West Bruce And Laing – Recensione: Why Dontcha (Reissue)

Ristampato in versione remastered già qualche anno fa dalla Repertoire, questo notevole debutto del trio West, Bruce & Laing è una di quelle gemme impossibili da ignorare per gli amanti del classic rock dalle tinte hard. La presenza infatti di due elementi dei mastodontici Mountain, più il genio di un grande come Jack Bruce aveva portato alla realizzazione di uno di quei blend senza macchia che solo l’ignoranza (in senso letterale) del possibile acquirente può spingere a lasciare sugli scaffali.

Lo stile non si discosta da quello che ci si potesse immaginare già sulla carta: tanto rock, spruzzate hard e tinteggiature di blues per una serie di song che racchiudono l’essenza di quegli anni ( il disco è uscito originariamente nel 1972).

La scaletta non presenta momenti di calo, ma se siete amanti del suono hard dei primi seventies non c’è modo di trascurare l’impatto procurato dalla title track e dal riff crudo di “Love Is Worth The Blues”. Più curate nell’arrangiamento e raffinate sono invece “Out In To The Fields” e la conclusiva “Pollution Woman”, ma non mancano brani diretti e più rockeggianti come “The Doctor”, “Pleasure” e “Shake Ma Thing”, sempre ben sostenuti da una classe che non tutti possono vantare.

Questa versione della sempre puntuale Esoteric presenta una nuova efficace remasterizzazione e un bel libretto con foto e liner notes eccellenti. Che dire, pare un consiglio banale, ma, nello sfortunato caso che il disco non sia già in vostro possesso, sarebbe il caso di mettere una pezza a questa piccola vergogna.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Esoteric Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. Why Dontcha
02. Out Into The Fields
03. The Doctor
04. Turn Me Over
05. Third Degree
06. Shake Ma Thing (Rollin' Jack)
07. While You Sleep
08. Pleasure
09. Love Is Worth The Blues
10. Pollution Woman


Sito Web: http://www.cherryred.co.uk/shopexd.asp?id=3753

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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