Wig Wam – Recensione: Out Of The Dark

Parafrasando il personaggio di Walter Sobchak ne “Il Grande Lebowski” (1998), la bellezza di questa storia sta nella sua semplicità: band norvegese formata nel 2001 ed autrice fino a ieri di cinque album – tra i quali il fenomenale “Non Stop Rock’n Roll” – i Wig Wam hanno poi imboccato una parabola discendente che li ha portati vicini al punto del definitivo scioglimento. Se non fosse che James Gunn, creatore e regista della serie americana di HBO Max “Peacemaker”, ha deciso che la loro “Do You Wanna Taste It” sarebbe stata perfetta per accompagnare la sigla di apertura dello show, facendo dell’intera sequenza un video virale e della band capitanata da Åge Sten Nilsen un successo di dimensioni planetarie che non accenna a spegnersi. Che la carriera dei Wig Wam meritasse di più era comunque già evidente: con cinque album all’attivo, una partecipazione all’Eurovision Song Contest ed una personalità istrionica al comando come quella dello stesso Sten Nilsen (che è anche presentatore televisivo, produttore, compositore ed artista di teatro), sono probabilmente in tanti a ritenere che, al di là delle fortune americane, al quartetto sia stata solo restituita una parte del successo che i loro talenti già avrebbero legittimato prima ed altrove. Alla luce dell’attuale popolarità, la pubblicazione del nuovissimo “Out In The Dark” da parte di Frontiers suona come un perfetto allineamento delle stelle: l’interesse per questo nuovo lavoro è infatti elevato, anche perché offre la possibilità di tastare il polso ad una band che, dal punto di vista dei cambiamenti e delle emozioni, ne deve aver recentemente passate di tutti i colori.

E sono proprio i colori a definire questo sesto lavoro in studio, che conferma la capacità dei Wig Wam di cambiare toni e registri con leggerezza, divertendo ma senza che l’ascolto diventi stucchevole: nella title-track ci sono ad esempio ritmiche taglienti, un assolo di matrice heavy ed una componente oscura nei cori, quasi a testimoniare che – nonostante l’improvviso successo televisivo – i nostri non hanno alcuna intenzione di svendersi né rinunciare alla loro anima nordica. Rispetto ad altro hard rock di pur decoroso consumo, quello dei Wig Wam rimane più evocativo e stratificato (“Forevermore”), abile nel dilatarsi quando necessario senza perdere mordente (“High N Dry”) e sempre in grado di esaltare la dote comunicativa del suo cantante: raramente la sua voce si presta a brani insapori – ricordo ancora l’ottimo “Shanghaied” del 2015, realizzato con il suo progetto Ammunition – e certamente anche le canzoni contenute in “Out Of The Dark” contribuiranno a rafforzarne ulteriormente la credibilità artistica ed il seguito. Se c’è un aspetto di questo nuovo lavoro che colpisce positivamente, questa è la relativa mancanza di fretta, di urgenza, di voglia di battere il ferro finchè il caldo: al contrario, molti sono i punti nei quali è l’introspezione a prendere il sopravvento, come nella strumentale “79”, quasi che la formazione norvegese avesse approfittato dell’improvviso successo planetario per farsi domande (“The Purpose”), scavare nel profondo e compiere un ulteriore passo nel cammino della propria ricerca e consapevolezza artistica. In questo atteggiamento, che fa di “Out Of The Dark” un disco non del tutto esente da giri a vuoto e riempitivi (“Ghosting You” e la conclusiva “Sailor And The Desert Sun”) ma senz’altro meno facile e meno comodo di quanto mi sarei aspettato, sopravvive tenacemente la grandezza di una realtà matura che sa divertire (“Bad Luck Chuck”), pestare (“God By Your Side”) e trascinare con intelligenza (“The American Dream”), potendo contare su un rodaggio lungo oltre vent’anni e su quella pellaccia che solamente gli alti e bassi della vita induriscono con tanta efficacia.

Out Of The Dark”, che nel titolo e nelle atmosfere mi ha banalmente ricordato anche “Start From The Dark” degli Europe (2004), è un buon album pieno di buone intenzioni e di buone canzoni, una definizione che potrebbe apparire tiepida se non si tenesse conto delle circostanze straordinarie nelle quali è stato realizzato e che non ne hanno compromesso la qualità, la tenuta, il ritmo nonostante il denaro e le distrazioni. E’ vero che lo si apprezza ancora di più se ne si conosce la storia, e che la resurrezione alla Anvil non può non intenerire, ma anche senza le premesse hollywoodiane queste undici tracce rappresentano lo stato dell’arte del rock melodico scandinavo e testimoniano lo stato di forma di una band che, così come i supereroi DC di Peacemaker, non ha evidentemente mai smesso di crederci.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Out Of The Dark 02. High N Dry 03. Forevermore 04. Bad Luck Chuck 05. Uppercut Shazam 06. Ghosting You 07. The Purpose 08. The American Dream 09. 79 10. God By Your Side 11. Sailor And The Desert Sun
Sito Web: facebook.com/wigwam.official

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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