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Witchunters – Recensione: Time Is Running

Tra le band heavy metal di più lungo corso, nel panorama musicale italiano e non solo, possono certamente essere annoverati anche i modenesi Witchunters, fondati nel 1982 dalle ceneri dei RANDOMS (ex Nightriders). Inizialmente dediti alla composizione di brani in italiano ed all’esecuzione di cover hard rock in sede live, la band decise poco più tardi di cominciare a scrivere pezzi in inglese, presentando il primo demo nel 1986 e debuttando con il full-lenght “…and it’s storming outside” quasi dieci anni dopo. Pubblicato da Underground Symphony ed accreditato come il primo CD europeo ad uscire in un doppio formato – standard e per collezionisti – il disco diede l’occasione ai Witchunters di farsi conoscere suonando dal vivo e partecipando a numerose compilation, ma non salvò la formazione italiana da un periodo di inattività che la coinvolse dal 2001 al 2009. La composizione di “Time Is Running”, album che di fatto rappresenta solo il secondo lavoro dei rocker emiliani, comincia nel 2021 e sfocia oggi in un ritorno pubblicato dalla stessa etichetta piemontese che battezzò il loro debutto trent’anni fa. Suddiviso in otto capitoli, per un totale che eccede di poco i trentacinque minuti, l’hard n’ heavy melodico proposto dai nostri connazionali si rifà ai classici di matrice tedesca, con una miscela di mid-tempo ben assestati, cori ed assoli che regala più di una soddisfazione. In particolare, l’abilità del quartetto fronteggiato da Marcello Monti è quella di coltivare ogni singolo spunto per farlo confluire in un insieme che, già a partire dall’apertura di “Forever Young”, funziona grintoso e senza intoppi.

Time Is Running

E’ vero che il riffing conservativo di Miguel Ramirez non possiede nulla di innovativo, e niente in grado di conquistare alla prima battuta, ma è nell’affiatamento, nell’organizzazione generale e nel crescendo che l’insieme risulta convincente: “Time Is Running” esibisce infatti una freschezza, una leggerezza (“Motorcycle Driver”) ed un piglio sorprendenti per una band che ci ha provato per così tanto tempo, sostenuti da una competenza tecnica e un’esecuzione granitica – come nel caso della traccia che dà il titolo all’album – in grado di rendere il tutto ancora più scorrevole, fluido e convincente. Una nota di merito va all’autorevolezza ed alla personalità del cantante, grazie ad una presentazione graffiante ma allo stesso tempo in grado di virare verso un’interpretazione più melodica in occasione dei ritornelli: questo a testimonianza di una duttilità, e se vogliamo anche di una malizia, che ci si aspetterebbe da una formazione che se da un lato è rimasta certamente sottotraccia (come i suoi centocinquanta fan su Facebook sembrerebbero dimostrare), dall’altro ha accumulato sufficiente esperienza dal vivo – anche in territorio internazionale – per poter dire finalmente la sua. Ulteriore fattore di merito è la possibilità di smarcarsi qua e là dai modelli per proporre soluzioni melodiche che profumano di metal mediterraneo (“Allways”), solide e ben confezionate, sempre ispirate a quell’approccio tra il maturo ed il malinconico che mi ha ricordato l’ottimo e concettualmente analogo “Time Is Waiting For No One” degli ungheresi H.A.R.D. (2010).

Quello che non ci si deve aspettare dai Witchunters è però il guizzo, l’estemporaneità o la volontà – almeno per ora – di abbandonare quello stile cristallizzato nel tempo e nei confronti del quale i nostri mostrano affezione e gratitudine sincere (“Words” e “I Will Burn” non sono un finale scoppiettante, in effetti): in questo nuovo lavoro la bontà della formula viene amata e ribadita con un’insistenza che potrebbe assumere le forme poco invitanti della ripetitività e nonostante una durata relativamente breve (“All You Can Feel” presenta però un bel basso), ma si tratta tutto considerato di un atteggiamento comprensibilmente prudente, e quasi dovuto per una realtà resiliente che ha conosciuto periodi di inattività che avrebbero fatto desistere ed arrendere molti altri. Presentato dalla bella copertina realizzata da Gianluca “Jahn Vision Art” Carlini, “Time Is Running” è un ritorno misurato e consapevole, che unisce all’esperienza data dagli anni una voglia di fare rock che, nonostante il passare del tempo, non accenna a diminuire. Meno rifiniti di quanto proposto da formazioni che sono rimaste in attività (penso ai piemontesi Bad Bones) e meno esuberanti di altre nuove proposte emiliane (vedi l’ottimo debutto dei Cambio Radicale), i Witchunters ci regalano un ritorno pieno di energia e di cuore, con uno sguardo rivolto più al passato che al futuro ma capace di conquistare e divertire come fosse, dopo che tanta acqua e tanta vita sono passate sotto i ponti, ancora una volta la prima volta.

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