Tiamat – Recensione: Wildhoney

Il periodo di illimitato ‘contagio’ tra generi musicali manifestatosi nei primi nineties coinvolge anche i Tiamat che anzi, da par loro, avevano costituito sin dai primi vagiti e con assoluta certezza una delle spinte propulsive per far sì che tale fermento si manifestasse, soprattutto con il predecessore a nome ‘Clouds’.

Quest’ultimo infatti si scostava in maniera ben definita dalle varie uscite svelando una classe e una grazia non comune, facendo trasalire sin quasi all’apogeo il nome dell’ensemble, nato dall’interessamento dei protagonisti per i miti e le leggende dell’antica stirpe sumera.

Con ‘Wildhoney‘ la band di Johan Edlund e Johnny Hagel, che fuoriuscì subito dopo il tour del presente album per accasarsi prima nei Sundown ed attualmente nei Lithium, disloca ulteriormente l’attenzione sulle atmosfere e sul carezzare con eleganza le corde emozionali, facendo storcere la bocca a più di un purista e allo stesso tempo attirando i riflettori su questa sfumata entità che, in maniera assolutamente inverosimile per l’epoca, destò un enorme interesse persino da artisti e comuni ascoltatori che niente avevano mai avuto a che spartire con la musica heavy.

Rimembranze lontane ci suggeriscono che, alla fine di quell’anno, giunsero alle sommità di molte poll annuali, concernenti i migliori dischi della stagione di svariate riviste persino di psichedelia, riscuotendo un discreto successo commerciale che, rapportato al genere proposto e all’etichetta licenziante, fu da considerarsi straordinario.

La stasi e la tranquillità di un ombroso bosco rigoglioso ci accolgono e conducono per il trip-spirituale che stiamo per affrontare confluendo in ‘Whatever That Hurts‘ che tra tribalismi, sognanti break acustici , esplosioni di growl e chitarre vigorose ci trascina in un vortice emozionale dal quale non sapremo mai più uscire…

Il trip continua più maestoso che mai con la magnifica ‘The Ar‘, a mio modo di vedere una delle più fulgide espressioni musicali moderne. In primo piano le tastiere visionarie, suonate per l’occasione da Waldemar Sorychta, anche produttore, in commistione a leggiadre voci femminili ed a quelle drammatiche e ruvide di Jhohan, avvalendosi di un crescendo favoloso e del mood generale che me l’ha fatta accostare più di una volta a ‘On The Turning Away’ dei Pink Floyd.

Senza soluzione di continuità: questo è il tema principale di ‘Wildhoney’, così l’intermezzo industrialoide ed insieme spirituale di ‘25th Floor‘ si concatena con la tenue ‘Gaia’, ispirata dai moderati, ma sempre perentori ed aggressivi vocalizzi di Edlund e dominata in maniera incontrastata da keyboard che planano verso territori davvero magniloquenti. Una semi-ballad veramente suggestiva che si staglia nella ben più dispotica ‘Visionaire’, ultimo episodio heavy dell’opera: simply pure high class gothic-doom.

Kaleidoscope‘ ci trascina turbinosamente nelle spirali dell’ultima porzione del disco dedicata al vaneggiamento con la delicata e romantica ballad ‘Do You Dream Of Me?‘ che reca verso sè un certo fascino orientale, mostrando altresì un finale scatto tribale con stordenti acustiche spagnoleggianti che riportano direttamente nella dimensione onirica…

Il viaggio siderale continua con l’interludio donato da ‘Planets‘ dove l’equilibrio degli astri sembra combaciare alla perfezione e dall’ultima gemma ‘A Pocket Size Sun’, devoto e commuovente omaggio all’arte pink-floydiana, che si conclude con una jam d’altri tempi.

Allo sfumare dell’eco dell’ultima nota e, quindi, dell’ultima tappa della vera e propria esplorazione intrapresa in tale spazio immaginifico, si affaccia una terribile sensazione di vuoto la quale fa compromettere da agenti estrinseci la miscela principalmente costituita da ossigeno ed azoto che ci permette la respirazione…

Tanto da spingere a predisporsi per un nuovo, avvincente viaggio-ascolto nelle concavità immateriali più arcane e labirintiche di ‘Wildhoney’…

Etichetta: Century Media

Anno: 1994

Tracklist: 01. Wildhoney
02. Whatever That Hurts
03. The Ar
04. 25th Floor
05. Gaia
06. Visionaire
07. Kaleidoscope
08. Do You Dream Of Me?
09. Planets
10. A Pocket Size Sun

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