Darkwater – Recensione: Where Stories End

Prog metal melodico di buona fattura con chitarre robuste e tastiere che cesellano arrangiamenti sinfonici e moderni al tempo stesso: questo il biglietto da visita dei Darkwater in occasione del loro secondo album, dopo il discreto “Calling The Earth To Witness” (che peraltro aveva destato sensazioni più positive).

I paragoni più lampanti che risaltano all’ascolto della band svedese sono con Vanden Plas e Circus Maximus con l’originalità lasciata troppo in disparte per le potenzialità che si percepiscono; sinceramente siamo un po’ stufi della perfezione formale e niente più, di conseguenza gradiremmo una maggior differenziazione tra i prodotti fruibili oggigiorno in campo metal. In questo senso “Where Stories End” è l’emblema di quanto appena detto, cioè l’emblema della mediocrità e della spossatezza inventiva; a nulla è servito l’ingresso di un musicista rodato come il bassista Simon Andersson proveniente dalla sua fugace avventura all’interno dei Pain Of Salvation. Melodic prog metal nell’accezione più piatta del termine.

Voto recensore
5
Etichetta: Ulterium

Anno: 2010

Tracklist:

01. Breathe

02. Why I Bleed

03. Into The Cold

04. A Fool’s Utopia

05. Queen Of The Night

06. In The Blink Of An Eye

07. Fields Of Sorrow

08. Without A Sound

09. Walls Of Deception


Sito Web: http://www.myspace.com/darkwaterofficial

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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