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Wolfmother: “Eye Of The Beholder” – Intervista a Andrew Stockdale

In occasione del nuovo “Victorious” abbiamo raggiunto in esclusiva Andrew Stockdale per porgli qualche domanda su cosa bolle in pentola in casa Wolfmother, sul nuovo album e sulle canzoni che al primo ascolto sembrano le più importanti di questa nuova opera.

Ciao Andrew! Come stai? Innanzitutto complimenti per il nuovo disco!

Tutto bene, grazie! E’ un piacere parlare con voi! Grazie mille, sei molto gentile.

Cosa ne pensi di questo nuovo disco dei Wolfmother?

Penso che sia una scatola che racchiude un po’ tutti gli album precedenti ma anche tutto ciò che avremmo voluto fare. Le canzoni sono in linea di massima semplici e non vedo l’ora di suonarle live, come la title track, Eye Of The Beholder ma in generale tutte…

Durante gli ultimi anni i vostri fan sono rimasti un po’ confusi, col tuo album solista “Keep Moving”, con l’album “New Crown” su etichetta indipendente ed ora con il ritorno ad una major: cosa è stato a portare i Wolfmother su questa via?

Beh, di certo ero contento di come le cose stavano andando ma volevo esprimermi totalmente come me stesso, senza essere identificato solamente con i Wolfmother. Non era sicuramente mia intenzione confondere nessuno, ma semplicemente avevo bisogno di una maggiore varietà e quindi ho intrapreso la via solista con “Keep Moving”. Con “New Crown” ho voluto sperimentare anche la nuova frontiera del mercato discografico, il digitale in modo indipendente, con molto sbattimento personale. Bene, ora ho provato e ho raggiunto la conclusione che è meglio avere qualcuno che si occupa di queste cose come pensare a qual è il prossimo singolo e tu devi solo pensare a suonare e viaggiare in aereo.

Il nuovo disco suona molto fresco e la vostra miglior prova in termine di canzoni da “Cosmic Egg”: cosa puoi dirci riguardo la scrittura dei brani e la registrazione?

Sono entrato in studio solo con la mia chitarra. Non avevo nessuna bozza, niente di scritto. Ho suonato tutto in fase di composizione, i demo sono completamente opera mia. Volevo mettere il mio vibe anche nel basso e nella batteria. E’ un disco al 100% che sento mio, sono un po’ tornato alle origini dei primi due album. Sono poi subentrati Josh (Freese) e Joey (Waronker) per la batteria quando poi ci siamo spostati a L.A. per le registrazioni dell’album con Brendan O’Brien.

I Wolfmother sono sempre stati rappresentati da te e specialmente quest’ultimo album ti ha coinvolto appieno: qual è al momento la line-up ufficiale del gruppo e quale sarà per i live?

In realtà Ian Peres è ancora parte della line-up ufficiale, è con noi dai tempi di “Cosmic Egge”, dal 2009. Il batterista che ci seguirà in tour è invece Alex Carapetis, che ha già suonato con band come Nine Inch Nails e Julian Casablancas. L’abbiamo visto suonare dal vivo in Australia e ha un suono veramente potente e preciso; un musicista formidabile. La band suona da paura.

Parliamo un po’ di qualche canzone del nuovo album, specialmente di tre canzoni che rappresentano a mio parere questo “Victorious”. La prima è la title-track, forse il pezzo più bello del CD, nella quale sembra di sentire un piccolo tributo ai Black Sabbath…

Il tutto è nato da questa chitarra che ho comprato, simile a una Gibson Flying V Explorer, che probabilmente mi ha ispirato questo riff un po’ bizzarro. E’ una canzone nata e conclusa di getto, anche se poi ho cercato di renderla il più “aliena” possibile.

Un’altra canzone interessante è “Pretty Peggy”, con quel suo mood folk-country, qualcosa di nuovo nel vostro repertorio…

In effetti volevo fare qualcosa di diverso… La canzone è dello scorso anno, composta mentre avevo in mente proprio quel sound, un po’ alla Neil Young: è stata incisa come demo proprio al primo colpo, dopodichè l’ho messa da parte. Avevamo inciso 4-5 canzoni quando mi sono detto “Perché non proporla a Brendan (O’ Brien, il produttore)? Mi sembra aperto mentalmente per una canzone non basata esclusivamente sui riff”. Beh, gli è piaciuta subito anche se non suonava Wolfmother al 100% e ha detto, spiazzandomi un po’ se devo essere sincero, che dovevamo assolutamente includerla in “Victorious”.

L’ultima canzone della quale vorrei parlare è “Eye Of The Beholder”: sembra rappresenti l’aspetto più live del disco…

E’ una canzone che mi ha impegnato forse più delle altre dal punto di vista strumentale, nonostante la sua semplicità, soprattutto nelle parti di basso. E’ una delle mie preferite…

In maggio tornerete in Italia per uno show del vostro tour da headliner (8 maggio all’Alcatraz di Milano): cosa ci dobbiamo aspettare?

Di sicuro suoneremo principalmente il nuovo disco ma non disdegneremo i pezzi vecchi: energia, sudore, rock ‘n’ roll! Aspettatevi questo! Difficile da descrivere ma semplice… Una performance alla quale assistere. Heavy, Jazzy, Groovy Rock alla massima potenza ed energia. Sicuramente un concerto unico nel suo genere.

Due parole sull’artwork di “Victorious”: questi colori molto vividi… Da dove è nata l’idea?

Volevamo proporre l’immagine del lupo, mutuata ovviamente dal nome della band. Ma volevamo che avesse una qualità assoluta, iper-reale ma mutuata dagli anni ’70: questo lupo che viene fuori, questi colori un po’ retrò ma anche moderni in una grafica semplice.

Hai lavorato con Slash in passato, sul ssuo album solista: cosa ne pensi della reunion dei Guns ‘n’ Roses?

Penso sia grandioso! Sono felice che possano tornare sul palco e far divertire un sacco di gente! Sono eccitato anche io.

Grazie mille Andrew! E’ stato un piacere.

Grazie a voi! Fan italiani, non vedo l’ora di tornare da voi e… Buon 2016!

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