum’ non sorprende e al di là della perfezione formale regala ben poche emozioni.

Il problema di questo platter consiste in quella che sembra essere una forte incertezza della band, ossia se proseguire sulle coordinate dell’heavy metal anni ’80, oppure buttarsi in panorami più moderni e un pizzico alternativi. Nell’uno e nell’altro caso i risultati lasciano a desiderare.

Peccato, perché l’ottimo inizio, affidato a ‘I Am The Law’ e ‘King Of The Ward’ lasciava sperare positivamente. La prima song è una granitica track di vecchio metal tanto compatta quanto orecchiabile, pregiata da un ottimo assolo e da un refrain anthemico, la successiva punta invece su di un sostrato più al passo con i tempi, ma vince in forza della sua estrema fruibilità.

Il resto dell’album lascia invece perplessi. I nostri, senza troppa convinzione, sembrano indecisi se continuare a compiacere i metalheads di vecchia data o strizzare l’occhio a sonorità più “rockeggianti” e attuali, con il risultato di apparire confusi, ripetitivi e addirittura noiosi, come nel caso della strampalate ‘Live Or Die’ e ‘Institutions’.

Il nostro consiglio, in particolare per le nuove leve, è quello di riscoprire la produzione degli anni ’80, perché questo ‘World Asylum’ non vale l’acquisto, se non per i collezionisti più incalliti.

Speriamo che si tratti di un incidente di percorso e che i Leatherwolf ci allietino presto con un nuovo capolavoro.

Voto recensore
5
Etichetta: Massacre / Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist:

01.I Am The Law
02.King Of The Ward
03.Behind The Gun
04.Live Or Die
05.Disconnect
06.Dr. Wicked (RX O.D.)
07.Institutions
08.Derailed
09.The Grail
10.Never Again


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. 80's

    Nonono, questo disco è pazzesco. Chissenefrega se somiglia o meno ai dischi d’esordio, ma perché bisogna schematizzare la musica? “E’ diverso dal primo disco? Allora fa schifo”… i musicisti sono quelli? Suonano duro come una volta? L’impronta musicale è quella? E allora basta, è un gran disco, meglio ancora la release successiva con Olivieri. Un conto è il modo di fare musica a livello di note, cioè se cerchi il consenso o se vuoi stupire, un conto è il modo di fare musica a livello di genere musicale, e anche qui ve ne sono di complessi e di quelli che cercano qualcosa catchy, non bisogna confondersi! Ci sono band che cercano di attirare pubblico e suonano Progressive Metal, e band che cercano qualcosa di particolare e suonano canzoni da 3 minuti! Se l’impronta di una band è sempre quella si può svariare su qualunque genere. Questa è una vera bomba sonora, altro che “Vulgar Display Of Power”!

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