Wolfmother – Recensione: Victorious

Andrew Stockdale cerca di rimediare ad una carriera solista non proprio entusiasmante come pure al passo falso “New Crown”, con cui aveva rispolverato il monicker Wolfmother pur occupandosi di fatto di tutti gli strumenti. Cosa che accade anche con questo “Victorious”, ma con risultati decisamente migliori. Un album ruvido, sobrio e diretto, in cui si va dritti al punto ed in cui viene recuperata, almeno in parte, la freschezza compositiva degli esordi.

E non è un caso, forse, che l’opener “The Love That you Give” richiami piuttosto apertamente, nel riffing e nella struttura, l’hit “Woman”, che per prima ci aveva fatto conoscere gli Wolfmother e il talento di Stockdale. La title track è un vero portento, spaziando dall’ariosità del chorus al crescendo di chitarra quasi prog collocato al centro del brano. Emozionante l’elettroacustica “Pretty Peggy”, in cui Stockdale dimostra di non saper solo urlare, ma anche giocare con delicatezza su corde più sottili, emulo di Robert Plant. La dinamica e veloce “City Lights” è perfetta sintesi, nel suo incedere, di un album che non si concede pause e che procede spedito, senza deviazioni, come un treno nel cuore e nella pancia del rock. Ma quel che forse colpisce ancor di più della musica è lo spirito, quel ritrovato ottimismo che si respira in pezzi come la solare “Best Of A Bad Situation” come pure nella title track ed in altri passaggi dell’album. La cosmica “Gypsy Caravan” e la beatlesiana “Happy Face” aggiungono colore ad un lavoro che, pur nella complessiva brevità, riesce a dire diverse cose. La più importante è senz’altro la notizia che Andrew Stockdale è tornato, non solo nella forma nella sostanza. (Giovanni Barbo)


E così giungono al quarto album anche i Wolfmother, capitanati dal folletto Andrew Stockdale (impegnato pure in passato con un album solista) che per questo “Victorious” decide di procedere in autogestione, cantando e suonando praticamente tutto e avvalendosi soltanto della collaborazione di Josh Freese (Nine Inch Nails, Bruce Springsteen, A Perfect Circle) e Joey Waronker (Air, Beck, REM) che si alternano alla batteria, e del produttore Brendan O’ Brien (Pearl Jam, AC/DC e una vagonata di altri nomi importanti).

L’uno-due iniziale è di quelli che lascia il segno: “The Love That You Give”, col suo ritmo sostenuto, è un brano che assolve ottimamente il compito di apripista e mostra subito che la verve compositiva del “gruppo” non è andata persa: la title-track, subito di seguito, è uno dei momenti più alti dell’intero disco grazie a un intermezzo con forti richiami ai Black Sabbath e che fa muovere la lancetta della bilancia verso lo stoner (bella la circolarità del motivo in secondo piano durante il ritornello che viene poi ripreso nel finale).

C’è come sempre linearità, d’altronde il genere proposto dai Wolfmother è quello e non ci si può (e non ci si deve) aspettare una rivoluzione: questa volta, forse più che nelle prove precedenti, c’è una ricerca di immediatezza ancora più spinta, più omogeneità derivante anche dal modus operandi in sede di registrazione; “Baroness” ha un ritornello che si stampa in testa fin dal primo ascolto e un’atmosfera love power di fondo che rende il pezzo molto gradevole. “Pretty Peggy” si inserisce in un filone un po’ desueto per il gruppo, con quell’aura alternative-folk-country e una fruibilità anche maggiore rispetto al repertorio classico della compagine australiana.

Momenti più zingari? Presenti! “Simple Life” con la sua atmosfera da carrozzoni su prato e balli a piedi nudi sull’erba, incuranti del domani, “Gypsy Caravan” che già dal titolo la dice lunga e si materializza in un momento seventies con un pezzo in cui tutto è al proprio posto e si produce circolarmente in un ritorno di melodie (degno di nota l’assolo); melodia pura e divertimento in “Best Of A Bad Situation”, puro suono desertico in “Happy Face” e chiusura affidata a “Eye Of The Beholder”, ennesimo equilibrio sottile fra tutte le parti in causa, ennesimo sigillo per questo “Victorious”.

La qualità e l’orecchiabilità ci sono, non si stravolge niente e il divertimento è assicurato. A questo punto non resta che aspettare i Wolfmother dal vivo in Italia (Alcatraz, Milano, 8 maggio) per applaudire il buon Andrew e scatenarsi al suono di queste nuove gemme e di tutto il repertorio precedente. Bel colpo. (Fabio Meschiari)

Wolfmother-Victorious-2015

Voto recensore
7
Etichetta: Universal

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Love that You Give 02. Victorious 03. Baroness 04. Pretty Peggy 05. City Lights 06. The Simple Life 07. Best of a Bad Situation 08. Gypsy Caravan 09. Happy Face 10. Eye of the Beholder
Sito Web: http://www.wolfmother.com/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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