Octavia Sperati – Recensione: Winter Enclosure

La Norvegia continua a confermarsi come una incredibilemente prolifica fucina di nuovi talenti, e le Octavia Sperati, qui al debutto, non fanno eccezione: un quintetto tutto al femminile proveniente da Bergen che, dopo la consueta trafila nell’underground locale, si presenta con un’opera prima decisamente da non sottovalutare.

‘Winter Enclosure’ si muove su territori idealmente vicini ai conterranei The 3rd And The Mortal, in particolar modo quelli con Kari, rivisti però in un contesto più dinamico in alcuni passaggi, e ai The Gathering (soprattutto dal punto di vista vocale, Anneke sembra davvero dietro l’angolo), ma non mancano influenze più "doomy" (Black Sabbath e Candlemass chiamati in causa, si veda ‘Below Zero’) e, perchè no, anche momenti tra rock e pop, che possono ricordare la carriera solista della succitata Kari o anche Tori Amos, come in ‘Hymn’, ‘The Future Is’ o ‘Without Air (Before)’.

Le influenze sono sicuramente evidenti e dichiarate, ma il tutto viene rielaborato sapientemente e con classe, permettendo alle cinque di staccarsi dalla massa di epigoni e di dire in qualche modo la loro, in più di un episodio anche in modo consistente.

Un punto di partenza dalle indubbie potenzialità che potrebbe portare a traguardi ancora più prestigiosi in futuro: tenetele d’occhio.

Voto recensore
7
Etichetta: Candleligh/Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist: 01.Intro
02.Lifelines Of Depths
03.Soundless
04.Icebound
05.Hymn
06.Hunting Eye
07.Future Is
08.Below Zero
09.Wasted On The Living
10.Without Air (Before)
11.Without Air (After)

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