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Wicked Asylum – Recensione: Kintsugi

Nate musicalmente a Como nel 2009 e lasciata ormai alle spalle la pubblicazione del loro primo album (“Out Of The Mist” è del 2020), è tempo per le Wicked Asylum di tornare a solleticare gli amanti delle sonorità heavy / NWOBHM / alternative con l’uscita di “Kintsugi”, lavoro ispirato all’arte giapponese di ricomporre con l’oro le cose rotte e realizzato presso i Twilight Studio di Senago sotto la sapiente guida di Davide Tavecchia, fonico e produttore musicale con oltre vent’anni di esperienza. “Kintsugi” rappresenta un progetto nel quale le cinque musiciste lombarde hanno evidentemente riposto passione ed impegno: la sua natura di “viaggio all’interno della desolazione della mente umana, della forza di reagire e dell’importanza dei rapporti umani (…), una sfida contro sé stessi e un grido disperato contro la solitudine del dolore” ne fa un disco pieno di contenuti in grado di comunicare una rara sostanza ancor prima di cominciare gli ascolti. Realizzato anche grazie ad una campagna di crowdfunding, il disco della band fronteggiata da Veronica “Banshee” Ferrucci offre una durata generosa (cinquantatre minuti) e si apre con una title-track che unisce passaggi più lenti con altri più veloci e sincopati in un quadro molto interessante, che a definirlo prog non gli si farebbe nemmeno un dispetto.

Wicked Asylum - Kintsugi (Official Music Video)

Quella delle Wicked Asylum è un’interpretazione del metal che rifugge con forza ogni genere di banalità, e la ricerca di uno stile proprio è tanto evidente quanto apprezzabile, anche in virtù di un risultato sonoro davvero gradevole. La mancanza di cori avvolgenti, che forse avrebbero potuto donare un richiamo ancora maggiore alla melodia colta della prima traccia, suona però come una scelta voluta per costringere, o semplicemente invitare, l’ascoltatore a cogliere l’essenza del brano, a concentrarsi sul suo testo ed abbandonarsi alle sue atmosfere, un proponimento che – per una band al secondo disco – merita una lode convinta per la forza e la maturità con le quali è stato tradotto in musica. Basta addentrarsi tra le spire di “Crystallised” per rendersi conto che in “Kintsugi” niente è come sembra, perché questa band sembra assolutamente allergica ad ogni genere di ingabbiamento o etichettatura: anche il secondo brano si compone di una successione di momenti, alcuni più melodici ed altri nei quali prevale l’impatto nudo della componente ritmica, che estendono i confini di questo album fino ai limiti dello sperimentale.

La meticolosa decostruzione alla Dexter alla quale tutti i brani sono sottoposti è peraltro perfettamente coerente con il concept alla base dell’intero progetto, ed il suo stesso titolo: ogni traccia comunica un senso di rottura e di temporanea disperazione, con le ritmiche che sembrano guidare quel procedimento di ricostruzione degli oggetti – e delle vite – che rende sia primi che le seconde più forti ed uniche. Le Wicked Asylum non raccontano tutto questo affidandosi (unicamente) alle parole: i pezzi sembrano schizzare impazziti ed al rallentatore tra le note di “Lacerate” (che anche il titolo, voglio dire) e basta alzare un poco il volume per apprezzare anche una produzione capace di tenere tutto sotto controllo e le cinque comasche sui binari che le condurranno in porto alla fine di ogni episodio.

Tra gli elementi utilizzati con sensibilità per non allontanare né allontanarsi dalla strada maestra c’è sicuramente il ricorso alla melodia, che in alcuni episodi appare più presente ed incisivo: è il caso ad esempio del coro di “Mistress Of Dread”, dell’immediatezza struggente di “Drown” o della efficace componente gotica di “Weaker Than Thee”, spunti che si avrebbe voglia di definire semplicemente belli, senza ricorrere ad aggettivi più ricercati,  proprio per dire che “Kintsugi” sa essere non solo intelligente ed imprevedibile ma anche, quando serve, semplicemente godibile da ascoltare senza mai tradire la propria natura. “Kintsugi” è uno di quegli album amici dei recensori, perché dopo aver ascoltato quattro canzoni sei già in grado di riempire di inchiostro (virtuale) un foglio (virtuale) senza il minimo sforzo, perché in ogni momento il disco ti offre qualcosa di interessante da appuntare e segnalare. Pesante nelle atmosfere ma rapido nel cambiare registro ogni volta che serve, suonato con grande autorevolezza (“Walk Away” è una piccola opera) e coerente dal primo all’ultimo minuto, il nuovo disco delle Wicked Asylum non è solamente un ottimo esempio di metal “al femminile”, una definizione che gli starebbe stretta ed offenderebbe prima di tutto l’intelligenza del suo incauto autore. La personalità, l’orgoglio e l’implacabile densità di questo lavoro gli donano una vita propria che arriva diritta al senso della musica, un’anima heavy che gli permette di andare sempre a testa alta ed una qualità generale che rende terribilmente noiosa ogni altra forma di commento o considerazione.

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