While She Sleeps – Recensione: Self Hell

A tre anni di distanza da “Sleeps Society”, gli inglesi While She Sleeps tornano per un nuovo lavoro in studio dal titolo “Self Hell”. E, a detta di molti, si tratta di un vero e proprio “inferno”.

La band capitanata da Lawrence Taylor è apprezzata principalmente per “Brainwashed” e “You Are We”, due ottimi esempi di metalcore degli anni 2010 e a mio parere anche i migliori lavori che hanno prodotto. Quello che è successo dopo, però, è stato l’inizio di un lento peggioramento (“So What?” del 2019 conteneva ancora degli spunti interessanti), che è culminato nella pubblicazione di “Self Hell”: un album poco ispirato e che non ha molto da offrire né a livello musicale né a livello testuale, salvo alcune piccole eccezioni. Oramai è chiaro che la maggior parte delle band metalcore, vedasi in primis Bring Me The Horizon ed Architects, abbia deciso di abbracciare sonorità elettroniche e pop, abbandonando lentamente i loro suoni originali, e lo stesso hanno fatto anche gli While She Sleeps, in questo caso però sacrificando anche la qualità e l’originalità. Nonostante sia sempre più difficile essere originali in un panorama così saturo, quando si cade nell’imitazione di altre band si rischia di fare più danni che altro. Infatti, in “Self Hell” troviamo più i Linkin Park che gli While She Sleeps, in particolare in brani come “Leave Me Alone”, “Dopesick” ed “Enemy Mentality”. Nonostante ciò, ad esempio “Leave Me Alone” è comunque piacevole all’ascolto, mentre “Enemy Mentality” è stata apprezzata soprattutto per le sonorità un po’ tribali e nu metal, anche se non brilla per originalità. 

Purtroppo anche la title track risulta essere una delusione (in questo caso le influenze sono riconducibili ai Limp Bizkit) e la traccia risulta nel complesso confusionaria e senza coerenza. Ma probabilmente quello che ho apprezzato di meno dell’intero album è la performance vocale di Lawrence, in questo album decisamente sottotono e poco interessante. Altrettanto deludenti sono i testi delle canzoni, prendiamo per esempio la frase “I’m dancing on the edge/Punching at the doorbell”, si poteva fare di meglio! Mi sento, però, di salvare “To The Flowers”, che è probabilmente l’apice del disco anche grazie al lavoro alla chitarra di Sean Long, così come “Rainbows”, che a detta di molti poteva essere un singolo, nonostante le influenze marcate di band come gli Slipknot, e “Down”, un brano di metalcore moderno condito da musica elettronica realizzato in collaborazione con i Malevolence. Questi tre brani innalzano la qualità dell’album, ma siamo comunque lontani dai livelli raggiunti in “Hurricane” o “Four Walls”, per fare un esempio, e non sono sufficienti a definire “Self Hell” un lavoro ben riuscito.

Un altro aspetto poco interessante del disco è la presenza di due brani strumentali, “No Feeling Is Final” e “Out Of The Blue”, che però non hanno una vera funzione all’interno dell’album e sembrano quasi dei filler, in particolare la seconda che più che una vere e propria canzone sembra essere ancora una demo. In conclusione, ritroviamo in pochissimi punti la vera essenza degli While She Sleeps, come ad esempio in “Wildfire”, e la conclusione affidata a “Radical Hatred/Radical Love” è debole, lasciandoci decisamente con l’amaro in bocca alla fine di questi 45 minuti di ascolto. Insomma, in questa occasione il quintetto di Sheffield ha fallito. Le premesse attorno a “Self Hell” sembravano interessanti, ma si sono subito rivelate infondate e abbiamo tra le mani quello che potrebbe essere senza troppi indugi il peggior album degli While She Sleeps. Non sempre la sperimentazione viene ripagata e se l’intento era quello di dar vita ad un album sullo stile di “Holy Hell” degli Architects, l’obiettivo non è stato minimamente raggiunto.

Che cosa è andato storto? Probabilmente un po’ tutto. Come dicevamo prima, la performance di Taylor è stata purtroppo di basso livello, mancano idee dal punto di vista testuale e della composizione, il disco non ha molto da dire e la maggior parte dei brani risulta essere mediocre, con qualche piccola eccezione che ci salva dal disastro totale. Lo riascolterei? Probabilmente no, o forse solo alcune tracce, ma temo che andrà presto nel dimenticatoio e forse è meglio così. In un’intervista con Kerrang, il cantante Taylor ha descritto l’album come “il culmine di ciò che abbiamo passato”. Culmine è probabilmente il termine più appropriato, se lo intendiamo come un nuovo punto di partenza su cui gettare basi più solide per il futuro degli While She Sleeps. In ogni caso, conviene tornare ad ascoltare “You Are We”, seppur con un po’ di nostalgia, e fingere che questo album non sia mai esistito.

Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Peace Of Mind 02. Leave Me Alone 03. Rainbows 04. Self Hell 05. Wildfire 06. No Feeling Is Final 07. Dopesick 08. Down 09. To The Flowers 10. Out Of The Blue 11. Enemy Mentality 12. Radical Hatred / Radical Love

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