Nine Inch Nails – Recensione: With Teeth

Con i denti. Ma con mordente?

Sei anni di attesa sono tanti per qualunque band e comportano sempre alte aspettative, soprattutto se ti chiami Trent Reznor, sei annoverato tra i padrini dell’industrial rock e non hai mai sbagliato un disco: aspettative che, in questo caso, ricadono sulla nuova fatica dei Nine Inch Nails, ‘With Teeth’ e che vengono purtroppo disattese. O almeno, in parte.

Il discorso riprende da dove l’avevamo lasciato: un’evoluzione, o meglio, prosecuzione del monumentale (forse troppo…) ‘The Fragile’ che va però, inaspettamente, ad ibridarsi in alcuni riusciti episodi, non a caso scelti come singoli,con le sonorità synth-pop ottantiane di ‘Pretty Hate Machine’ (è il caso di ‘The Hand That Feeds’ e ‘Only’). Pochi, forse prevedibilmente, i richiami a ‘The Downward Spiral’, che si concretizzano tra l’altro in alcuni dei passaggi meno riusciti dell’album, rasoiate di violenza come ‘You Know What You Are?’ e ‘The Collector’ che paiono però girare un po’ a vuoto.

Non mancano in ogni caso momenti, concentrati soprattutto nell’apertura e nel finale, in cui riaffiora tutta la classe di Reznor e che valgono alla fine il prezzo del biglietto: basti pensare all’eccellente crescendo dell’opener ‘All The Love In The World’, all’andatura nervosa e spiazzante dell’atipica title-track, ai contorni sfumati ed ipnotici di ‘Beside You In Time’ o allo struggente intimismo di ‘Right Where It Belongs’.

‘With Teeth’ è alla fine anch’esso un disco fragile, ma più nei fatti che negli intenti, alternanza di alti e bassi che ha però il difetto di non stupire più come una volta, salvo sporadiche eccezioni, che aggiunge ben poco nel contesto della costante evoluzione dei Nine Inch Nails e che finisce quasi per suonare tremendamente come un disco di mestiere: il risultato è comunque buono, ma è proprio quello che attendevamo dopo sei anni?

Roberto Lato

Trent Reznor e la sua one-man band a cavallo tra industrial e rock hanno cambiato la storia della musica con soli tre album, e in questa esemplare discografia – un manifesto contro lo sproloquio – With Teeth non offre alcuna novità di rilievo o ispirazione originale all’inconfondibile stile NIN. A cinque anni dal capolavoro The Fragile – e considerato il calibro di Reznor nell’economia del rock contemporaneo – il disco rischia di suonare poco convincente o addirittura deludente. D’altro canto,With Teeth è il lavoro di un artista comunque superiore alla media, geneticamente incapace di confezionare un lavoro poco riuscito. In contrasto con il kitsch e la banalità imperanti, per gusto compositivo, qualità del suono e tecniche, l’album è da acquisto a scatola chiusa, persino se il “genere” non rientra nelle preferenze personali. Né è del tutto giusto parlare semplicemente di “more of the same”: lavoro di maturità artistica e bilanciata inquietudine, di amarezza reinvestita creativamente, With Teeth suona come se Reznor ritornasse alla prediletta forma-canzone, discostandosi dalla inquieta centrifuga sonica di certi asteroidi di The Fragile, mantenendone la lezione musicale e optando al contempo per piccole, ma evidenti novità nella produzione. Decisamente attento alla melodia, pur elegante e mai stucchevole, Reznor suona anche molto più pop, seducendo e rapendo l’ascoltatore con melodie e crescendo trascinanti quanto furtivi. Accusare l’album di essere troppo “commerciale” sarebbe ridicolo, anche se è indubbio che pur non mancando un paio di divertissement sulle tipiche e furiose marce industriali (‘You know what you are’, ‘The Collector’), più spesso Reznor appare concentrato sulla creazione di refrain pop, che sotto linee principali catchy nascondono composizioni ricercate (l’emozionante ‘All the love in the world’, con un Moby-tributo, le trascinanti ‘The Hand that feeds’ e ‘Every day is exactly the same’, ancora ‘You know what you are’). Reznor gioca di più anche con le voci, varia range e stili, produce citazioni retrò o squisitamente pop, aperture insolitamente mainstream e mutuate dal rock e pop elettronico, dalla dance o dal drum ‘n bass, rileggendo con personalità propria. E’ quanto avviene con Only, un tuffo-eighties che acquista suono-NIN sul finale: curioso omaggio, da chi alla fine degli ottanta ha fatto molto di più per distinguervisi che non per calcarne il solco.

A dominare in With Teeth resta però un’inquietudine di fondo, sepolta sotto un cinico distacco (Only, Sunspots, The line begin to blur, ‘Every day is exactly the same’, ‘Beside you in time’), e che esplode nella finale, toccante ‘Right where it belongs’.

L’appunto che si può fare è, a voler essere esigenti, di natura artistica: Reznor esprime nuovamente la sua poetica di risentimenti, incomprensioni, senso di incombenza per un pessimismo inevitabile di contro a ogni illusione, ma oggi questo stato di animo rischia di suonare seriale o ingiustificato, o quantomeno di tradire un certo isterilimento. In The Fragile angoscia e rabbia si ripercuotevano sul lavoro musicale distorcendolo, dilatandolo, complicandolo in due dischi-costellazioni di macerie sonore, ma in With Teeth il lavoro è troppo scorrevole per accordarvisi.

A giudicare da liriche a volte esplicite (No-one’s heard a single word i said / they don’t sound as good inside my head / i’ve become a million miles away), Reznor soffre il suo vizio di isolamento e incomunicabilità col pubblico, disprezzando epigoni ed ex protetti ormai affermatisi con stili, ambizioni e successi propri, ormai decisamente diversi dai NIN. Sotto lo strato di cinismo e indifferenza si cela forse un tentativo di apparire più mainstream o superare l’empasse di un estremismo sonoro ormai lontana dal suono dei NIN. Reznor, per fortuna, non si piange addosso, non recita il ruolo dell’artista incompreso. Al contrario, esorcizza il demone dell’anonimato e del fraintendimento (I’m getting smaller and smaller / and smaller / and I got nothing to say / I’m afraid i’m starting to fade away).

Vero è che Reznor sembra fuori da questo mondo, cosa da rimproverare a chi ha talento. Ci sono artisti capaci di interpretare e contestare il presente in maniera artisticamente estrema, radicale, carica di visione personale con un decimo delle capacità del mentore dei NIN, mentre l’immenso arsenale di Reznor continua a implodere dentro a se stesso. Che queste siano o meno le intenzioni reali, With Teeth non è certo una rivoluzione: ma rimane un prodotto dalla come sempre esorbitante fattura.

Marco Benoit Carbone

Voto recensore
7
Etichetta: Nothing/Interscope

Anno: 2005

Tracklist: 01.All The Love In The World
02.You Know What You Are?
03.The Collector
04.The Hand That Feeds
05.Love Is Not Enough
06.Every Day Is Exactly The Same
07.With Teeth
08.Only
09.Getting Smaller
10.Sunspots
11.The Line Begins To Blur
12.Beside You In Time
13.Right Where It Belongs
14.Home

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