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Wig Wam – Recensione: Never Say Die

Never Say Die” è il nuovo album in studio dei norvegesi Wig Wam e anche un gradito ritorno, considerando che l’ultimo lavoro, “Wall Street”, è datato 2012. La band, due anni dopo l’uscita di questo disco, ha deciso di mettere in naftalina il gruppo, permettendo ai musicisti coinvolti di perseguire altre direzioni. Il cantante si è dedicato alla sua carriera solista ottenendo un discreto successo, oltre a far parte della glam band Ammunition, mentre Bernt Jansen e Trond Holter hanno realizzato due album sotto il monicker di quest’ultimo. Fortunatamente, in occasione di alcuni live, nel 2019 i Wig Wam  si sono riformati facendo scattare di nuovo la scintilla tra loro e portandoli alla realizzazione di questo nuovo platter.

Le dodici composizioni presenti in “Never Say Die” racchiudono quanto di meglio i nostri sono capaci di fare, brani assolutamente orecchiabili, dal grandissimo senso melodico e un’inarrestabile energia che diventa contagiosa ed aumenta ad ogni ascolto. Va detto che il punto di forza si trova sulle tracce più tirate e grintose, dotate di una marcia in più come nella potente e  anthemica titletrack o nella trascinante “Hypnotized”, dal chorus irresistibilmente ruffiano e altamente memorizzabile.

Altro pezzo da novanta la beffarda e conturbante “Shadows Of Eternity”, che mette in evidenza la versatilità vocale del bravo Nilsen e non da meno il secondo singolo, la cadenzata e fiammeggiante “Kilimanjaro”, brano dall’enorme potenziale radiofonico. Si rimane su altissimi livelli con la viziosa “Where Does It Hurt”, in cui la parola d’ordine è divertimento all’ennesima potenza e “Dirty Little Secrets”, che sprigiona una cascata di note cariche di energia elettrica, mentre più convenzionale risulta la ballata dolciastra “My Kaleidoscope Ark” a cui segue “Call Of The Wild”, incisiva e coinvolgente grazie alle debordanti parti vocali e all’ottimo e preciso lavoro della sezione ritmica, potente al punto giusto.

L’intensa e strumentale “Northbound”  ci conduce alla parte finale di questo lavoro, con “Hard Love” dal refrain a più voci e ultra melodico e all’altra lunga ballata, “Silver Lining”, caratterizzata da un pregevole e vulcanico solo di chitarra posto nella parte finale. Ai Wig Wam questo periodo di stop ha decisamente fatto bene, in quanto sono ritornati più convinti e carichi di prima, con un approccio alla scrittura più maturo senza tralasciare la giusta dose di fun e intrattenimento che da sempre li ha contraddistinti. Non resta altro che alzare lo stereo al massimo sperando quanto prima di poter gustare queste dodici tracce anche in sede live.

 

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